Si chiude a Roma il Congresso della medicina legale italiana. Francesco Introna (Presidente SIMLA): “Chi parla di medicina legale abbia il titolo per farlo. Le dichiarazioni immotivate rischiano di avere ripercussioni sull’opinione pubblica”
Si chiude con un appello alla corretta informazione il 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA) che si è tenuto, dal 18 al 20 giugno, al Centro Congressi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: tre giorni di lavori dedicati al futuro della disciplina e alla presentazione del Piano Strategico SIMLA 2026-2029 di fronte a oltre mille medici legali provenienti da tutta Italia. A chiudere i lavori una sessione di forte impatto, dedicata al contributo della medicina legale nella ricerca della verità, con l’analisi di alcuni casi noti alla cronaca alla presenza di alcuni nomi di prestigio delle scienze forensi nazionali – Antonina Argo, Stefano Ferracuti, Carlo Previderè e Francesco Introna – moderati dal giornalista Giuseppe Rinaldi.
Un’occasione, ha sottolineato il presidente SIMLA, il professore emerito Francesco Introna, per mostrare come si possa raccontare bene il lavoro dei medici legali e, con esso, la stessa cronaca nera: “Abbiamo visto buona scienza e buon giornalismo. Quattro colleghi che hanno condotto indagini complesse, note alla cronaca, le hanno spiegate in termini semplici e comprensibili, senza rinunciare ai risvolti tecnici che troppo spesso non vengono citati, perché nella cronaca nera è più interessante ipotizzare un colpevole che capire come si è arrivati a una diagnosi spesso difficile, innovativa e frutto di competenze diversificate”.
Da qui un appello alla corretta informazione: “In Italia abbiamo bisogno di informazione corretta e non di informazione pruriginosa, scandalistica, costruita per fare audience”, ha affermato Introna. “L’informazione scientifica può sembrare meno spettacolare, ma è necessario conoscere bene i passaggi che portano a una conclusione. Oggi in Italia abbiamo milioni di ‘liberi pensatori’ sui casi di interesse giudiziario, che spesso ne sanno poco o ne hanno una visione distorta, senza conoscere atti, fatti e fascicoli”.
Il presidente SIMLA ha lanciato un monito sul peso che le opinioni non qualificate possono avere anche sul piano giudiziario: “L’opinione libera e spesso immotivata di chi interviene nelle trasmissioni dedicate ai casi di cronaca può avere pesanti ripercussioni. Vogliamo serietà e nessuna improvvisazione: chi parla di medicina legale deve avere il titolo per farlo, senza spacciarsi per medico legale o professore universitario. Degli opinionisti e dei liberi pensatori non sappiamo che farcene, né noi né la società civile”.
Un messaggio che racchiude lo spirito dell’intero Congresso: una medicina legale autorevole, rigorosa e al servizio della verità scientifica, della giustizia e della collettività.