venerdì, 15 Maggio 2026

Ospedali da campo internazionali, il Trentino guida l’innovazione nelle emergenze sanitarie complesse

Come migliorare l’operatività degli ospedali da campo europei? La questione viene affrontata nell’ambito del meeting internazionale che, fino a domani, riunisce negli spazi addestrativi di Marco di Rovereto i rappresentanti dei sistemi di Protezione civile provenienti da sette Paesi — Belgio, Estonia, Polonia, Romania, Spagna, Svezia e Repubblica Ceca — oltre al Dipartimento nazionale di Protezione civile e alle Regioni Marche e Toscana e alla Provincia autonoma di Trento. Il Trentino, infatti, si sta dotando di un’unità mobile flessibile e autosufficiente, in grado di intervenire rapidamente in missioni nazionali e internazionali. Fondamentale, in questo percorso, è stato il coordinamento del meeting da parte della Protezione civile del Trentino e di Asuit, con il dottor Alberto Gabrieli di Trentino Emergenza. Come ha spiegato il dirigente generale del Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna, Stefano Fait, che ha portato i saluti del presidente Maurizio Fugatti: “Per il modulo trentino — che negli scenari di emergenza potrà operare sia a livello nazionale che internazionale e avrà un’autonomia potenziale di 14 giorni — sono state adottate scelte innovative, a partire dalla possibilità di renderlo aviotrasportabile”.

Il progetto Emergency Medical Team – Provincia autonoma di Trento (EMT-PAT) è finanziato dal Meccanismo europeo di protezione civile della Commissione europea e dalla Provincia. L’iniziativa punta a trasformare l’attuale ospedale da campo in dotazione alla Provincia in un modulo sanitario di alto livello e di immediato dispiegamento, secondo gli standard dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), con attrezzature leggere, modulari e sostenibili dal punto di vista ambientale.
Nell’ambito del progetto EMT-PAT è stato strutturato un percorso di formazione del personale ed è iniziata la fase di acquisizione delle risorse necessarie per renderlo operativo. Sono inoltre in corso le procedure per ottenere la certificazione Oms, con l’obiettivo di completare il percorso entro il 2027.
Con l’evento di Marco di Rovereto si è voluto inoltre rafforzare la partecipazione del mondo universitario: sono stati invitati studenti di Medicina e di Bioengineering, coinvolti come osservatori attivi per dare un’impronta accademica al lavoro svolto. L’obiettivo è arrivare a una pubblicazione scientifica che consenta di condividere a livello globale le raccomandazioni elaborate dagli esperti del settore.
All’appuntamento hanno preso parte, tra gli altri, il direttore del Servizio governance clinica di Asuit Emanuele Torri, il dirigente del Servizio Prevenzione rischi e Cue Bruno Bevilacqua e i rappresentanti del Dipartimento nazionale della Protezione civile Mauro Casinghini e Paolo Vaccari. È intervenuta da remoto anche Michela Matuella, del Direttorato generale ECHO della Commissione europea, insieme a Camila Philbert Lajolo, network leader della Global EMT Network dell’Oms.
Nel corso delle giornate di lavoro, i rappresentanti delle Protezioni civili europee si sono confrontati in gruppi e sessioni plenarie per elaborare bozze di strumenti operativi utilizzabili nelle missioni di emergenza. Tutti i soggetti coinvolti hanno partecipato anche a momenti di networking e confronto informale, utili a rafforzare la collaborazione internazionale.

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