Venezia, 15 ottobre 2026 – L’intelligenza artificiale entra sempre più nel mondo della sanità, aprendo nuove opportunità per migliorare l’assistenza, ma anche interrogativi sulle competenze necessarie, sulla responsabilità dei professionisti e sulla tutela dei pazienti. A richiamare l’attenzione su questi aspetti è l’Ordine dei Fisioterapisti (OFI) di Venezia, Padova e Rovigo, in vista dell’entrata in vigore, il prossimo 23 ottobre, del decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, che adegua la normativa italiana al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act).
Tra le novità di particolare interesse per le professioni sanitarie figura l’articolo 51, che introduce specifici percorsi di alfabetizzazione e formazione sull’IA nell’ambito dell’Educazione continua in medicina (ECM). La Commissione nazionale per la formazione continua dovrà stabilire, entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto, quale percentuale dell’obbligo formativo individuale triennale destinare a questa materia.
“L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità per l’evoluzione delle professioni sanitarie, ma dobbiamo imparare a conoscerla e utilizzarla con consapevolezza – sottolinea Angelo Papa, presidente dell’OFI di Venezia, Padova e Rovigo –. Non basta avere a disposizione strumenti tecnologicamente avanzati: bisogna comprenderne le potenzialità, conoscerne i limiti e saper valutare i rischi connessi al loro impiego. Per questo consideriamo molto importante che la formazione sull’IA trovi uno spazio specifico e strutturato nell’aggiornamento dei professionisti sanitari”.
Anche nella fisioterapia, l’intelligenza artificiale può offrire nuove possibilità di applicazione: dal supporto alla valutazione clinica al monitoraggio degli esiti, dalla pianificazione e personalizzazione degli interventi riabilitativi alla gestione delle informazioni e all’organizzazione dei processi assistenziali. Strumenti che possono contribuire a migliorare la qualità e l’appropriatezza delle cure, a condizione che siano affidabili, utilizzati correttamente e sottoposti a un’adeguata supervisione professionale.
Ma fino a che punto ci si può affidare all’intelligenza artificiale? E quali responsabilità rimangono in capo al fisioterapista?
“La tecnologia deve essere un supporto al professionista, non un sostituto del suo giudizio clinico – chiarisce Papa –. Un sistema di intelligenza artificiale può fornire informazioni, elaborare dati e suggerire indicazioni utili, ma spetta sempre al fisioterapista valutarne criticamente i risultati e decidere se e come utilizzarli nel percorso di cura. La responsabilità professionale non può essere delegata a un algoritmo. E soprattutto non può essere sostituita quella relazione umana, fatta di ascolto, fiducia e attenzione ai bisogni individuali, che rappresenta un elemento fondamentale della nostra professione”.
Accanto alle competenze tecniche, la diffusione dell’IA richiede dunque una particolare attenzione agli aspetti giuridici, etici e deontologici. La protezione dei dati personali e delle informazioni sanitarie, la trasparenza degli strumenti utilizzati, la sicurezza dei sistemi e il rispetto dei diritti delle persone assistite devono accompagnare ogni innovazione. È necessario, inoltre, che i professionisti sappiano riconoscere quando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sia effettivamente appropriato e quando, invece, possa introdurre rischi o criticità nei percorsi assistenziali.
In questo scenario, anche alla luce delle nuove disposizioni che coinvolgono direttamente gli Ordini professionali nella formazione sull’intelligenza artificiale, l’OFI di Venezia, Padova e Rovigo ritiene prioritario accompagnare i propri iscritti attraverso iniziative di informazione sulle novità normative e la promozione di percorsi formativi aggiornati, concretamente applicabili alla pratica professionale. L’obiettivo è favorire una cultura dell’innovazione che coniughi competenze tecnologiche, responsabilità professionale e qualità delle cure, evitando che i nuovi obblighi formativi si traducano in un adempimento meramente formale.
“La vera sfida non è soltanto introdurre nuove tecnologie, ma mettere i professionisti nelle condizioni di utilizzarle bene – conclude il presidente Papa –. La formazione deve offrire competenze concrete, utili nella pratica quotidiana, e aiutare i fisioterapisti ad affrontare il cambiamento con preparazione e senso critico. Come Ordine vogliamo contribuire a questo percorso, promuovendo informazione, aggiornamento e consapevolezza. L’innovazione ha valore se migliora la qualità e la sicurezza delle cure, senza perdere di vista ciò che deve rimanere al centro di ogni decisione: la persona assistita”.