giovedì, 3 Settembre 2026

AISI: “Caso Campania è allarme nazionale. Il privato accreditato non può essere strategico per le cure e precario nella programmazione»

Solidarietà alle strutture campane di fronte al rischio di stop dei ricoveri programmati. Saccomanno: «Serve una riflessione nazionale sul modello». Onesti: «Fabbisogni, budget, tariffe e pagamenti devono entrare in una programmazione stabile». Vivaldi: «Quando si ferma capacità assistenziale il bisogno non scompare: aumenta l’attesa o ricade sul pubblico»

Roma, 3 settembre 2026 – Il rischio di sospensione dei ricoveri programmati nelle strutture private accreditate della Campania dal 16 settembre è un segnale che va ben oltre i confini regionali. La vertenza campana riporta infatti al centro una questione che interessa l’intero Servizio sanitario nazionale: come garantire stabilità, programmazione e sostenibilità a una componente dell’offerta assistenziale che in molti territori concorre in maniera strutturale alla risposta ai bisogni di salute dei cittadini.

AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti esprime piena solidarietà alle strutture, ai professionisti e agli operatori coinvolti nella situazione campana e chiede alle istituzioni regionali e nazionali di favorire rapidamente una soluzione che scongiuri ripercussioni sui pazienti. Ma invita contemporaneamente a non ridurre il problema a una vertenza territoriale.

LE ULTIME APERTURE IN CAMPANIA

Proprio mentre AISI richiama l’attenzione sulla necessità di una risposta strutturale, dalla Campania arrivano nelle ultime ore segnali di apertura nel confronto tra Regione e strutture private accreditate. Secondo quanto emerge dal tavolo sulla specialistica ambulatoriale, la Regione avrebbe manifestato la disponibilità a mettere in campo circa 7 milioni di euro aggiuntivi, mentre resta aperta la partita delle case di cura e della radioterapia, con un nuovo confronto previsto il 3 settembre in Prefettura.

Per AISI si tratta di sviluppi positivi, perché dimostrano che attraverso il confronto istituzionale è possibile ricercare soluzioni capaci di scongiurare interruzioni dell’attività assistenziale. Ma proprio queste ultime notizie rafforzano il punto centrale posto dall’Associazione: non si può attendere che una criticità arrivi a ridosso dello stop delle prestazioni per riallineare fabbisogni, risorse e capacità assistenziale.

«Ogni apertura che possa scongiurare lo stop delle prestazioni è una buona notizia, prima di tutto per i cittadini», afferma la presidente AISI Karin Saccomanno. «Il dialogo avviato in Campania deve però diventare anche un’occasione per guardare oltre l’emergenza. Il problema nazionale che poniamo resta esattamente questo: costruire condizioni di programmazione che consentano di affrontare fabbisogni, budget e sostenibilità prima che le criticità arrivino al punto di rottura».

La questione riguarda il rapporto complessivo tra fabbisogni sanitari, capacità assistenziale disponibile, tetti di spesa, tariffe, accordi contrattuali e tempi di pagamento, mentre il Servizio sanitario continua a confrontarsi con liste d’attesa, crescita della domanda e difficoltà di accesso alle prestazioni.

«La Campania rappresenta oggi un campanello d’allarme, ma sarebbe un errore considerarlo soltanto un problema campano», afferma la presidente AISI Karin Saccomanno. «Quando una parte della rete che concorre stabilmente all’assistenza rischia di rallentare o sospendere le prestazioni, la questione non riguarda più il rapporto tra pubblico e privato: riguarda la capacità del sistema di garantire le cure. Serve una riflessione nazionale sul modello, perché non possiamo riconoscere al privato accreditato una funzione strutturale e contemporaneamente lasciarlo esposto a cicliche condizioni di incertezza».

DALLA CAMPANIA UNA QUESTIONE CHE RIGUARDA IL PAESE

In Campania AIOP ha annunciato la sospensione dei ricoveri programmati dal 16 settembre, mentre le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione. La vertenza riguarda, tra gli altri aspetti, programmazione delle risorse, fabbisogni e sostenibilità economica delle strutture accreditate.

