ORISTANO, 15 MAGGIO 2026 – Una piccola rivoluzione nell’assistenza sanitaria sul territorio sta per essere varata con la prossima apertura delle Case e degli Ospedali di Comunità, strutture finanziate dal Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), parte di una programmazione di sistema che
riguarda tutta la Regione, in coerenza con il Programma regionale di sviluppo.
A presentare lo stato di avanzamento dei lavori ai Sindaci dei distretti di Oristano e di Ghilarza-Bosa e, prossimamente, a quelli del distretto di Ales-Terralba, è stata la direttrice generale della Asl 5 Grazia Cattina, che nei giorni scorsi li ha incontrati a Oristano e Ghilarza nell’ottica di una chiara e trasparente condivisione del percorso: «Vogliamo dire ciò che si fa e fare ciò che si è detto» ha ribadito la direttrice.
Sette le Case della Comunità che a partire dalla scorsa settimana sono progressivamente avviate e verificate da un Esperto Indipendente: due hub, rispettivamente a Oristano e Ghilarza, e cinque spoke, a Bosa, Laconi, Santu Lussurgiu, Samugheo, Tramatza. «Si tratta di un avvio che avviene su strutture ancora da completare – ha chiarito la direttrice Asl Cattina – per cui l’attivazione dei servizi sarà progressiva e graduale».
Le strutture, a regime, ospiteranno equipe multiprofessionali, in fase di costituzione e organizzazione. composte da medici delle Cure primarie (Ascot, guardia medica, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali) infermieri di comunità, ostetriche, assistenti sociali, operatori socio-sanitari e amministrativi.
Da subito è garantita la presenza medica e gli ambulatori infermieristici nonché servizi come Cup (Centro Unico di Prenotazione), Pua (Punto Unico d’accesso), Adi (Assistenza Domiciliare Integrata), Punti Prelievo.
Gli ambulatori infermieristici rappresentano una delle innovazioni più significative in quanto saranno assicurate sia prestazioni infermieristiche sia attività di case management per la presa in carico dei pazienti con patologie croniche.
«La transizione dal vecchio al nuovo sistema è un’operazione complessa e articolata – ha sottolineato la manager della Asl 5 – con alcuni “nodi” ancora da sciogliere (si veda la vertenza degli MMG sul livello nazionale) che richiederà un certo periodo di tempo. Sono coinvolti molti professionisti, che dovranno interagire e lavorare in modo differente. Occorrerà organizzare, verificare, modificare: per questo è importante anche che ci siano segnalazioni tempestiva degli aspetti da correggere soprattutto da parte dei rappresentanti del territorio. Confidiamo che i vantaggi del nuovo sistema siano comunque evidenti per i cittadini nel breve periodo».
«Il primo vantaggio delle Case della Comunità sarà dato dalla garanzia di una presenza medica h 24 nelle Case di Comunità hub e h 12 in quelle spoke, grazie al lavoro di squadra fra medici di famiglia o Ascot, specialisti e guardia medica. Il secondo vantaggio è che ai pazienti con patologie croniche è offerta la possibilità di una presa in carico da parte di case manager, infermieri di comunità che, se il paziente lo gradisce, potranno sostenerli nel percorso di gestione della propria patologia, fissando loro visite di controllo, esami e prelievi – ha spiegato la direttrice Cattina – Abbiamo già iniziato a lavorare sulla presa in carico dei pazienti con diabete con complicato che nella provincia sono oltre 1.500. Proseguiremo quindi con i pazienti con diabete più problematici, oltre 4.500, poi quelli con cardiopatia e con broncopneumopatia cronica».
In fase di avvio anche le attività di telemedicina
L’inserimento dei pazienti cronici nei percorsi gestiti secondo logiche di medicina di prossimità comporterà, come terzo vantaggio, l’alleggerimento dell’attività prescrittiva di medici di famiglia e Ascot, con la conseguente riduzione di file e tempi d’attesa per i cittadini.
Quanto agli Ospedali di Comunità, oltre a quello già attivo di Ghilarza, che verrà potenziato, entrerà in funzione anche quello di Bosa: entrambi a regime saranno dotati di 30 posti letto. Strutture intermedie tra l’ospedale e l’assistenza domiciliare, gli Ospedali di comunità hanno il compito di supportare i pazienti dimessi dall’ospedale ma non ancora in condizioni di tornare a casa in sicurezza. Anche questi avranno il vantaggio di dare una risposta più appropriata ai pazienti meno gravi ed evitare i ricoveri impropri.
tarsi fisicamente.
Obiettivo della direzione Asl 5 è quello di fare un ulteriore passo in avanti, non solo aprendo due ulteriori Case della Comunità ad Ales e Terralba, con fondi diversi da quelli del Pnrr, ma anche mettere in rete tutte le strutture e i servizi sanitari e socio-sanitari presenti sul territorio.
«Per ciò che riguarda gli Ascot (Ambulatori straordinari di comunità territoriali) – ha affermato la direttrice – non sono al momento previste riduzioni del numero; verificheremo le reali necessità una volta che le Case della Comunità saranno pienamente operative». Per questo motivo Grazia Cattina ha anche anticipato che la Asl sta lavorando alla pubblicazione di due nuovi bandi, per puntare ad arruolare sia ulteriori medici in pensione sia quelli provenienti da altre province.
Un quadro, quello delineato dalla direzione Asl, che ha raccolto l’apprezzamento dei sindaci. Positive le reazioni dei presidenti dei comitati del distretto di Oristano Luigi Tedeschi e di quello del distretto di Ghilarza-Bosa Stefano Licheri, che hanno colto l’opportunità di costruire una sanità più vicina ai pazienti. Il primo cittadino di Cabras Andrea Abis ha sottolineato le potenzialità legate al nuovo modello organizzativo, che permetterà di decogestionare gli ospedali da accessi impropri ed evitare le file agli ambulatori. La sindaca di Ardauli Tina Fadda ha sostenuto la necessità di puntare sulla medicina di prossimità, soprattutto per i territori geograficamente svantaggiati, mentre la prima cittadina di Milis Monica Ortu si è detta soddisfatta delle rassicurazioni sul fatto che gli Ascot resteranno sui territori e, come il sindaco di Oristano Massimiliano Sanna, ha evidenziato l’esigenza di accompagnare l’apertura delle Case della Comunità con un’opera di informazione e di cambiamento culturale nella popolazione, che ne potrà così comprendere i vantaggi.