domenica, 17 Maggio 2026

Medici di medicina generale: nessuna emergenza assistenziale nel territorio imolese

In merito alle dichiarazioni diffuse in queste ore su presunti “38 i medici che mancano all’appello” nel territorio dell’Azienda USL di Imola, è necessario chiarire che il dato riportato è mal interpretato.

Dal 1° gennaio 2025 è infatti pienamente operativo il nuovo modello del ruolo unico della medicina generale, che prevede per i nuovi medici una duplice funzione:

  • attività a ciclo di scelta (ambulatoriale e domiciliare per le persone assistite);
  • attività oraria per garantire la continuità assistenziale e la presa in carico nelle Case della Comunità, nelle strutture intermedie e nei percorsi per la cronicità.

Il fabbisogno di medici viene quindi calcolato secondo due parametri distinti (1 medico ogni 1.200 residenti >14 anni e 1 ogni 5.000 residenti), e non più su un unico indicatore come in passato.

Il numero di incarichi pubblicati deriva da questo nuovo sistema di programmazione e non rappresenta una carenza improvvisa o una situazione non governata. Analoghi numeri sono stati pubblicati da tutte le Aziende sanitarie regionali.

Sul piano concreto dell’assistenza, infatti, non si registrano situazioni di scopertura sanitaria per la popolazione:

  • nei territori in cui non sono presenti medici titolari (Casalfiumanese e Borgo Tossignano) l’assistenza è garantita da professionisti con incarico a tempo determinato;
  • negli altri ambiti territoriali è pienamente garantita la libera scelta del medico.

Ad oggi risultano disponibili numerosi professionisti tra cui effettuare la scelta: nell’ambito Imola–Mordano, solo per fare un esempio, sono 27 i medici con disponibilità.

“Il confronto pubblico sui temi della sanità è non solo legittimo ma necessario – spiega la direttrice dell’Ausl di Imola Agostina Aimola – Proprio per questo è importante che si basi sulla conoscenza dei contesti e sulla corretta interpretazione dei dati, evitando letture che possano generare preoccupazioni non fondate. La riorganizzazione in atto, infatti, non riduce la prossimità dei servizi, ma la rafforza, rendendo l’assistenza più accessibile, continuativa e vicina ai bisogni delle persone”.

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