SANITÀ, NURSING UP: “DATI SCIENTIFICI INTERNAZIONALI RIVELANO IL CROLLO DEGLI INFERMIERI DELLE AREE DI EMERGENZA-URGENZA. NON È SOLO STRESS, QUI SI PARLA DI FALLIMENTO CHE COINVOLGE SEMPRE PIU’ ANCHE L’ETICA DEI PROFESSIONISTI”.
De Palma: «Il 71% degli infermieri di pronto soccorso vive il disagio del cosiddetto “distress morale”, una condizione che si presenta quando sofferenza psicologica ed emotiva di un professionista sanitario raggiungono l’acme perché il soggetto, pur consapevole di quale azione eticamente corretta intraprendere, è impossibilitato a compierla a causa di vincoli esterni, organizzativi o gerarchici. La medicina di corridoio in tal senso sta producendo gravi danni psichici. Basta parlare di stanchezza: qui si tratta di dignità umana messa in discussione. Alla base ci sono politiche sanitarie fallaci, che bisogna rivedere».
ROMA 20 APR 2026 – Non sono più solo stanchi: sono profondamente feriti, viaggiano sempre più verso una condizione di “distress morale”. Il Nursing Up lancia un vero e proprio grido d’allarme basato sulle più recenti evidenze scientifiche internazionali 2025-2026, che fotografano la particolare condizione degli infermieri di Pronto Soccorso e delle aree di emergenza-urgenza: un quadro che va ben oltre il burnout (derivato da sovraccarichi di lavoro e mancanza di turn over) e la crisi economica (con stipendi più che mai non al passo con il mutato costo della vita), ma che sfocia in una grave forma di tensione morale, e nei casi più gravi nell’alienazione.
In parole povere solide ricerche internazionali rivelano che il sistema sanitario non sta più solo mettendo sotto pressione gli infermieri: sempre più spesso li costringe a lavorare contro la propria coscienza!
Un fallimento che ha responsabilità precise: anni di programmazione carente, carenza di personale mai colmata e modelli organizzativi deficitari.
I DATI DELLA “CRISI ETICA”
I numeri citati dal sindacato, frutto di accurata analisi e incrocio di dati autorevoli, sono impietosi. Uno studio condotto dalla Johns Hopkins University e pubblicato a novembre 2025 su PubMed Central evidenzia che, in generale, il 71% degli infermieri di Pronto Soccorso sperimenta un “distress morale” frequente.
Non si tratta solo di carico di lavoro, ma della sofferenza psicologica che nasce dal dover agire contro i propri valori.
«In Italia – spiega Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up – questo stato d’animo è alimentato dalla cosiddetta “medicina di corridoio”. L’infermiere troppo spesso prova un senso di colpa paralizzante perché non può garantire sufficiente privacy e dignità ai pazienti. Barelle ammassate nei corridoi dei pronto soccorso, spazi di cura insufficienti e inadeguati per ogni singolo soggetto e tempi assistenziali compressi. In queste condizioni si supera di fatto anche quel limite operativo indicato da studi internazionali come RN4CAST, che individuano soglie critiche di carico assistenziale per professionista. È qui che il fenomeno del distress morale diventa senso di colpa professionale e si trasforma in sofferenza clinica».
Questo porta a una depressione clinica diffusa, che colpisce ormai il 32% del personale, come emerge dalle analisi della Harvard Medical School pubblicate su ScienceDirect.
L’ESAURIMENTO DELLA COMPASSIONE
Il disagio si estende alla cosiddetta “Compassion Fatigue”. Studi del National Institutes of Health (NIH) in collaborazione con l’Università di Yale, aggiornati al 2025, mostrano che il 60% degli infermieri di area critica ha raggiunto livelli d’allarme, con un 39,6% che presenta forme severe di apatia professionale.
