sabato, 25 Aprile 2026

CLINICA OCULISTICA DI UDINE: INNOVAZIONE TERAPEUTICA E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE NELLA CURA DELLA DEGENERAZIONE MACULARE

Mettere al centro la persona, garantendo l’accesso alle migliori cure disponibili e, al tempo stesso, prestare attenzione all’impatto delle attività sanitarie sul territorio: è questo l’approccio che guida la Clinica Oculistica dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, diretta dal prof. Paolo Lanzetta. “Nel contesto sanitario attuale, la ricerca trova la sua piena efficacia nella collaborazione tra Università, sistema sanitario e impresa: è da questa integrazione di competenze che nascono soluzioni innovative capaci di migliorare concretamente la qualità delle cure e la vita dei pazienti”, sottolinea il Direttore Lanzetta. 

È proprio da questa visione integrata che nasce lo studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Journal of Ophthalmology, dedicato alla sostenibilità delle terapie intravitreali per la degenerazione maculare neovascolare legata all’età.
Il lavoro è il risultato della collaborazione tra Università di Udine, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale e Team Sostenibilità di Gesteco Spa, azienda specializzata in servizi ambientali. 

LO STUDIO

La degenerazione maculare neovascolare rappresenta una delle principali cause di perdita della vista e di cecità nei Paesi sviluppati e richiede percorsi di cura complessi e prolungati nel tempo, con un impatto rilevante non solo sui pazienti, ma anche sul sistema sanitario e sulla società nel suo complesso. Lo studio affronta un tema sempre più centrale: l’impatto ambientale della sanità, responsabile nei Paesi sviluppati di circa il 5-10% delle emissioni globali di gas serra. In questo scenario diventa fondamentale individuare soluzioni in grado di coniugare efficacia clinica, qualità di vita e sostenibilità. “I nostri pazienti sono al centro di ogni scelta clinica: l’obiettivo è offrire terapie efficaci ma anche sostenibili nel loro percorso di vita, riducendo quando possibile il carico di visite e trattamenti”, sottolinea il prof. Daniele Veritti, primo autore della ricerca. 

I risultati dimostrano che l’utilizzo di regimi terapeutici più duraturi consente di ridurre il numero di iniezioni e, di conseguenza, gli accessi ospedalieri. Un beneficio che si traduce sia in un miglioramento della qualità di vita dei pazienti sia in una maggiore efficienza organizzativa. Parallelamente, la riduzione degli accessi comporta anche un impatto ambientale significativo: l’impronta di carbonio del percorso di cura può diminuire di oltre un terzo, pari a circa 404 kg di CO₂ equivalente per paziente nell’arco di due anni. 

LA COLLABORAZIONE CON L’IMPRESA

Il lavoro, sviluppato con il contributo del Team Sostenibilità di Gesteco attraverso metodologie avanzate di analisi ambientale, rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra ambito clinico, ricerca e competenze industriali. “Esprimiamo grande soddisfazione per la collaborazione avviata con l’Università, che conferma come l’approccio alla sostenibilità possa trovare applicazione concreta anche in ambiti complessi come quello sanitario”, dichiara Adriano Luci, vicepresidente di Gesteco Spa. “Esperienze come questa evidenziano il valore di competenze trasversali capaci di contribuire, in sinergia con il mondo della ricerca e della cura, a percorsi di innovazione orientati alla responsabilità ambientale e al benessere della collettività”

Per la Clinica Oculistica di Udine e per ASUFC questi risultati confermano una direzione chiara: continuare a investire in innovazione e qualità delle cure, mantenendo sempre al centro il benessere dei pazienti e contribuendo, allo stesso tempo, a un sistema sanitario più responsabile verso l’ambiente e il territorio.

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