Domani, 27 febbraio, dalle 8.30 alle 14.00, al Polo didattico formativo dell’Ospedale Di Venere il secondo appuntamento di formazione sulle Linee guida aziendali. Attivate anche quattro nuove stanze di Accoglienza protetta dedicate alle donne che affrontano interruzioni di gravidanza oltre i 90 giorni per gravi patologie fetali, lutti perinatali, interventi di chirurgia fetale o scelgono di partorire in anonimato
Bari, 26 febbraio 2026 – Ogni gravidanza è una storia unica. Alcune sono segnate dall’attesa e dalla progettualità, altre richiedono protezione, ascolto e competenze altamente specialistiche per affrontare diagnosi complesse o decisioni dolorose. È da questa consapevolezza che la ASL Bari consolida e rafforza i percorsi dedicati alle gravidanze complesse e al parto in anonimato, integrando formazione del personale, tutela della riservatezza e riorganizzazione degli spazi assistenziali.
Domani, 27 febbraio 2026, dalle 8.30 alle 14.00, il Polo didattico formativo dell’Ospedale Di Venere ospiterà il secondo appuntamento dell’evento di formazione e informazione “Partorire in anonimato, una scelta possibile”, promosso dal Dipartimento di gravidanza a rischio e rischio riproduttivo, diretto dal dottor Paolo Volpe. L’iniziativa segue il primo incontro tenutosi lo scorso 2 dicembre presso l’Ospedale San Paolo e punta a uniformare le procedure in tutti i punti nascita aziendali, garantendo alle donne anche ambienti riservati e ai neonati tutela e cure appropriate fin dai primi istanti di vita.
Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali di Luigi Fruscio, direttore generale ASL Bari; Elisabetta Vaccarella, vicepresidente del Consiglio Regione Puglia; Ludovico Abbaticchio, Garante dei Minori della Regione Puglia; Nicola Laforgia, direttore del Dipartimento Pediatrico del Policlinico di Bari e del Giovanni XXIII; Rosella Squicciarini, direttrice sanitaria ASL Bari; Maurizio Marra, direttore medico del presidio Di Venere.
Parallelamente al percorso formativo e alla campagna informativa sul territorio, sono state attivate al Di Venere quattro stanze di Accoglienza protetta, fisicamente separate dalle aree di degenza tradizionali. Gli spazi sono riservati alle donne che affrontano interruzioni di gravidanza oltre i 90 giorni per gravi patologie fetali, lutti perinatali, interventi di chirurgia fetale o che scelgono di partorire in anonimato. Ogni stanza dispone di due letti – uno per la paziente e uno per un eventuale accompagnatore – in ambienti silenziosi e protetti che traducono in organizzazione concreta i principi di rispetto e riservatezza.
«Con questa nuova organizzazione – sottolinea il direttore generale Luigi Fruscio – abbiamo strutturato una collaborazione stabile tra Ostetricia e Ginecologia, Medicina Fetale, Neonatologia e Pianificazione Familiare, rafforzando un modello realmente integrato di presa in carico. È un atto di civiltà verso tutte quelle persone che, per motivi diversi e spesso dolorosi, devono rinunciare a un figlio o per quelle donne che si sottopongono a interventi complessi e delicati, come quelli della Chirurgia fetale per patologie del feto».
«Questo progetto – spiega Vaccarella – nasce da un percorso avviato quando ero assessora comunale al Welfare e ai Diritti civili, insieme alla ASL Bari, a partire da una vicenda tragica che ci ha imposto una riflessione profonda: troppe donne, di fronte a una gravidanza difficile o non voluta, non conoscono le alternative previste dalla legge. Partorire in anonimato è una possibilità legale, sicura e protetta: consente alla donna di tutelare la propria salute e quella del bambino e garantisce al neonato un percorso immediato di affidamento. Nessuna donna deve sentirsi senza alternative. Ogni bambino deve avere una possibilità, sempre».
L’area riservata rappresenta un modello ancora poco diffuso in Italia, ma segna un passo significativo verso una sanità più attenta alle persone e alle loro storie. «Prendersi cura – evidenzia Paolo Volpe – significa applicare competenze avanzate, ma anche riconoscere la fragilità e proteggerla. Questo progetto mette al centro la dignità della donna e la continuità assistenziale del neonato, in un contesto multidisciplinare strutturato».
La formazione partirà con l’intervento del dottor Paolo Volpe, che inquadrerà il parto in anonimato e i percorsi per le gravidanze complesse all’interno di un modello assistenziale multidisciplinare. Il quadro normativo e gli aggiornamenti delle Linee guida aziendali saranno illustrati da Enza Abbinante, responsabile UOS Sicurezza delle Cure. Gli aspetti psicologici legati alla scelta di partorire in anonimato saranno approfonditi dalla psicologa clinica Alessia Marconcini.
Seguiranno gli interventi del responsabile della UOC di Ostetricia e Ginecologia del Di Venere Mario Vicino sul percorso clinico-assistenziale; dell’ostetrica Elisabetta Colazzo sull’ospedale come luogo sicuro e protetto; dell’assistente sociale Valentina D’Amato sul valore del colloquio sociale e della presa in carico integrata; del neonatologo Michele Quercia sull’accoglienza del neonato e la continuità assistenziale; dell’anestesista Alina Murgolo sulle tecniche per la gestione del dolore.