sabato, 23 Maggio 2026

AMSI, UMEM E UXU: GRANDE PREOCCUPAZIONE PER EBOLA CHE COLPISCE DURO AFRICA CENTRALE

Il monito del Prof. Foad Aodi: «Nessun allarmismo a livello globale, ma investire nella preparazione dei sistemi sanitari e nella valorizzazione dei professionisti è una priorità strategica»

ROMA, 23 MAGGIO 2026 – I recenti sviluppi dell’epidemia di Ebola in Africa centrale riportano al centro dell’attenzione internazionale il tema delle malattie infettive emergenti e della capacità di risposta dei sistemi sanitari. L’analisi internazionale aggiornata ed elaborata da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione, agenzia mondiale senza confini) e dal Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE(UXU), attraverso l’incrocio e l’elaborazione dei principali dati epidemiologici, evidenzia come l’attuale focolaio abbia raggiunto 750 casi sospetti, 82 casi confermati e 177 decessi sospetti nella Repubblica Democratica del Congo, con casi confermati registrati anche in Uganda.

Il monitoraggio mette in luce che il ceppo Bundibugyo, responsabile dell’attuale focolaio, ha registrato nei precedenti episodi epidemici tassi di letalità compresi tra il 25% e il 51%. Le prime verifiche di laboratorio effettuate nelle aree interessate hanno evidenziato 8 campioni positivi su 13 analizzati, pari a una positività superiore al 60%. 

La situazione epidemiologica continua inoltre a essere monitorata con particolare attenzione nelle aree di confine e nei Paesi limitrofi, tra cui Ruanda e Sud Sudan. I medici sul campo afferenti alla rete internazionale e alle associazioni segnalano nei pazienti affetti un quadro clinico severo caratterizzato da febbre alta improvvisa, dolori muscolari diffusi, vomito, spossatezza estrema e, nei casi più gravi, manifestazioni emorragiche gastrointestinali e cutanee.

LA MAPPATURA GLOBALE DEL RISCHIO ELABORATA DAL DIPARTIMENTO DI EPIDEMIOLOGIA E STATISTICA AMSI-UMEM AGGIORNATO AL 30 APRILE 2026

L’impatto e la ripartizione percentuale dell’allerta epidemiologica nei diversi continenti, calcolati in base ai modelli predittivi e ai flussi di mobilità studiati dal Dipartimento di Epidemiologia e Statistica di AMSI e UMEM, evidenziano una forte disparità legata alla mobilità internazionale e alla fragilità dei sistemi locali:

-Repubblica Democratica del Congo e Uganda: L’epicentro concentra l’88% dei casi sospetti complessivi e il 93% dei decessi totali in Congo, mentre l’Uganda registra il 12% dei casi sospetti e i primi focolai transfrontalieri. Ruanda e Sud Sudan assorbono il 100% delle misure preventive di frontiera.

-Europa (45% del potenziale di importazione): È la macro-area a più alto rischio teorico fuori dall’Africa secondo le stime delle associazioni e dei movimenti, per via dei fittissimi collegamenti aerei diretti, commerciali e umanitari.

-Asia (35% dei flussi di scambio): I corridoi economici e industriali collegano le aree interne del focolaio con l’Estremo Oriente, imponendo screening aeroportuali sul 100% dei passeggeri da aree a rischio.

-America Latina (20% della sorveglianza complementare): Mostra un rischio marginale, presidiato principalmente lungo le rotte transatlantiche e i flussi migratori.

AODI CHIEDE INVESTIMENTI STRATEGICI CONTRO UN CEPPO PRIVO DI VACCINI EFFICACI

Sulla delicata situazione è intervenuto direttamente il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale ed esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, che ha sollevato un nodo scientifico cruciale: «Nessun allarmismo, ma le nuove emergenze infettive confermano che investire nella preparazione dei sistemi sanitari, nella prevenzione e nella valorizzazione dei professionisti della salute è una priorità strategica globale. Dobbiamo essere consapevoli che i vaccini e i farmaci monoclonali attualmente disponibili, sviluppati principalmente per il ceppo Zaire, non mostrano efficacia clinica contro il ceppo Bundibugyo. Questa totale assenza di uno scudo terapeutico specifico rende l’azione di prevenzione primaria, il tracciamento e il supporto alle strutture mediche sul campo l’unica vera arma di difesa di cui disponiamo».

LA SOTTOSTIMA DEI DATI REALI E LA NECESSITÀ DI CONTROLLI MIRATI AI CONFINI 

Il Prof. Foad Aodi richiama inoltre l’attenzione su un elemento statistico e sanitario decisivo: «I numeri reali dell’epidemia potrebbero essere superiori di almeno il 30% rispetto a quelli ufficialmente dichiarati. Nelle aree colpite pesano infatti la presenza di conflitti e zone di guerra, la carenza di laboratori attrezzati, le difficoltà di comunicazione digitale immediata e la fragilità dei sistemi di sorveglianza territoriale. Per questo non bisogna creare allarmismo, né parlare di una nuova emergenza globale paragonabile al Covid-19, ma sarebbe un errore sottovalutare il rischio. Servono controlli sanitari mirati ai confini e lungo le rotte di ingresso, soprattutto per chi proviene dai Paesi interessati o dalle aree limitrofe. La forte attenzione registrata in Africa, in Medio Oriente e nei contesti di crisi è confermata anche dall’intensa attività internazionale di informazione: negli ultimi sette giorni sono state realizzate oltre 350 interviste e interventi su televisioni satellitari, radio satellitari e testate internazionali sui temi Ebola e Hantavirus, con il coinvolgimento del Prof. Aodi come esperto di salute globale, politica sanitaria, cooperazione internazionale e migrazioni».

LA MOBILITÀ INTERNAZIONALE E LE CRISI UMANE IMPONGONO UNA SANITÀ SENZA CONFINI

Il documento congiunto si conclude evidenziando che le emergenze infettive dimostrano che la salute pubblica non può più essere interpretata in chiave nazionale. La mobilità internazionale, le crisi umane e i flussi transfrontalieri annullano le barriere geografiche. Diventa indispensabile un cambio di passo basato sulla cooperazione sanitaria internazionale, sulla formazione continua del personale sul campo e sul sostegno strutturale ai sistemi sanitari più fragili per proteggere la sicurezza biologica globale.

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