FIMMG Trentino esprime netta contrarietà all’ipotesi di riforma della medicina territoriale illustrata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci in Conferenza Stato-Regioni.
La proposta introduce forme di dipendenza per i medici di medicina generale che rischiano di trasformare il medico di famiglia – riferimento stabile per cittadini e comunità – in un professionista a ore, legato a prestazioni e strutture. Si passerebbe da un medico che conosce la persona a un medico che eroga prestazioni, come in un call center sanitario.
Nel metodo, nessun confronto è avvenuto con le organizzazioni della categoria, né a livello nazionale né locale.
Il passaggio dalla contrattazione collettiva a quella individuale rappresenta una deriva che dovrebbe preoccupare tutte le organizzazioni sindacali.
In Trentino, proprio grazie alla contrattazione, negli ultimi anni si sono costruiti risultati concreti:
- 27 Aggregazioni Funzionali Territoriali attive
- sviluppo della telemedicina
- introduzione di diagnostica di primo livello negli studi
- contributo alla riduzione delle liste d’attesa e degli accessi impropri al pronto soccorso
Gli accordi hanno inoltre posto le basi per il popolamento delle Case della Comunità, definendone ruoli e attività cliniche. Davvero vogliamo azzerare questo percorso e ripartire da zero?
Quando si decide a livello centrale, si tiene conto delle specificità dei territori?
In Trentino operano 355 studi di medici di famiglia (uno ogni 17 km²), a fronte di 14 Case della Comunità previste (una ogni 431 km²). Si tratta di una provincia interamente montana, con 166 comuni su oltre 6.200 km² e il 77,9% del territorio classificato come area interna.
In questo contesto, il medico di famiglia non è una postazione a ore, ma un presidio stabile di prossimità: conosce persone, famiglie, distanze, fragilità e comunità.
Sostituire questa rete con un modello a prestazione significa trattare la sanità territoriale come un sistema impersonale, proprio dove servono continuità, fiducia e presenza capillare.
Nelle inaugurazioni delle Case della Comunità trentine, il Presidente Maurizio Fugatti, l’Assessore Mario Tonina ed i dirigenti provinciali e aziendali hanno sempre sostenuto un modello integrato tra strutture e studi territoriali, fondato sulla capillarità della medicina generale.
È cambiato qualcosa? Quando? Perché?
Nel merito, si evidenziano due criticità principali:
- Penalizzazione dei medici attualmente in attività: l’accesso alla dipendenza è subordinato a requisiti di specializzazione non previsti per decenni per la medicina generale.
- Disincentivo per i giovani medici, con il rischio concreto di abbandono della professione e aggravamento della carenza già esistente.
Il rischio è una fuga dalla medicina generale proprio nel momento di massimo bisogno.
Per i cittadini, ciò significa perdita del medico di fiducia, aumento degli accessi impropri al pronto soccorso e riduzione dell’appropriatezza prescrittiva, con ulteriori costi per il sistema sanitario provinciale.
FIMMG Trentino ribadisce che il problema delle Case della Comunità non è la forma giuridica dei medici, ma la carenza di personale e risorse.
Si chiede pertanto la sospensione dell’iter della riforma e l’apertura immediata di un confronto istituzionale reale con le rappresentanze della medicina generale.
“Non si può riformare la sanità territoriale senza i medici e senza i territori. In Trentino, più che altrove, la medicina di prossimità è un patrimonio da rafforzare, non da smantellare.”