Sette edizioni dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, 65 indicatori e otto anni di dati diventano una piattaforma interattiva che consente di esplorare, confrontare e monitorare nel tempo la capacità delle regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento all’infanzia. Da oggi a disposizione di istituzioni, operatori, ricercatori, organizzazioni del Terzo Settore, giornalisti e cittadini su indiceinfanzia.cesvi.org
Bergamo, 16 luglio 2026. In Italia oltre 2 milioni di bambini e ragazzi con meno di 16 anni vivono in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. Il dato nazionale, pari al 26,7%, sale al 43,6% nel Sud e nelle Isole, mostrando quanto le condizioni di vita dei minorenni continuino a dipendere dal territorio in cui nascono e crescono. A preoccupare non è solo l’esposizione alla fragilità sociale, ma anche la persistenza delle disuguaglianze nella capacità dei territori di prevenire, intercettare e contrastare il maltrattamento all’infanzia. Le forme più diffuse sono la patologia delle cure, la violenza assistita e il maltrattamento psicologico. Dal 2018 al 2026, attraverso sette edizioni dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, la mappa della protezione dei minorenni non si è modificata nella sostanza: le regioni più fragili sono rimaste tali, mentre quelle più attrezzate hanno consolidato il proprio vantaggio.
È quanto emerge dalla nuova Dashboard (cruscotto digitale interattivo) dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, a cura di CESVI, consultabile su indiceinfanzia.cesvi.org: si tratta del primo strumento digitale interattivo in Italia dedicato a questo tema, che rende navigabili, confrontabili e consultabili i dati raccolti nelle diverse edizioni dell’Indice, trasformando otto anni di ricerca in una risorsa permanente a disposizione di istituzioni, operatori, ricercatori, organizzazioni del Terzo Settore, giornalisti e cittadini.
«Otto anni di monitoraggio ci restituiscono una certezza scomoda: le disuguaglianze nella protezione dell’infanzia in Italia sono strutturali e non si correggono da sole», dichiara Stefano Piziali, Direttore Generale di CESVI. «Con la Dashboard mettiamo a disposizione di amministratori, ricercatori, decisori politici, operatori e giornalisti uno strumento che consente di verificare, confrontare e valutare l’evoluzione della capacità di ciascuna regione di proteggere i propri bambini. Non si tratta più di una fotografia isolata, ma di un film che mostra tendenze, arretramenti e progressi. E la prima lezione che questo film ci consegna è chiara: dove si investe nei servizi territoriali i risultati arrivano, dove si disinveste le disuguaglianze si cronicizzano. Servono politiche continuative di prevenzione, non interventi emergenziali».
OTTO ANNI DI DATI, STESSE DINAMICHE TERRITORIALI
L’analisi storica resa possibile dalla Dashboard restituisce un quadro netto. La Campania ha occupato stabilmente l’ultima posizione della classifica in tutte le sette edizioni dell’Indice, risultando sistematicamente ventesima sia per fattori di rischio sia per disponibilità di servizi. Accanto a essa, Calabria, Sicilia e Puglia hanno costituito in ogni rilevazione il nucleo delle regioni con le maggiori criticità strutturali.
All’estremo opposto, l’Emilia-Romagna ha conquistato il primo posto in sei delle sette edizioni, cedendolo solo nel 2021 al Trentino-Alto Adige. Nel tempo si è consolidato un gruppo stabile di regioni con le migliori performance: Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Liguria e Valle d’Aosta. Particolarmente significativa è l’ascesa del Veneto, che nel 2026 raggiunge il secondo posto assoluto, migliorando progressivamente sia nei fattori di rischio sia nella dotazione di servizi.
«Mettere in luce le differenze tra le regioni non significa porle in competizione, ma comprendere meglio le diverse condizioni in cui crescono bambini e bambine. Conoscere le fragilità e le risorse dei territori aiuta a riconoscere i bisogni, definire le priorità e rafforzare le azioni di prevenzione. Le ultime edizioni dell’Indice mostrano alcuni segnali positivi, ma confermano anche che il divario territoriale resta una delle principali sfide per le politiche di tutela dell’infanzia. Partire da una conoscenza più approfondita dei contesti è essenziale per costruire comunità e sistemi di protezione più efficaci e vicini ai bisogni di ogni bambino» conclude Stefano Piziali.
Le variazioni tra un’edizione e l’altra risultano generalmente contenute: un segnale che conferma quanto i fattori che incidono sul maltrattamento – condizioni economiche, fragilità sociali, salute mentale, reti familiari e territoriali, accesso ai servizi – siano fenomeni strutturali, che richiedono interventi continuativi e tempi lunghi per essere modificati. Si delinea così un’Italia a due velocità, nella quale le opportunità di protezione per bambini e bambine continuano a dipendere in larga misura dal territorio di residenza.
