venerdì, 22 Maggio 2026

Umanizzare le cure e prescrizione sociale, due nuove frontiere per la sanità in Toscana 

Se n’è parlato a Firenze. Giani e Monni: “Temi al centro dell’agenda regionale, da trasformare in un modello per la nostra regione”.

Un paziente non è solo la sua malattia o una ferita da curare. “L’umanizzazione è un modo diverso di guardare alla sanità, che mette al centro i pazienti e le pazienti e che dice alle persone che noi non vediamo soltanto la malattia ma guardiamo la persona” spiega dal palco l’assessora alla sanità e alle politiche sociali della Toscana, Monia Monni. “Sarà una sensibilità e una preoccupazione costante per tutta la legislatura” assicura il presidente della Toscana Eugenio Giani, che pur non potendo essere presente per impegni sopraggiunti ha voluto inviare un indirizzo di saluto, ribadendo attenzione e centralità nell’agenda regionale.

Ma il tema al centro del convegno organizzato dalla Regione Toscana al Meyer Campus Health di Firenze, il primo in assoluto, non riguarda solo l’umanizzazione delle cure ospedaliere, su cui già l’Italia ha una sua tradizione, nata nel mondo pediatrico e sviluppatasi poi nell’oncologia e nelle cure intensive. Un’esperienza consolidata che vede peraltro la Toscana in prima fila.

La novità del convegno fiorentino e toscano sta nel voler appunto affrontare da ogni prospettiva il tema della persona al centro dei sistemi di welfare e nel provare a trasferire questa cultura della ‘persona al centro’  su tutto il percorso di cura ed oltre: incentivare dunque le esperienze di umanizzazione, con linee guida e un premio annunciato per il prossimo anno, ma anche guardare al benessere psicosociale, giocare di anticipo con la prevenzione e non solo con screening o attività mediche, ‘prescrivendo’ anche ore di teatro ad esempio o visite ai musei, creando occasioni di socializzazione, consigliando camminate all’aperto  o ore di volontariato: perché è noto che la sedentarietà non fa bene alla salute, è risaputo (ed anche scientificamente dimostrato) che la solitudine può contribuire a ridurre aspettativa e qualità di vita o acuire forme di demenza e depressione. Nel Regno unito la  prescrizione sociale già si fa da tempo, in Austria e nei Paesi del Nord Europa è pure ben strutturata. La sfida toscana è formare gli operatori e mettere a valor comune molte delle attività che associazioni, aziende o fondazioni già realizzano e finanziano nei territori.

“Quando si affronta una malattia -si sofferma l’assessora Monni -, soprattutto se è una malattia importante, siamo accompagnati da paure, da problemi familiari, dalla domanda di come sarà il nostro corpo dopo la terapia, di come sopporteremo il dolore e allora il ruolo della sanità pubblica è quello di prendere in carico non soltanto la riparazione di quella ferita ma la ricostruzione di quella persona”. “Lo facciamo da tempo – prosegue , per esempio offrendo alle malate di cancro le parrucche, una delle misure più conosciute, o organizzando per loro corsi di make-up. Questo aiuta le donne a poter continuare a guardarsi allo specchio e ad affrontare i cambiamenti del proprio corpo”. 

Altre esperienze, “molto diverse ed altrettanto importanti”  – le ricorda ancora Monni –  riguardano “le ballerine in corsia, i massaggi terapeutici, la psiconcologia, o tecniche di comunicazione che aiutano a condividere i percorsi e a scegliere insieme le terapie da affrontare”. “Questo – conclude Monni — deve diventare un modello per la nostra regione.  In un tempo in cui si parla tantissimo di cambiamento, di innovazione tecnologica, di robotica, di intelligenza artificiale noi diciamo: ricordiamoci che dietro i numeri, dietro le tecnologie, dietro l’efficienza e dietro le performance, ci sono le persone e noi le vogliamo rimettere al centro”.

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