martedì, 17 Febbraio 2026

Certificati idoneità a migranti. De Matteis (SMI): “Solidarietà ai sei medici indagati del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Ravenna”

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Roma, 17 feb.- Esprimiamo solidarietà ai sei medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Ravenna che, qualche giorno fa,  sono stati indagati in relazione ad alcuni certificati medici rilasciati a migranti per i quali era stata disposta la detenzione nei CPR, i centri di permanenza per il rimpatrio,  così Cosmo De Matteis, Presidente Nazionale Emerito dello SMI e componente dell’Associazione “Asmev Calabria” (Onlus di medici volontari operanti su territorio nazionale e in diversi contesti esteri, tra i quali l’Eritrea in Africa).

Prima di essere portate in un CPR le persone vanno  sottoposte a una visita medica che ne valuta l’idoneità, che attesta se vi siano condizioni che rendono la persona incompatibile con la detenzione nel centro. Sono controlli medici finalizzati a verificare che una persona non abbia malattie contagiose, problemi di salute cronici, disturbi psicologici o psichiatrici che non potrebbero essere curati dentro a un CPR, anche perché in molti casi non ci sono ambulatori medici al loro interno, ma solo presidi sanitari con un medico presente per alcune  ore al giorno. I medici, nel caso di Ravenna, s’ipotizza, avrebbero volontariamente firmato certificati incompleti o attestato condizioni non vere, come una patologia o un rischio per la salute, per evitare che i migranti entrassero nei CPR, facendoli risultare non idonei.

<Rammentiamo che i medici hanno il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza, con l’unico obiettivo della tutela della vita e della salute. I medici valutano solo lo stato di salute dei pazienti, non sono deputati ad esprimersi su altre questioni.   La loro azione medica  non può essere sottoposta  a logiche di parte e di  natura politica. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai  medici coinvolti e sosteniamo l’appello della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, perché la cura non è un reato e non deve discriminare  nessuno> conclude De Matteis.

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