giovedì, 15 Ottobre 2026

GARE SANITARIE. PARITÀ DI GENERE NEL 74% DELLE PROCEDURE, MA CRITERI ESG RESTANO DISOMOGENEI

La survey di Confindustria Dispositivi Medici su 105 gare mappate in tutta Italia: da zero a 13 criteri ESG per procedura

L’associazione affianca i dati alle 10 raccomandazioni per acquisti sostenibili, chiedendo regole uniformi, requisiti verificabili e coerenza con la normativa europea.

Bari, 15 ottobre 2026 — Il 95% delle gare pubbliche analizzate per l’acquisto di dispositivi medici prevede almeno un requisito di sostenibilità. Il più diffuso è quello relativo alla parità di genere, presente nel 74% delle procedure. In generale, i criteri ambientali compaiono nell’85% delle gare, quelli sociali nel 78%, mentre solo nel 13% è presente almeno un criterio relativo alla governance. La diffusione di questi requisiti non segue però un approccio uniforme: si va da zero a 13 criteri per gara, che spaziano dal packaging alla gestione dei rifiuti, dal trasporto alle certificazioni ambientali. I requisiti obbligatori si concentrano soprattutto su prodotto e gestione dei rifiuti, mentre gli aspetti sociali e di governance sono quasi sempre oggetto di criteri premiali. È quanto emerge dalla survey condotta dal Centro Studi di Confindustria Dispositivi Medici su 105 gare svolte tra il 2025 e il primo semestre 2026, mappate su tutto il territorio nazionale e presentata oggi in occasione dell’evento “Green Procurement in Sanità: criteri e percorsi condivisi per generare valore sostenibile”, nell’ambito del 1° Convegno nazionale FARE di Bari.

“Questi dati mostrano come la sostenibilità stia entrando nelle procedure di acquisto sanitario, ma con modalità ancora molto diverse tra enti e centrali di committenza. Per le imprese, questa frammentazione si traduce in una maggiore complessità amministrativa e nella moltiplicazione degli oneri documentali e certificativi, senza un beneficio ambientale e sociale sempre misurabile. Si aggiunge l’incertezza su come orientare gli investimenti industriali, con il rischio che risorse e competenze vengano assorbite dagli adempimenti anziché destinate alla reale innovazione sostenibile. Non basta inserire criteri ESG nelle gare: occorre che siano omogenei, verificabili e coerenti con la specificità di un settore che comprende oltre 2 milioni di tecnologie sul mercato europeo”, ha dichiarato Alessia Lupi, special advisor sostenibilità, etica e sociale di Confindustria Dispositivi Medici, intervenuta all’incontro.

Per Confindustria Dispositivi Medici è importante che gli acquisti accompagnino l’evoluzione della normativa europea sulla sostenibilità, senza anticipare o introdurre obblighi non coerenti con i tempi di adeguamento previsti e con le effettive condizioni del mercato. Un’esigenza particolarmente rilevante in un settore regolato da norme specifiche, come MDR e IVDR, regolamenti in cui sicurezza, efficacia clinica e qualità delle prestazioni restano requisiti imprescindibili.

“La sostenibilità deve generare valore per i pazienti, i professionisti sanitari, le strutture e le imprese che investono in innovazione. La transizione sostenibile della sanità richiede responsabilità condivise, competenze, regole chiare e un dialogo continuo tra tutti gli attori: è questo il senso dell’evento di oggi, un confronto per costruire gare sostenibili, applicabili e capaci di migliorare il sistema salute”, conclude Alessia Lupi di Confindustria Dispositivi Medici.

In questa direzione si inseriscono le 10 raccomandazioni per acquisti sostenibili in sanità elaborate da Confindustria Dispositivi Medici, con l’obiettivo di trasformare la sostenibilità da principio generale a criterio concretamente applicabile e verificabile.

Le 10 raccomandazioni in sintesi

  • Promuovere il dialogo continuo — ascolto strutturato del mercato prima di introdurre criteri ESG.
  • Riconoscere il principio di equivalenza — tra certificazioni e rating diversi ma basati su requisiti comparabili.
  • Definire criteri ESG chiari e verificabili — fondati su evidenze scientifiche e standard tecnici riconosciuti.
  • Rafforzare la programmazione strategica — partire dai fabbisogni reali, in logica value-based.
  • Riconoscere le specificità dell’economia circolare — reprocessing e refurbishment secondo MDR e IVDR, non un generico “riuso”.
  • Usare la LCA come strumento di miglioramento — interno alle aziende, non come criterio comparativo di gara.
  • Introdurre i criteri con gradualità — proporzionati alla maturità del mercato e al quadro normativo.
  • Monitorare e aggiornare i criteri nel tempo — secondo un approccio value-based orientato agli esiti.
  • Sostenere Linee Guida Nazionali — per un procurement sostenibile omogeneo su tutto il territorio.
  • Investire nella formazione continua — competenze ESG per chi governa e scrive gli acquisti.

Confindustria Dispositivi Medici è la Federazione di Confindustria che rappresenta le imprese che forniscono alle strutture sanitarie italiane, pubbliche e private, dispositivi medici. Rappresenta un tessuto imprenditoriale variegato e specializzato, dove le piccole aziende convivono con i grandi gruppi. Il comparto dei dispositivi medici complessivamente genera un mercato che vale quasi 19 miliardi di euro tra export e mercato interno e conta 4.648 aziende, che occupano 130.520 dipendenti. Dal 2024, partendo dal paradigma One Health, la Federazione ha avviato un percorso di trasformazione sugli ambiti ESG, ambientali, sociali e di governance, che vuole essere anche di guida per il settore dei dispositivi medici in Italia.

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