Un dato regionale mostra quanto possa essere stretto il rapporto tra rete pubblica e accreditata: nella radioterapia, la documentazione regionale indica che le strutture private accreditate assorbono il 69% della relativa spesa e che in alcuni territori il ricorso a questa rete assume un peso determinante.

Per AISI il punto non è stabilire quale componente debba prevalere, ma comprendere cosa accade quando una parte della capacità assistenziale sulla quale il sistema fa affidamento entra in difficoltà.

«Una prestazione che non viene più erogata non cancella il bisogno sanitario che l’ha generata», sottolinea il direttore generale AISI Giovanni Onesti. «Il paziente resta in attesa, cerca un’altra soluzione oppure quella domanda si trasferisce su altre strutture, spesso pubbliche. Per questo la sostenibilità dell’offerta accreditata non può essere considerata esclusivamente una questione economica degli operatori: diventa un tema di programmazione sanitaria».

TETTI, TARIFFE E PROGRAMMAZIONE: LE TENSIONI NON SONO SOLO CAMPANE

Il confronto sulla sostenibilità del privato accreditato non nasce oggi e non riguarda una sola Regione. Nel corso degli ultimi anni, e ancora nel 2026, in diversi territori sono emerse discussioni relative a tetti di spesa, aggiornamento delle tariffe, rinnovo degli accordi e risorse destinate all’acquisto di prestazioni.

Anche in Piemonte, ad esempio, il confronto del 2026 ha interessato il rinnovo degli accordi con le strutture accreditate, le tariffe, i tetti di spesa e le relative coperture economiche.

Sul piano nazionale, il tema è entrato inoltre nel confronto tra Stato e Regioni sulla remunerazione delle prestazioni. Per il 2026 il tetto nazionale per l’acquisto di prestazioni di specialistica ambulatoriale e assistenza ospedaliera dal privato è stato incrementato del 6,5%, confermando che il rapporto tra fabbisogni assistenziali e capacità accreditata rappresenta ormai un capitolo centrale della programmazione sanitaria.

«Non possiamo continuare a intervenire quando il problema è già diventato emergenza», osserva Onesti. «Fabbisogni, budget, tariffe e tempi di pagamento devono entrare in una programmazione stabile e possibilmente pluriennale. Chi deve garantire personale, tecnologie, qualità e continuità delle prestazioni ha bisogno di conoscere con sufficiente anticipo le condizioni nelle quali sarà chiamato a operare. Allo stesso tempo il sistema pubblico deve poter pretendere appropriatezza, trasparenza, qualità e rispetto degli accordi. Le due esigenze non sono in contraddizione».

LISTE D’ATTESA: LA CAPACITÀ CHE SI FERMA NON È NEUTRA

AISI richiama in particolare l’attenzione sul rapporto tra sostenibilità dell’offerta e liste d’attesa.

Se una struttura accreditata riduce l’attività perché ha esaurito il budget o perché viene meno la sostenibilità delle prestazioni, la domanda sanitaria non diminuisce automaticamente. Una parte può essere rinviata, una parte può trasformarsi in spesa direttamente sostenuta dal cittadino e un’altra può trasferirsi sulle strutture pubbliche.

È proprio questo effetto a rendere necessario, secondo AISI, un cambio di prospettiva: la programmazione dovrebbe partire dal numero e dalla tipologia delle prestazioni di cui una popolazione ha realmente bisogno e solo successivamente individuare come utilizzare nel modo più efficace la capacità disponibile.

«Ogni volta che si riduce capacità assistenziale mentre il bisogno rimane invariato si produce inevitabilmente una conseguenza da qualche altra parte del sistema», afferma il segretario generale AISI Fabio Vivaldi. «Può aumentare l’attesa, può crescere la pressione sulle strutture pubbliche oppure il cittadino può essere costretto a cercare autonomamente un’altra risposta. È questa catena che dobbiamo interrompere attraverso una programmazione più moderna».

