In uno studio clinico randomizzato pubblicato su Nature Medicine, l’assunzione di Akkermansia muciniphila MucT® pastorizzata è risultata associata a un minor recupero di peso nella fase di mantenimento post-dieta: 1,2 kg in media, rispetto a 3,2 kg nel gruppo placebo.
Perdere peso è difficile. Mantenerlo lo è ancora di più. È su questa sfida, tra le più persistenti nella gestione dell’obesità, che si concentra un nuovo studio clinico randomizzato pubblicato su Nature Medicine, firmato da ricercatori del Centro Medico Universitario di Maastricht, l’Università di Copenhagen e quella di Wageningen e The Akkermansia Company, sotto la responsabilità scientifica di Willem De Vos, Professor of Human Microbiomics presso l’Università di Helsinki ed Emeritus Distinguished Professor alla Wageningen University, con la collaborazione di Ellen Blaak, professoressa di Biologia Umana presso l’Università di Maastricht.
Lo studio ha coinvolto 90 adulti con sovrappeso o obesità, sottoposti a una dieta ipocalorica di 8 settimane al termine della quale tutti avevano perso almeno l’8% del peso corporeo. Nella fase successiva, 24 settimane di mantenimento senza restrizioni caloriche, i partecipanti hanno assunto quotidianamente in doppio cieco Akkermansia muciniphila MucT® pastorizzata o placebo. I risultati mostrano che chi ha assunto MucT® ha recuperato in media 1,2 kg, contro i 3,2 kg del gruppo placebo. Il 40% dei partecipanti nel gruppo trattato ha addirittura continuato a perdere peso durante la fase di mantenimento, rispetto a circa il 5% nel gruppo placebo. Nessun effetto collaterale correlato al prodotto è stato riportato nel corso dello studio.
A rendere i risultati particolarmente interessanti è il meccanismo d’azione ipotizzato: MucT® sembrerebbe agire su più fronti contemporaneamente, supportando la funzione della barriera intestinale, modulando i processi infiammatori e influenzando l’equilibrio energetico. Le analisi del tessuto adiposo hanno evidenziato un profilo più attivo dal punto di vista metabolico e meno infiammatorio nei soggetti trattati, insieme a una migliore preservazione della sensibilità insulinica, cambiamenti che potrebbero aiutare l’organismo a contrastare quella tendenza biologica al recupero del peso che rappresenta uno degli ostacoli più comuni e frustranti nella gestione dell’obesità a lungo termine.
«Il mantenimento del peso corporeo nel lungo termine rappresenta ancora una delle maggiori sfide irrisolte nella gestione dell’obesità, questi risultati rafforzano ulteriormente le evidenze scientifiche su Akkermansia muciniphila MucT® e sul suo potenziale ruolo nel supporto della salute metabolica.» dichiara il professor Willem M. de Vos, cofondatore di The Akkermansia Company, professore di microbiomica umana presso l’Università di Helsinki e professore emerito distinto presso l’Università di Wageningen.
Maurizio Salamone, direttore scientifico di Metagenics commenta «Questi dati confermano ciò che la ricerca sul microbioma sta indicando con crescente coerenza, ovvero che la composizione della flora intestinale non è un fattore passivo nella regolazione del peso. Il fatto che Akkermansia muciniphila MucT® influenzi, oltre che il recupero ponderale, anche il profilo infiammatorio del tessuto adiposo e la sensibilità insulinica, suggerisce un’azione sistemica sui meccanismi metabolici. È un risultato che apre scenari concreti per la gestione integrata dell’obesità nel lungo termine, non più solo in termini di restrizione calorica.»
Lo studio si inserisce in un momento di crescente attenzione verso il ruolo del microbiota intestinale nella salute metabolica, anche in relazione alla diffusione di nuove terapie per l’obesità come i farmaci GLP-1. In questo scenario, gli approcci basati sul microbioma si candidano come strumenti complementari per consolidare i risultati ottenuti e prevenirne la reversione nel tempo.
Pasteurized Akkermansia muciniphila MucT for weight loss maintenance in people with overweight and obesity: a controlled randomized trial. Nat Med (2026).
https://doi.org/10.1038/s41591-026-04394-7
Sarah Mount1 · Emanuel E. Canfora1 · Johan W. Jocken1 · Alexander Umanets2 · Gabby Hul1 · Miranda Coenjaerds1 · Paula Aldaz Laquidain1 · Michiel E. Adriaens3 · Jens J. Holst4 · Kelly M. Jardon1 · Anneleen Segers5 · Peter Suenaert5 · Willem M. de Vos5,6,7 · Ellen E. Blaak1
1 Department of Human Biology, NUTRIM Institute of Nutrition and Translational Research in Metabolism, Maastricht University Medical Center+, Maastricht, the Netherlands
2 Centre for Healthy Eating & Food Innovation (HEFI), Maastricht University-Campus Venlo, Venlo, The Netherlands
3 Maastricht Centre for Systems Biology, Maastricht University, Maastricht, The Netherlands
4 Department of Biomedical Sciences and Novo Nordisk Foundation Center for Basic Metabolic Research, University of Copenhagen, Copenhagen, Denmark
5 Research & Development, The Akkermansia Company SA, Mont-Saint-Guibert, Belgium
6 Laboratory of Microbiology, Wageningen University & Research, Wageningen, The Netherlands
7 Human Microbiome Research Program, Faculty of Medicine University of Helsinki, Helsinki, Finland