giovedì, 11 Giugno 2026

La transizione digitale spacca il Pharma. L’AI corre tra i grandi, frenano le PMI

Da Rimini la ricetta per rimanere competitivi: sbloccare i dati e investire sulle competenze

Rimini, 11 giugno 2026 – Con il 32% delle imprese italiane che all’inizio del 2026 ha integrato in modo strutturato soluzioni di intelligenza artificiale nei propri processi, la transizione digitale si conferma la vera leva di competitività per l’industria del Paese. In questo panorama, il comparto farmaceutico fa da apripista, ma si trova ad affrontare una profonda spaccatura tra grandi player e piccole-medie realtà. Questo uno dei temi al centro della seconda giornata del 65° Simposio Nazionale Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI), in corso al Palacongressi di Rimini fino a domani.

A evidenziare i nodi ancora da sciogliere è stato il Presidente di AFI, Giorgio Bruno, che ha delineato i limiti strutturali che frenano la piena scalabilità di queste tecnologie lungo tutta la filiera. 

“Nel passaggio da una produzione farmaceutica tradizionale a modelli sempre più guidati dall’intelligenza artificiale – ha spiegato Bruno – le aziende pharma italiane si confrontano oggi con alcuni colli di bottiglia ricorrenti, che riguardano tre dimensioni principali. Sul piano culturale, permane spesso una difficoltà nell’evolversi da modelli produttivi consolidati verso approcci realmente data-driven, che richiedono nuove competenze, una maggiore integrazione tra funzioni e una diffusa fiducia nell’uso dell’IA nei processi decisionali e produttivi. Sul piano tecnologico, la principale criticità è legata alla frammentazione dei dati e alla disomogeneità delle infrastrutture digitali, che limitano l’interoperabilità dei sistemi e quindi la piena scalabilità delle soluzioni di intelligenza artificiale lungo la filiera produttiva. Infine, sul piano finanziario, gli investimenti necessari per una digitalizzazione avanzata, un’automazione e uno sviluppo di competenze specialistiche non sono sempre sostenibili in modo uniforme, soprattutto per le realtà di minori dimensioni. Superare questi vincoli –  ha sottolineato – è condizione essenziale per rafforzare la competitività del settore e accelerare una trasformazione industriale ormai imprescindibile”. Le criticità dimensionali ed economiche evidenziate dal Presidente Bruno trovano riscontro nei dati della stessa indagine della Banca d’Italia, da cui emerge come gli investimenti in IA e competenze specialistiche rimangano fortemente polarizzati: se oltre l’80% delle grandi aziende ad alta tecnologia ha già avviato progetti di digitalizzazione avanzata, la quota scende drasticamente sotto il 25% tra le piccole e medie imprese, a causa di barriere finanziarie e della carenza di profili tecnici sul mercato.

Arrivare prima ai pazienti. Il valore strategico dell’innovazione e il suo impatto sulla salute pubblica sono stati il fulcro della lectio magistralis di Massimo Scaccabarozzi, Direttore del Think Tank “On Radar” della Fondazione Menarini. “Nella ricerca e sviluppo – ha detto il Direttore –, a partire dalla fase di discovery sino ad arrivare, attraverso gli step di non clinical research, early clinical research, late stage clinical trial e regulatory submission & approval, passando poi per il manufacturing e le good manufacturing practices (buone pratiche di fabbricazione) e, infine, per le post approval activities, la farmacovigilanza, il monitoraggio e gli studi di efficacia e sicurezza, l’obiettivo (e il contributo che l’intelligenza artificiale sta portando) è quello di ridurre i tempi e i fallimenti per arrivare prima ai pazienti. Il settore farmaceutico italiano, già leader a livello globale, ha da tempo abbracciato l’uso e il supporto che l’AI è in grado di dare dalla molecola sino alla fabbrica intelligente proprio con l’obiettivo di mantenere una leadership conquistata attraverso risorse umane straordinarie che oggi, formate adeguatamente all’uso intelligente e integrativo dell’intelligenza artificiale, possono continuare a fare la differenza nella competitività internazionale sempre più agguerrita”. Nel mondo del lavoro e della produzione, il cambiamento è già in atto: “Il percorso del ciclo di vita – ha osservato Scaccabarozzi – è un percorso complesso e le nuove tecnologie possono renderlo ancora più complesso se non adeguatamente integrate. Nuove competenze e nuovi ruoli sono fondamentali. In passato ci siamo avvalsi dei transformation officer e oggi credo dovremmo creare figure quali lo chief AI officer per gestire il passaggio e lo sviluppo adeguato di questi nuovi sistemi. Il capitale umano sarà ancor più valorizzato se saremo in grado di comprendere che l’intelligenza artificiale è uno strumento ad uso e consumo dell’intelligenza umana e l’approccio dovrà essere umanocentrico. L’Intelligenza artificiale e l’Intelligenza umana devono seguire un percorso di co-intelligence. L’AI è uno strumento straordinario ma non sarà sostitutiva, non ci dovrà guidare, siamo e saremo noi a usarla e a doverla guidare secondo il paradigma della co-intelligence, individuando tre diverse aree rappresentate dallo spazio in cui l’Intelligenza umana eccelle, dalla zona comune e dall’ambito in cui l’Intelligenza artificiale eccelle”. 

A seguire, l’attenzione si è spostata sul comparto dei farmaci equivalenti, biosimilari e medicinali a valore aggiunto, grazie al contributo di Riccardo Zagaria, Presidente di Egualia, “L’industria dei farmaci equivalenti, biosimilari e value added medicines rappresenta oggi una componente essenziale della sicurezza sanitaria europea. In un contesto segnato da crescenti tensioni geopolitiche e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, è fondamentale riconoscere il valore strategico del comparto off patent per garantire continuità delle forniture, accesso alle cure e sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. La sfida è costruire un quadro normativo e industriale che rafforzi la resilienza produttiva e l’autonomia strategica dell’Europa, valorizzando un settore che ogni giorno contribuisce alla tenuta dei sistemi sanitari e alla tutela dei pazienti”.

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