Rossanese: “Per chi si reca in aree a rischio, il consiglio è vaccinarsi”
Roma, 6 ottobre 2026 – L’infezione da virus chikungunya che ha costretto la campionessa di sci Sofia Goggia a lasciare il ritiro della Nazionale a Ushuaia, in Argentina, dimostra quanto una malattia trasmessa dalle zanzare possa incidere anche su una persona giovane, allenata e in eccellenti condizioni fisiche. Alla chikungunya si è aggiunta un’infezione da parvovirus B19 e le due infezioni hanno provocato tremori alle gambe e difficoltà nei movimenti. La fase acuta è superata, ma la data del ritorno alle gare resta da definire.
La chikungunya è raramente mortale, ma non è sicuramente una malattia trascurabile: circa l’80% delle persone infettate sviluppa sintomi. In circa il 50% dei pazienti sintomatici i disturbi articolari possono persistere oltre la fase acuta e diventare cronici, con ripercussioni sul lavoro, sull’autonomia e sulla qualità di vita.
“Contro la chikungunya non disponiamo di un farmaco antivirale specifico: possiamo trattare i sintomi, ma la strategia migliore resta prevenire l’infezione”, spiega Andrea Rossanese, presidente della Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni (SIMVIM) e responsabile della Travel Clinic del Centro di Malattie Tropicali dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR). “Il virus colpisce soprattutto le articolazioni e può limitare a lungo sia la motricità grossolana sia quella fine. Per una campionessa significa interrompere allenamenti e competizioni; per qualsiasi altra persona può significare settimane o mesi di lavoro, attività familiari e vita quotidiana compromessi”.
Un rischio presente in molte aree del mondo. Il rischio non riguarda soltanto alcune aree dell’America Latina. La chikungunya è infatti presente in numerosi Paesi tropicali e subtropicali, nonché in destinazioni turistiche molto frequentate come India, Maldive, Seychelles, Mauritius e diversi Paesi del Sud-Est asiatico e dell’Africa subsahariana.
“La situazione epidemiologica può cambiare rapidamente: prima della partenza è quindi importante verificare il rischio aggiornato nella destinazione e rivolgersi a un centro di medicina dei viaggi. Il counselling pre-viaggio consente di valutare concretamente esposizione e misure preventive”, sottolinea Vincenzo Nicosia, membro del direttivo SIMVIM. “Il medico considera la destinazione, le attività previste e le condizioni di salute, indicando l’uso corretto dei repellenti, le misure contro le punture di zanzara e, quando appropriato, la vaccinazione. È consigliabile rivolgersi a un professionista o a un Centro di vaccinazione internazionale con adeguato anticipo rispetto alla partenza”.
Prevenzione per tutti, sulla base del rischio individuale. Il caso Goggia ricorda che il virus non colpisce soltanto anziani, bambini o persone fragili: tutti possono infettarsi e subire conseguenze rilevanti. Età, condizioni cliniche, destinazione, durata e modalità del soggiorno possono modificare il rischio e la gravità, ma essere giovani, sportivi e in ottima forma non rende immuni. La prevenzione deve quindi essere proposta a tutti i viaggiatori esposti, attraverso una valutazione individuale e non sulla sola appartenenza a una categoria.
Un vaccino per ridurre il rischio e le conseguenze a lungo termine. “Quando esiste il rischio di contrarre un virus che può compromettere la salute per mesi e per cui non c’è una cura specifica, prevenire l’infezione è essenziale”, ribadisce Rossanese. “Alle misure di protezione personale contro le zanzare si affianca oggi la vaccinazione contro questo virus, disponibile in Italia. La scelta deve essere condivisa con un operatore sanitario competente, sulla base del profilo del singolo viaggiatore e delle raccomandazioni applicabili”.