sabato, 20 Giugno 2026

DL Lavoro, Ceccarelli (COINA): “Paradossale tutelare tutti i lavoratori e lasciare indietro i professionisti della sanità”

«Mentre si introducono nuove garanzie per molti lavoratori, infermieri e professionisti della sanità privata e delle RSA rischiano di restare esclusi. Così diventa sempre più difficile trattenere il personale e rendere attrattive professioni già in forte sofferenza»

ROMA, 20 GIUGNO 2026 – «Non si può continuare a parlare di carenza di personale, fuga degli infermieri e difficoltà di reclutamento senza affrontare il tema della valorizzazione economica e professionale di chi lavora nella sanità».

È la posizione di Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie, dopo il via libera al Decreto Lavoro che introduce nuove tutele economiche per i lavoratori in caso di mancato rinnovo contrattuale, ma prevede una disciplina diversa per i settori che erogano prestazioni sanitarie e sociosanitarie per conto del Servizio sanitario nazionale.

UNA DISTANZA CHE CONTINUA PERICOLOSAMENTE A CRESCERE

Mentre per gran parte dei lavoratori vengono rafforzati strumenti di tutela economica legati ai rinnovi contrattuali, nella sanità privata e nelle RSA restano aperte questioni che si trascinano da anni. Una situazione che rischia di ampliare ulteriormente la distanza rispetto ad altri comparti produttivi proprio mentre il sistema sanitario denuncia una crescente difficoltà nel reperire e trattenere professionisti qualificati.

ECCO LA VERITÀ. ECCO CHI RESTA FUORI DALLA TUTELA PREVISTA DAL DL LAVORO

Il punto che sta facendo discutere riguarda l’articolo 10 del Decreto Lavoro, che introduce un meccanismo di tutela economica per i lavoratori in caso di mancato rinnovo del contratto collettivo oltre nove mesi dalla scadenza. Per la maggior parte dei comparti si tratta di una tutela automatica pensata per evitare che il ritardo dei rinnovi contrattuali ricada interamente sui dipendenti.

La sanità privata e il settore sociosanitario, invece, vengono esclusi da questo automatismo e affidati a una disciplina diversa demandata alla contrattazione. Il risultato è che proprio migliaia di professionisti che operano nelle strutture private accreditate e nelle RSA rischiano di non beneficiare della stessa garanzia prevista per altri lavoratori italiani.

È qui che nasce la contestazione: mentre si introducono strumenti di protezione per chi attende il rinnovo del contratto, uno dei comparti che convive da più tempo con rinnovi bloccati, retribuzioni ferme e crescenti difficoltà di reclutamento continua a restare in una posizione di incertezza.

IL PARADOSSO DI UNA SANITÀ SEMPRE PIÙ IN CORTO CIRCUITO

«Il paradosso è evidente», sottolinea Ceccarelli. «Da una parte si moltiplicano gli allarmi sulla carenza di infermieri e professionisti sanitari, dall’altra si continua a rinviare il confronto sulle condizioni economiche e contrattuali di chi garantisce assistenza, cure e servizi essenziali ai cittadini».

Se il sistema continua a perdere personale verso altri settori o verso l’estero, non si può ignorare il peso che stipendi, tutele e prospettive professionali hanno nelle scelte dei lavoratori.

IL “REGALO” DENUNCIATO DALLE OPPOSIZIONI

La norma è finita al centro di una dura polemica politica dopo che alcune forze di opposizione l’hanno definita un presunto «regalo» ad Antonio Angelucci, deputato della Lega e imprenditore attivo nel settore della sanità privata. Secondo i critici dell’emendamento, l’esclusione della sanità privata e del comparto sociosanitario dal meccanismo automatico di adeguamento salariale previsto per i contratti scaduti oltre nove mesi rischierebbe di favorire le strutture private scaricando sui lavoratori il peso dei ritardi nei rinnovi contrattuali.

Al di là dello scontro politico e delle accuse reciproche, la questione solleva interrogativi concreti per migliaia di infermieri e professionisti sanitari che attendono da anni il rinnovo dei propri contratti e che vedono ora affermarsi un regime diverso rispetto a quello previsto per gran parte degli altri lavoratori italiani.

CECCARELLI: «COSÌ DIVENTA DAVVERO DIFFICILE TRATTENERE I PROFESSIONISTI»

«Non si può continuare a parlare di emergenza personale e di fuga degli infermieri senza affrontare il tema della valorizzazione economica e professionale di chi lavora nella sanità», ribadisce Marco Ceccarelli.

«Se altri comparti vedono rafforzate le proprie tutele mentre nella sanità continuano a permanere situazioni aperte da anni, il rischio è quello di rendere ancora meno attrattive professioni che già oggi faticano a trovare nuove risorse. Chi garantisce servizi essenziali ai cittadini merita attenzione, riconoscimento e risposte concrete».

CCNL SANITÀ 2025-2027, NON BISOGNA LASCIARE NULLA DI INTENTATO

«Ci auguriamo che tutte le organizzazioni sindacali delle professioni sanitarie impegnate nelle trattative per il rinnovo del CCNL Sanità 2025-2027, insieme alla nostra federazione, sappiano far sentire con forza la propria voce ai tavoli negoziali», conclude Marco Ceccarelli.

«La valorizzazione economica e professionale degli infermieri, delle ostetriche, dei tecnici sanitari e di tutte le professioni sanitarie non può più essere rinviata. È il momento di lavorare con determinazione e unità d’intenti per ottenere risposte concrete. Non bisogna lasciare nulla di intentato per restituire attrattività alle professioni sanitarie, trattenere i professionisti e garantire un futuro più solido al nostro sistema sanitario».

«La vicenda conferma che il tema della valorizzazione economica delle professioni sanitarie riguarda l’intero sistema sanitario, senza distinzioni tra pubblico, privato accreditato e sociosanitario. Per questo il COINA guarda con attenzione anche alle trattative per il rinnovo del CCNL Sanità 2025-2027, auspicando che il confronto contrattuale contribuisca a rilanciare il ruolo e il riconoscimento delle professioni sanitarie in tutti i contesti assistenziali».

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