UN SISTEMA SANITARIO REALE PIÙ ARTICOLATO DELLA CONTRAPPOSIZIONE PUBBLICO-PRIVATO

La stessa fotografia della spesa sanitaria mostra quanto il sistema utilizzato concretamente dagli italiani sia ormai articolato. L’ultima indagine AISI sui dati OECD, Commissione europea ed European Observatory evidenzia che quasi 27 euro ogni 100 spesi in Italia per la salute provengono da fonti private, contro circa 20 euro nella media dell’Unione europea.

Il dato non coincide con il peso del privato accreditato, che risponde a modalità di finanziamento differenti, ma mostra come i percorsi di cura degli italiani si sviluppino ormai attraverso canali diversi.

Accanto al Servizio sanitario pubblico e alla rete privata accreditata esiste infatti anche la pura solvenza, finanziata direttamente dai cittadini o attraverso fondi e assicurazioni. Sono realtà differenti, che devono restare distinte per regole, finanziamento e funzioni, ma che compongono insieme la capacità sanitaria effettivamente presente nel Paese.

«Continuare a ragionare come se pubblico e privato fossero due universi che non comunicano significa non osservare come oggi gli italiani si curano realmente», afferma Saccomanno. «Il nostro obiettivo non è confondere ruoli diversi e tantomeno sostituire il Servizio sanitario nazionale. È conoscere quanta capacità sanitaria abbiamo, dove si trova, quali prestazioni può produrre e come può essere utilizzata nell’interesse dei cittadini».

AISI: PARTIRE DAI FABBISOGNI, NON DALLE EMERGENZE

Per AISI occorre quindi costruire un metodo nazionale capace di mettere in relazione fabbisogni assistenziali, domanda effettiva, liste d’attesa, capacità produttiva disponibile e risorse economiche.

La proposta è superare una programmazione prevalentemente emergenziale attraverso una ricognizione periodica dei bisogni sanitari territoriali, una misurazione della capacità pubblica e accreditata effettivamente disponibile, una maggiore stabilità degli accordi e dei budget e meccanismi che consentano di intercettare per tempo le situazioni nelle quali l’esaurimento delle risorse rischia di determinare rallentamenti o sospensioni delle prestazioni.

A questo deve accompagnarsi una maggiore certezza sui tempi di pagamento, sull’aggiornamento delle tariffe e sulle condizioni economiche necessarie per mantenere personale, tecnologie e standard qualitativi.

«Non chiediamo di eliminare la programmazione della spesa», precisa Onesti. «Chiediamo che programmazione sanitaria e programmazione economica parlino la stessa lingua. Se il fabbisogno di una determinata prestazione cresce, se le liste d’attesa aumentano e se esiste capacità per erogarla, il sistema deve essere in grado di valutare queste informazioni insieme. Governare soltanto il limite economico senza misurare contemporaneamente il bisogno rischia di spostare il problema senza risolverlo».

DAL CASO CAMPANIA A UN CONFRONTO NAZIONALE

AISI chiede quindi che venga individuata rapidamente una soluzione alla vertenza campana prima del 16 settembre, tutelando continuità delle cure, professionisti e sostenibilità delle strutture, ma rivolge contemporaneamente un appello al Ministero della Salute, alle Regioni e alle istituzioni competenti affinché il caso diventi occasione per un confronto più ampio sulla programmazione del rapporto tra Servizio sanitario e privato accreditato.

«La Campania non deve diventare l’ennesima emergenza risolta oggi e dimenticata domani», sottolinea Vivaldi. «Deve servire a costruire un meccanismo capace di prevenire situazioni analoghe. Se sappiamo quali sono i bisogni, quali strutture possono rispondere e quali risorse sono necessarie, abbiamo gli strumenti per programmare prima che si arrivi allo stop».

«La sanità italiana non ha bisogno di una nuova guerra ideologica tra pubblico e privato», conclude Saccomanno. «Ha bisogno di capacità assistenziale, professionisti, tecnologie, investimenti e soprattutto programmazione. Il Servizio sanitario nazionale deve rimanere il garante dell’universalità delle cure, ma proprio per difenderlo dobbiamo utilizzare con intelligenza tutte le risorse disponibili. Il caso Campania ci dice che aspettare che una parte del sistema si fermi per riconoscerne l’importanza non è più sostenibile. È il momento di affrontare la questione a livello nazionale».

Notiziario

Archivio Notizie