Nuovi geni malattia, indagini genetiche per individuare patogeni rari altrimenti difficili da diagnosticare e terapie geniche per curare tumori e malattie autoimmuni. Negli ultimi anni la genetica ha fatto passi da gigante, diventando protagonista sia in laboratorio sia nella pratica clinica. In occasione della giornata mondiale del DNA del 25 aprile, che celebra la scoperta della sua struttura a doppia elica da parte di Watson e Crick, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù fa il punto sulla “rivoluzione genetica” attraverso le più importanti innovazioni cliniche e di laboratorio.
«La rivoluzione genetica rappresenta un passaggio fondamentale per migliorare la comprensione e la cura delle malattie pediatriche – sottolinea il direttore scientifico del Bambino Gesù, Andrea Onetti Muda – Identificare un gene è solo il primo passo: da lì, grazie all’innovazione continua in biologia e in informatica, nasce la possibilità di sviluppare terapie sempre più mirate. La nostra forza è nel dialogo continuo tra laboratorio e clinica, che permette di trasformare rapidamente la ricerca in cura concreta. Questi risultati sono il frutto del lavoro di medici, ricercatori e di tutti i professionisti dell’Ospedale, insieme ai tanti Centri nazionali e internazionali con cui collaboriamo. La ricerca è condivisione: è grazie a queste reti che possiamo offrire nuove possibilità di cura anche ai bambini con patologie più complesse».
IL BAMBINO GESÙ E LA RIVOLUZIONE GENETICA
La rivoluzione genetica è stata resa possibile dalle tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (NGS), che in vent’anni hanno abbattuto tempi e costi delle analisi genomiche: dai mesi e dai circa 100 milioni di dollari necessari nel 2000 ai pochi giorni e alle poche centinaia di euro di oggi. Questo progresso ha consentito l’analisi su larga scala dei pazienti e ha spostato il focus sull’interpretazione dei dati, rendendo centrali competenze come la bioinformatica. Le analisi spaziano oggi dallo studio mirato di singoli geni fino al sequenziamento completo del genoma (WGS), che consente di decifrarne circa il 90%.
Il Bambino Gesù ha consolidato nel corso degli anni un ruolo di primo piano in questo ambito, grazie ai laboratori di San Paolo fuori le Mura, inaugurati nel 2014 e dotati di tecnologie all’avanguardia per la ricerca in genetica e biologia molecolare e cellulare. All’interno della struttura è presente anche un’officina farmaceutica di circa 1.400 mq dedicata alla produzione di terapie avanzate (cellulari e geniche). Nel 2025 l’Ospedale si è inoltre dotato di un nuovo Laboratorio di Terapia Genica, con l’obiettivo di potenziare ulteriormente sviluppo e produzione di queste cure.
A CACCIA DI GENI
L’Ospedale segue la più ampia casistica pediatrica italiana di malattie rare, per oltre l’80% di origine genetica. Negli ultimi 10 anni ha identificato più di 100 nuovi geni-malattia e nel 2025 ha effettuato circa 40.000 analisi genetiche. È il centro pediatrico europeo con più affiliazioni alle Reti di Riferimento Europee (ERN) e segue circa 20.000 pazienti, partecipando attivamente a studi e sperimentazioni su farmaci orfani.
Un ruolo chiave è svolto dalla genomica funzionale, in particolare dal laboratorio zebrafish, che consente di verificare rapidamente l’effetto delle varianti genetiche. Questo approccio ha permesso, ad esempio, di chiarire i meccanismi di malattie rare legate ai geni COL4A1 e COL4A2, migliorando la capacità diagnostica e la comprensione clinica.
LE DIAGNOSI “IMPOSSIBILI”
Dal 2024 il Bambino Gesù utilizza la metagenomica nella pratica clinica per identificare patogeni rari o sconosciuti. Questa tecnica analizza l’intero materiale genetico presente nei campioni biologici, superando l’approccio tradizionale basato sulla ricerca di singoli microrganismi. Grazie all’integrazione tra sequenziamento avanzato, intelligenza artificiale e bioinformatica, è possibile ottenere diagnosi rapide e mirate, soprattutto nei pazienti immunodepressi. La metagenomica rappresenta così una nuova frontiera della diagnostica, già operativa nella routine clinica dell’Ospedale.
TERAPIA GENICA: DAI TUMORI ALLA MALATTIE AUTOIMMUNI
L’Ospedale è tra i maggiori punti di riferimento per le terapie cellulari e geniche: dal primo trapianto di cellule staminali geneticamente modificate nel 2014, alla prima terapia CAR-T in Italia nel 2018, fino alla terapia genica per la talassemia nel 2020. Negli ultimi anni queste tecnologie si sono estese anche ai tumori solidi pediatrici, come il neuroblastoma, e alle malattie autoimmuni. Nel 2024, per la prima volta al mondo, le CAR-T sono state utilizzate con successo in bambini con gravi patologie autoimmuni: sette pazienti su otto hanno raggiunto la remissione completa. I risultati, pubblicati nel 2026 su Nature Medicine, aprono nuove prospettive per il trattamento di malattie finora prive di cure efficaci.