«È uno scudo protettivo – sottolinea De Palma –. L’infermiere si isola emotivamente per non essere travolto dal dolore dei pazienti. È una forma di alienazione». La letteratura la definisce “Grieving Etiquette”, documentata anche dal King’s College London su Europe PMC nel 2025: l’obbligo di sopprimere i propri sentimenti per mantenere una facciata di controllo durante rianimazioni o decessi. Uno sforzo emotivo enorme, ma totalmente invisibile alle aziende sanitarie.
E c’è chi ancora osa mettere in comparazione contrattuale il delicato servizio degli infermieri e dei professionisti sanitari in genere, a quello di qualunque altro dipendente non sanitario della pubblica amministrazione!
IL CASO ITALIA: IL CROLLO DELLA RESILIENZA
Il quadro nazionale è tra i più critici d’Europa. Il rapporto OMS Europa MeND 2025 e le analisi prodotte dall’Università di Stoccolma e pubblicate su Nature collocano l’Italia in una condizione di forte sofferenza: il 59% degli infermieri è privo di energia vitale.
In un contesto già segnato da una carenza strutturale di personale e da una fuga crescente di infermieri verso l’estero, il dato sulla perdita di energia vitale fotografa un sistema al limite.
«La cosa più grave – denuncia De Palma – è che anche i professionisti con maggiore esperienza stanno cedendo. La resilienza viene meno perché il sistema non consente più recupero».
DAL DISAGIO CLINICO ALL’EMERGENZA ORGANIZZATIVA
Il deterioramento delle condizioni psicologiche degli infermieri non rappresenta più una questione individuale, ma una criticità sistemica con effetti diretti sull’organizzazione sanitaria. La letteratura internazionale evidenzia che il “distress morale” è associato a un aumento del rischio di errori clinici fino al 23% e a una riduzione della qualità assistenziale superiore al 30%, soprattutto nei contesti ad alta intensità, come riportato dall’Università della Pennsylvania sul Journal of Clinical Nursing e dall’International Journal of Nursing Studies.
Parallelamente, gli studi condotti dalla Erasmus University di Rotterdam mostrano che tra il 41% e il 49% degli operatori manifesta intenzione di lasciare il proprio ruolo entro un anno, mentre oltre il 67% segnala un peggioramento della capacità decisionale sotto stress, come emerge dalle analisi pubblicate su Nursing Ethics e BMC Nursing.
Non si tratta solo di disagio psicologico: il distress morale incide direttamente sulla sicurezza delle cure, aumentando il rischio di eventi avversi e compromettendo l’efficacia dei processi assistenziali, come evidenziato nei report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e nelle analisi del Karolinska Institutet pubblicate su The Lancet.
«Non siamo di fronte a fragilità personali – sottolinea De Palma – ma a un sistema che espone i professionisti a un carico etico e psicologico insostenibile. Quando chi cura è SEMPRE PIU’ costretto a lavorare contro i propri valori, il problema non è più sanitario: è organizzativo e strutturale».
Per i cittadini questo significa una cosa sola: entrare oggi in un Pronto Soccorso più fragile, con cure più complesse e un livello di sicurezza sempre più sotto pressione.
LE PROPOSTE DEL NURSING UP
Per fermare questa emorragia di umanità e professionalità, il sindacato Nursing Up avanza proposte concrete , sollevando un allarme che arriva in un momento cruciale per il sistema sanitario, mentre si discutono rinnovi contrattuali e scelte organizzative che segneranno il futuro dell’emergenza-urgenza
-Supporto Psicologico Obbligatorio: istituzione di protocolli di debriefing e defusing post-evento traumatico in ogni Pronto Soccorso.
-Indicatori di Benessere Etico: inserire la valutazione del “distress morale” tra i parametri di performance dei direttori generali.
–Standard di Dignità Professionale: superare la “medicina di corridoio” come priorità assoluta, anche come misura di tutela psichica degli operatori.
-Revisione del Lavoro Emotivo: riconoscimento contrattuale della gravosità psicologica nei reparti di emergenza, con turnazioni che garantiscano reale distacco mentale.
«L’infermiere di Pronto Soccorso e delle aree di emergenza oggi si sente un ingranaggio in una macchina rotta – conclude De Palma. L’empatia è diventata un peso.».