martedì, 6 Ottobre 2026

FIMMG: “AFT ora vanno portate a regime in tutto il Paese. Servono autonomia organizzativa, risorse e valutazione degli esiti”

Alessandro Dabbene: «Il modello deve evolvere insieme ai nuovi bisogni di salute. Dal prossimo Accordo collettivo nazionale un passaggio decisivo»

Villasimius, 6 ottobre 2026 – Le Aggregazioni Funzionali Territoriali sono ormai una realtà virtuosa in molte Regioni, ma la sfida dei prossimi anni sarà trasformare le esperienze già avviate in un modello pienamente operativo, omogeneo e capace di garantire una presa in carico efficace dei pazienti cronici su tutto il territorio nazionale. È il tema emerso nel corso dell’incontro dedicato a “Organizzazione e governance della AFT nella gestione della cronicità”, nell’ambito dell’85° Congresso Nazionale FIMMG-Metis di Villasimius. Al confronto, che ha messo insieme esperienze e modelli sviluppati in diverse realtà del Paese, hanno partecipato, oltre ai presidenti del Congresso Roberto Venesia e Maria Rosaria Sportelli, anche Roberto Barone per la Sicilia, Niccolò Biancalani per la Toscana, Marco Luca Caroli di SISAC, Andrea Gonella per il Piemonte e Luigi Sparano per la Campania.

«Le AFT sono partite e stanno sviluppando progettualità importanti – sottolinea Alessandro Dabbene, vicesegretario nazionale FIMMG –. Ora la sfida è portarle a regime sull’intero territorio nazionale, salvaguardandone l’autonomia organizzativa, facendo in modo che il lavoro prodotto possa essere valutato e rendicontato sia in termini di esiti di salute sia rispetto ai vantaggi organizzativi ed economici generati dalla presa in carico».

Per FIMMG, proprio la gestione della cronicità rappresenta uno dei terreni sui quali il modello delle AFT può esprimere maggiormente il proprio potenziale, anche in relazione all’impegno dei medici nelle case di comunità; una medicina generale organizzata, capace di lavorare in rete e di condividere percorsi assistenziali può garantire maggiore continuità delle cure, intercettare precocemente i bisogni e ridurre il ricorso improprio ai livelli assistenziali più complessi. Restano tuttavia nodi rilevanti, a partire dalla carenza di personale e di risorse economiche, oltre alla necessità di adeguare il quadro organizzativo alle profonde trasformazioni intervenute negli ultimi anni.

«Parliamo di un modello immaginato circa vent’anni fa con una visione certamente avanzata – prosegue Dabbene – ma che oggi deve essere aggiornato, evitando di trascinare nel futuro elementi che non rispondono più alle esigenze della medicina generale e del Servizio sanitario nazionale. Serve un’evoluzione normativa e contrattuale che consenta alle AFT di affrontare le nuove sfide dell’assistenza territoriale».

Un percorso che, secondo FIMMG, dovrà nascere da un confronto strutturato tra professionisti, Regioni e parte pubblica. «Gli obiettivi sono in larga parte comuni – conclude Dabbene –. Le Regioni hanno una propria visione organizzativa e la medicina generale porta al tavolo le esigenze professionali e assistenziali maturate sul territorio. Il compito dei prossimi anni sarà trovare una sintesi efficace tra queste prospettive. Un primo passaggio importante sarà il confronto sull’Accordo collettivo nazionale 2025-2027, che si aprirà a breve e nel quale organizzazione, governance e ruolo delle AFT dovranno avere uno spazio centrale».

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