giovedì, 8 Ottobre 2026

Nuovi LEA, SIF: “Test per terapie più sicure e consulenza farmacologica devono essere accessibili a tutti”

La Società Italiana di Farmacologia chiede di ampliare gli esami che aiutano a prevenire gravi effetti indesiderati dei medicinali e di riconoscere il supporto specialistico nella gestione dei trattamenti, superando le disparità territoriali nell’assistenza

Roma, 7 ottobre 2026 – Garantire a tutti i pazienti l’accesso agli esami che aiutano a scegliere e utilizzare i farmaci in sicurezza e riconoscere la consulenza farmacologica clinica tra le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale. Sono queste le richieste della Società Italiana di Farmacologia (SIF) sull’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), le prestazioni che il servizio sanitario deve assicurare ai cittadini.

La personalizzazione delle terapie è un caposaldo della medicina moderna, eppure, secondo la SIF, questo principio non trova ancora pieno riconoscimento nei nuovi LEA. Restano infatti, come spiegano Erika Cecchin, Amelia Filippelli e Valeria Conti socie della Società Italiana di Farmacologia, lacune importanti nell’accesso ai test farmacogenetici, che permettono di capire come le caratteristiche genetiche di una persona possano influenzare la risposta ai farmaci e di orientare il trattamento in base alle esigenze individuali.

«Questi esami possono aiutarci a personalizzare le terapie e a ridurre il rischio di effetti indesiderati anche molto gravi. È necessario che le indicazioni per utilizzare i farmaci in sicurezza trovino una risposta coerente nelle prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale», afferma Erika Cecchin, responsabile della SOSD di Farmacologia Sperimentale e Clinica del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, IRCCS.

Tra le criticità segnalate vi sono gli esami utilizzati prima di alcune chemioterapie per individuare pazienti a maggior rischio di tossicità grave e quelli previsti prima dell’impiego di alcuni farmaci contro l’HIV. La SIF chiede che sia esplicitamente riconosciuto il loro utilizzo per guidare le terapie, con regole di accesso chiare e uniformi.

«La possibilità di accedere a un esame utile per la sicurezza di una terapia non dovrebbe dipendere dal territorio in cui si vive. Servono percorsi omogenei, che consentano di utilizzare i risultati dei test per orientare le scelte terapeutiche e proteggere i pazienti», sottolinea Valeria Conti, professoressa associata di Farmacologia e direttrice della UOS di Farmacogenetica dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno.

Un secondo punto riguarda il riconoscimento della consulenza farmacologica clinica. Sempre più persone, soprattutto anziane, assumono diversi medicinali contemporaneamente: valutare le possibili interazioni, adeguare le dosi e prevenire gli effetti indesiderati richiede competenze specialistiche.

«La crescente complessità delle terapie rende sempre più necessario il contributo del farmacologo clinico. Riconoscere questa consulenza come una prestazione specifica significa offrire ai pazienti un supporto qualificato per una gestione più appropriata e sicura dei farmaci», dichiara Amelia Filippelli, professoressa ordinaria di Farmacologia e direttrice della UOC di Farmacologia Clinica dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno.

La Società Italiana di Farmacologia chiede di ampliare l’accesso ai test di comprovata utilità clinica e introdurre una prestazione specifica di consulenza farmacologica clinica per garantire condizioni omogenee su tutto il territorio nazionale.

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