Nursing Up: “Manovra 2027, l’allarme unanime delle Regioni sui Lea non può restare inascoltato, la politica cambi rotta”
Roma, 6 novembre 2026 – «Quando tutte le Regioni, senza distinzioni politiche, arrivano a denunciare il rischio di non riuscire a garantire i Livelli essenziali di assistenza, significa che il problema non può più essere affrontato con rassicurazioni o interventi parziali. La politica ha il dovere di ascoltare questo allarme e imprimere una svolta concreta al finanziamento e all’organizzazione della sanità pubblica».
È la posizione di Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, dopo la presa di posizione unanime della Conferenza delle Regioni sulla manovra 2027.
«Riconosciamo che il Fondo sanitario nazionale cresce e raggiungerà 146,3 miliardi di euro nel 2027. Ma l’aumento complessivo di 3,4 miliardi comprende un miliardo già previsto dalla precedente legge di Bilancio. Le nuove risorse della manovra sono circa 2,4 miliardi, mentre i costi di gestione, i rinnovi contrattuali e le necessità assistenziali continuano ad aumentare. Non basta incrementare le cifre sulla carta se poi ospedali e territori non riescono a garantire servizi e personale adeguati».
Per Nursing Up, la denuncia delle Regioni rappresenta un passaggio istituzionale importante, ma deve accompagnarsi a una riflessione sulle responsabilità della programmazione sanitaria.
«Alle Regioni riconosciamo il coraggio di aver sollevato unanimemente il problema. Ma chiediamo anche un cambio di metodo. Non possiamo continuare a governare la carenza di personale attraverso soluzioni emergenziali, rincorrendo infermieri all’estero mentre quelli formati in Italia lasciano il Servizio sanitario nazionale, oppure pensando di compensare la mancanza di professionisti qualificati attraverso l’introduzione dell’assistente infermiere, una figura sulla quale Nursing Up ha espresso una contrarietà netta e motivata».
Il sindacato richiama ancora una volta una carenza di circa 175mila infermieri rispetto agli standard europei, un divario che richiede interventi strutturali e non semplici correttivi organizzativi.
«Il reclutamento internazionale non può sostituire una politica capace di trattenere i nostri professionisti. E le figure di supporto, come l’assistente infermiere, non possono diventare un’alternativa agli infermieri laureati. Occorrono piani pluriennali di assunzione, valorizzazione economica, percorsi di carriera, investimenti nella formazione universitaria e condizioni di lavoro che restituiscano attrattività alla professione. Diversamente continueremo a perdere competenze, aggravando le difficoltà di chi resta nei reparti e mettendo sotto pressione la sicurezza delle cure».
De Palma invita quindi Governo, Parlamento e Regioni a trasformare il confronto sulla manovra in un impegno condiviso, superando contrapposizioni politiche e interventi frammentari.
«La sanità non può vivere di continue emergenze. Occorre una strategia nazionale che metta insieme finanziamenti adeguati, fabbisogni reali di personale, organizzazione territoriale e tutela delle competenze professionali. Chiediamo alla politica di assumersi questa responsabilità e alle Regioni di dimostrare, attraverso scelte coerenti, che la programmazione può finalmente prevalere sull’improvvisazione».
Infine, un messaggio chiaro al ministro della Salute Orazio Schillaci.
«Il ministro aveva rappresentato la necessità di 5,5 miliardi di risorse aggiuntive, mentre la manovra ne introduce soltanto 2,4. Comprendiamo la responsabilità istituzionale di difendere il lavoro del Governo e riconosciamo gli incrementi ottenuti. Ma chiediamo al ministro maggiore coerenza e chiarezza: se il fabbisogno individuato era superiore, è necessario spiegare come si intenda colmare la distanza e garantire gli obiettivi assistenziali. Non è una questione di appartenenza politica, ma di responsabilità verso i cittadini e verso chi ogni giorno tiene in piedi il Servizio sanitario nazionale».
«La vera misura di una manovra sanitaria non è soltanto quanto aumenta il Fondo, ma quante cure riesce a garantire e quanti professionisti riesce a trattenere. È su questo che chiediamo alla politica di dare finalmente risposte», conclude De Palma.

