Udine, 7 ottobre 2026 – L’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale ha presentato alle Organizzazioni sindacali di tutte le aree contrattuali, comprensive di comparto e dirigenza, le azioni adottate per prevenire e gestire gli episodi di violenza nei confronti degli operatori, sanitari ma non solo.
Sono stati in primo luogo resi noti i dati aggiornati. Dal 1° gennaio al 31 agosto 2026 sono state registrate 64 segnalazioni, che hanno coinvolto 115 operatori: 59 episodi di violenza verbale, 16 di violenza fisica e 9 contro la proprietà. I dati riferiti agli eventi segnalati confermano l’importanza di rafforzare la cultura della segnalazione, indispensabile per conoscere il fenomeno e orientare interventi sempre più mirati. È inoltre necessario distinguere fra eventi causati da condizioni patologiche da episodi innescati da altre situazioni contingenti.
ASU FC ha attivato da tempo un sistema integrato fondato sulla prevenzione degli episodi di violenza contro i propri operatori, sulla protezione degli stessi durante il loro lavoro e sul sostegno sia psicologico che legale in caso di evento avverso. Le azioni messe in campo dall’Azienda sono rivolte sia a ridurre il rischio di accadimento di tali eventi sia a garantire una risposta tempestiva e una presa in carico adeguata dopo l’aggressione. A tal fine sono state redatte e diffuse due procedure operative specifiche, una dedicata al personale delle strutture ospedaliere e una agli operatori dei servizi territoriali e domiciliari, per tenere conto delle diverse condizioni in cui si svolge l’attività assistenziale. Le procedure definiscono un percorso comune basato sulla valutazione preventiva del rischio, sul riconoscimento dei segnali di allarme, sull’utilizzo di tecniche comunicative e di de-escalation, sulla richiesta tempestiva di aiuto e sulla segnalazione degli episodi.
A queste misure si affiancano percorsi formativi rivolti al personale dei diversi ruoli e articolazioni organizzative, finalizzati a rafforzare la capacità di riconoscere le situazioni potenzialmente critiche, gestire i conflitti e adottare comportamenti adeguati alla protezione propria e delle altre persone presenti.
Sul piano tecnologico, ASU FC ha inoltre avviato l’installazione di un sistema antiaggressione, attivabile mediante pulsanti fissi o radiocomandi collegati alla Centrale operativa della Questura e il potenziamento della videosorveglianza nelle aree interessate. Il sistema è già operativo in diverse sedi aziendali, mentre ulteriori installazioni sono in fase di collaudo o programmate.
In caso di aggressione, l’operatore può accedere volontariamente al supporto psicologico fornito dallo Sportello di ascolto psicologico per il personale e, nei casi ad alto impatto che coinvolgono più équipe, possono essere attivati interventi di defusing e debriefing. È inoltre prevista la tutela legale nei percorsi conseguenti all’aggressione. L’intero sistema risponde a un principio organizzativo essenziale: nessun operatore deve affrontare da solo una situazione riconosciuta come ad alto rischio.
Gli episodi di violenza devono essere condannati e affrontati con fermezza, ma anche contestualizzati nelle dinamiche sociali attuali, profondamente diverse da quelle del passato. Comprendere i cambiamenti che interessano le relazioni tra cittadini e servizi pubblici non significa giustificare comportamenti aggressivi, che restano sempre inaccettabili, ma consente di costruire risposte preventive più efficaci.
È altrettanto importante che la popolazione riconosca che l’operatore e la struttura sanitaria non sono nemici contro cui combattere. Sono persone e organizzazioni che hanno a cuore la salute di tutti e che si impegnano, giorno e notte, per assicurare assistenza, cura e continuità dei servizi.
Il confronto, la richiesta di informazioni e l’espressione del disagio devono sempre trovare spazio, ma nel rispetto delle persone. La violenza verbale o fisica mette a rischio gli operatori, interferisce con l’assistenza e può avere conseguenze sull’intera comunità.