Roma, 7 ottobre 2026 – “Nelle aree interne italiane, lontane dai grandi centri urbani, la salute non è un diritto immediato ma spesso una sfida quotidiana. Migliaia di cittadini vivono in territori dove l’accesso ai servizi sanitari è complesso, frammentato o insufficiente. Non si tratta solo di distanza geografica: è una distanza sociale, culturale e infrastrutturale che incide profondamente sulla qualità della vita e sulla sicurezza delle persone.
La sanità lontana non è un problema nuovo, ma negli ultimi anni appare essersi aggravato, per un divario sanitario che separa chi vive nei centri urbani da chi abita nei territori periferici, con conseguenze dirette sulla salute e sulla prevenzione. I piccoli ambulatori, le guardie mediche e i consultori dunque diventano fondamentali e rappresentano spesso l’unico presidio sanitario disponibile. Tuttavia, hanno spesso orari limitati, attrezzature ridotte, impossibilità di gestire emergenze e pochi servizi specialistici. La sanità di prossimità è essenziale, ma deve essere rafforzata con investimenti, personale e tecnologie.
Cosa fare? La sanità lontana non è solo un problema di chi vive nelle aree interne: è una questione di equità nazionale. Un Paese è forte quando garantisce gli stessi diritti a tutti, indipendentemente dal luogo in cui si nasce o si vive. Investire nella salute dei territori periferici significa proteggere comunità intere, ridurre le disuguaglianze e costruire un’Italia più coesa, più sicura e più giusta. Questo deve essere l’obiettivo primario delle nostre istituzioni”.
Lo dichiara Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente dell’associazione Bandiera Bianca.