I SERVIZI COME LEVA PER RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE
La Dashboard consente di osservare non solo le classifiche regionali, ma anche l’evoluzione dei singoli indicatori nel tempo. Ed è proprio sul fronte dei servizi che emergono alcuni dei dati più rilevanti.
I servizi a sostegno della genitorialità mostrano una ripresa dopo la contrazione dovuta alla pandemia: gli utenti sono passati da 135.527 nel 2018 a 131.630 nel 2020, fino a raggiungere 144.627 nel 2022. Tuttavia, il divario territoriale resta molto ampio: nel Nord il servizio raggiunge 741 utenti ogni 100.000 abitanti target, contro 322,1 al Centro e appena 271 nel Mezzogiorno. In altre parole, al Sud la copertura dei servizi di sostegno alla genitorialità resta inferiore a un terzo rispetto al Nord.
Anche i servizi sociali professionali registrano un aumento dopo la pandemia, passando da 725.440 utenti nel 2018 a 775.220 nel 2022, con un incremento del 6,9%. Ma la ripresa non basta a colmare le distanze tra territori: nelle regioni con reti sociali più solide e servizi più strutturati i miglioramenti risultano più evidenti, mentre nei contesti segnati da fragilità economiche, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale persistono condizioni di rischio più elevate.
Preoccupa inoltre la diminuzione in termini assoluti dei pediatri di libera scelta, passati da 7.499 nel 2018 a 6.962 nel 2022. Il lieve miglioramento del rapporto ogni 10.000 minorenni non indica un rafforzamento reale della rete pediatrica, ma è legato soprattutto al calo della popolazione infantile.
PANDEMIA, SALUTE MENTALE E RECUPERO ANCORA FRAGILE
Una lettura più longitudinale dei dati consente anche di osservare l’impatto della pandemia sulla capacità di protezione dell’infanzia. Le edizioni 2020 e 2021 dell’Indice hanno registrato un peggioramento di diversi indicatori associati ai fattori di rischio, con effetti più pesanti nei territori già fragili. Dal 2024 emergono segnali di recupero, ma il miglioramento appare ancora parziale e disomogeneo. Inflazione, aumento del costo della vita, precarietà occupazionale e instabilità economica continuano infatti a esercitare pressione sulle famiglie più vulnerabili, aumentando il rischio di isolamento, trascuratezza e maltrattamento.
Particolarmente significativo è il dato relativo alle dimissioni ospedaliere per disturbi psichici tra minorenni: l’indicatore passa da 5,51 ogni 10.000 abitanti nel 2019 a 8,1 nel 2023, con un aumento del 47%. Un segnale che conferma la crescita del disagio mentale tra bambini e adolescenti e la necessità di rafforzare reti di prevenzione, ascolto e presa in carico precoce.
UNA DASHBOARD PER CONOSCERE, MONITORARE E INTERVENIRE
La nuova Dashboard permette di esplorare i dati regionali relativi ai fattori di rischio e ai servizi di prevenzione e cura, confrontare l’andamento delle regioni nel tempo, analizzare le sei capacità che compongono l’Indice — cura, salute, sicurezza, accesso alla conoscenza, lavoro e accesso a risorse e servizi — e visualizzare le principali evidenze emerse da ciascuna edizione.
L’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia si basa su 65 indicatori statistici provenienti da fonti ufficiali nazionali e regionali, selezionati sulla base della letteratura scientifica nazionale e internazionale. L’obiettivo non è misurare il numero dei casi di maltrattamento, ma analizzare la capacità dei territori di prevenire e contrastare il fenomeno attraverso politiche pubbliche, servizi territoriali e sistemi di protezione. La piattaforma ospita inoltre gli approfondimenti tematici che hanno accompagnato le diverse edizioni dell’Indice nel corso degli anni: dalla salute mentale all’impatto della pandemia, dalle fragilità educative alla povertà relazionale. Focus che, nel tempo, hanno permesso di intercettare segnali emergenti e nuove vulnerabilità che incidono sul benessere di bambini e adolescenti.
L’IMPEGNO DI CESVI PER CONTRASTARE IL MALTRATTAMENTO ALL’INFANZIA
In linea con quanto emerge dall’analisi dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, CESVI opera in alcune delle regioni più vulnerabili, come Campania, Puglia e Sicilia, oltre che in Lombardia, attraverso il Programma Case del Sorriso, finalizzato a migliorare la condizione di minorenni e famiglie. Le Case del Sorriso, attive a Napoli, Bari, Siracusa e da poco anche a Milano – in quartieri particolarmente complessi, segnati da fragilità economica e socioculturale, criminalità minorile, dispersione scolastica e carenza di spazi educativi e di aggregazione – offrono attività di sostegno psicologico e ascolto, di supporto alla genitorialità, laboratori sportivi, psicomotori, artistico-espressivi e proposte educative.