giovedì, 16 Luglio 2026

Fertilità, AIFe lancia Manifesto 2030: “Salute riproduttiva diventi priorità della sanità pubblica”

A Montecitorio il primo Congresso nazionale dell’Associazione. Una strategia nazionale su prevenzione, diagnosi precoce, preservazione della fertilità, accesso alle cure e welfare, per integrare stabilmente la salute riproduttiva nelle politiche pubbliche.

Roma, 15 luglio 2026 – Con 370.000 nati nel 2024 e una curva demografica che scricchiola sotto il peso di un inverno demografico ormai cronico, l’Italia non può più permettersi di trattare la fertilità come una questione privata. L’Associazione Italiana Fertilità (AIFe), riunita oggi a Montecitorio per il suo primo Congresso nazionale, lancia il Manifesto Fertilità 2030: una proposta per integrare stabilmente la salute riproduttiva nelle politiche di sanità pubblica.

Il Manifesto delinea una strategia di sistema che mette finalmente in rete prevenzione, diagnosi precoce, preservazione del potenziale riproduttivo e politiche di welfare. Il punto di partenza è un dato ormai strutturale: nel 2024, su circa 370 mila bambini nati in Italia, 17.660 sono venuti al mondo grazie alla Procreazione Medicalmente Assistita, pari al 4,8% del totale, quasi uno su venti.

“Dobbiamo spostare l’attenzione dalla sola gestione dell’infertilità conclamata alla tutela precoce della salute riproduttiva”, dichiara Laura Rienzi, Presidente di AIFe. “La fertilità deve entrare stabilmente nelle politiche pubbliche. Informare prima, riconoscere tempestivamente i fattori di rischio e ridurre i ritardi nell’accesso alle cure significa offrire alle persone maggiori possibilità di scelta e permettere alla medicina della riproduzione di offrire risposte più tempestive e appropriate, senza presentarla come l’unica soluzione alla denatalità”.

PMA, una componente strutturale della natalità italiana

Nel corso del Congresso, l’Associazione ha anticipato alcune evidenze della Relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 40. Nel 2024 sono stati effettuati 115.455 cicli di PMA, con un tasso cumulativo di gravidanza del 34%.

“Quasi un bambino su venti nasce oggi grazie alla PMA: non si tratta più di un fenomeno di nicchia, ma di una componente strutturale della natalità italiana”, sottolinea il Prof. Maurizio Guido, Responsabile del Registro Nazionale PMA dell’Istituto Superiore di Sanità. “I dati acquistano valore soprattutto quando vengono utilizzati per migliorare la programmazione sanitaria. La sfida è comprendere come e quando i cittadini arrivano alle cure, favorire diagnosi e prese in carico tempestive e ridurre le differenze territoriali che ancora condizionano l’accesso ai trattamenti”.

Il valore della prevenzione

Uno dei pilastri del Manifesto Fertilità 2030 è la prevenzione. AIFe propone che la salute riproduttiva entri nei programmi pubblici di informazione e prevenzione, poiché età, stili di vita, condizioni di salute e fattori ambientali possono incidere sul potenziale riproduttivo.

“La risposta non può iniziare soltanto quando l’infertilità si è già manifestata”, afferma il Prof. Carlo Alviggi, Professore Ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. “Serve una strategia strutturata e di lungo periodo, capace di informare nelle scuole e nei percorsi di medicina territoriale sul ruolo dell’età e sui principali fattori che possono compromettere la salute riproduttiva. La prevenzione non può eliminare tutte le cause di infertilità, ma può favorire diagnosi più precoci e scelte maggiormente consapevoli”.

Preservazione della fertilità: cicli in aumento del 44%

Nel 2024 i cicli di crioconservazione ovocitaria per ragioni non mediche comunicati al Registro nazionale della PMA sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente.

“La preservazione della fertilità deve entrare pienamente nei percorsi di informazione, prevenzione e tutela della salute riproduttiva”, sottolinea Rocco Rago, Responsabile dell’UOC di Fisiopatologia della Riproduzione e Andrologia dell’Ospedale S. Pertini di Roma. “Non rappresenta una garanzia di gravidanza futura né può sostituire le politiche di welfare e conciliazione. In situazioni selezionate e dopo un’adeguata valutazione clinica, può però offrire l’opportunità di tutelare il potenziale riproduttivo prima che l’età, una patologia o determinati trattamenti medici possano comprometterlo. Per questo servono informazione corretta, appropriatezza clinica e percorsi accessibili”.

La tutela come forma di prevenzione

“La fertilità si protegge molto prima dell’ingresso in un centro di PMA”, aggiunge Gemma Fabozzi, embriologa clinica e tra le fondatrici di AIFe. “Conoscere il ruolo del tempo biologico, promuovere la salute generale e riproduttiva e riconoscere tempestivamente i fattori di rischio può aiutare le persone ad accedere prima a una valutazione clinica e a compiere scelte più consapevoli. L’informazione non garantisce una gravidanza, ma rappresenta il primo strumento di tutela”.

Ri-Nascita del Paese: la proposta di AIFe

“La denatalità non è una congiuntura ma un mutamento strutturale”, afferma Dario Ginefra, Segretario Generale di AIFe. “Nel giorno in cui il Parlamento discute di legge elettorale, chiediamo alla politica di dedicare attenzione a uno dei fattori principali per la costruzione di qualsiasi programma economico, sociale e sanitario: l’inversione della curva demografica e la “Ri-Nascita del Paese”. Abbiamo scelto di portare nella casa della politica e della legislazione una proposta articolata e concreta, con spirito di servizio. Per AIFe, invertire la rotta significa attuare una strategia integrale e multidisciplinare con orizzonte al 2030, agendo simultaneamente su più fronti: alfabetizzazione riproduttiva fin dalla scuola, accesso universale alla diagnosi e alla preservazione della fertilità nei LEA, superamento delle barriere della Legge 40, riforma dei congedi parentali in senso paritario, un nuovo patto fiscale per le famiglie, politiche abitative per le giovani coppie, investimenti in ricerca e innovazione e tutela dell’ambiente”.

Donne single: AIFe chiede di aprire il confronto

Il Manifesto affronta anche il tema dell’accesso ai trattamenti e propone l’apertura di un confronto sulla possibilità di estendere la PMA alle donne single, attualmente escluse dalla normativa italiana.

“Il ricorso alle cure esiste già, ma spesso avviene all’estero”, osserva Laura Rienzi. “Questo determina una disparità legata alle possibilità economiche e richiede un confronto pubblico e istituzionale. Il tema deve essere affrontato mettendo al centro la sicurezza, la qualità delle cure, la tutela delle persone coinvolte e l’evoluzione dei progetti di genitorialità. Con il Manifesto Fertilità 2030, AIFe chiede l’apertura di un confronto stabile con le istituzioni, per tradurre le proposte in interventi sanitari, organizzativi e normativi. Integrare la fertilità nella salute pubblica significa smettere di rincorrere l’emergenza e iniziare a costruire il futuro. È una sfida di civiltà che parte dalla prevenzione, abbatte le disuguaglianze e pone la scienza al fianco di chi desidera un figlio: un patto tra medicina e istituzioni per dare alle persone strumenti reali di tutela, dignità e scelta”.

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