Radioterapia, un’evoluzione continua: dall’innovazione tecnologica al “farmaco di precisione” per cure oncologiche personalizzate
36° Congresso Nazionale AIRO, a Rimini dal 20 al 22 novembre
Milano, 5 novembre 2026 – In Italia, il 60% dei pazienti oncologici necessita di radioterapia, un trattamento a cui, secondo stime internazionali, è riconducibile il 40% delle guarigioni da tumore. Dalle prime applicazioni cliniche a oggi, la disciplina ha conosciuto una profonda evoluzione, affermandosi come componente essenziale e integrata dell’assistenza oncologica: non solo nella cura della malattia, ma anche nella gestione delle recidive e nel controllo dei sintomi e del dolore.
A questa evoluzione è dedicato il 36° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO), in programma a Rimini dal 20 al 22 novembre in forma congiunta con il 35° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Radiobiologia (AIRB) e il 14° Congresso Nazionale AIRO Giovani. Nell’arco delle tre giornate, si alterneranno sessioni plenarie e parallele dedicate all’innovazione tecnologica, all’integrazione con le terapie sistemiche, alla ricerca radiobiologica, alla teranostica e alla sostenibilità dei percorsi di cura. Ampio spazio sarà riservato anche alle sessioni congiunte con altre Società scientifiche, oltre a momenti di interazione, networking e letture: un programma che intende valorizzare l’integrazione multidisciplinare e la centralità del paziente, in un contesto in cui la radio-oncologia è chiamata a superare una lettura esclusivamente tecnica del proprio ruolo.
“Dobbiamo andare oltre la visione della radioterapia come semplice tecnica di erogazione delle radiazioni. Oggi possiamo considerarla, a tutti gli effetti, un ‘farmaco di precisione’: non basta indirizzare il fascio sul bersaglio anatomico, la radiazione va prescritta tenendo conto delle caratteristiche biologiche del tumore, del suo microambiente e della risposta individuale del paziente”, esordisce Stefano Pergolizzi, professore ordinario di Radioterapia oncologica e direttore della Scuola di specializzazione in Radioterapia dell’Università degli Studi di Messina, direttore UOC Radioterapia oncologica e coordinatore del Gruppo oncologico multidisciplinare polmone dell’Azienda ospedaliero-universitaria “G. Martino” di Messina, presidente AIRO. “Se la radiazione è un farmaco, allora la dose diventa dosaggio, il frazionamento uno schema terapeutico e il volume bersaglio una selezione accurata del target biologico, all’interno di un processo decisionale necessariamente condiviso e multidisciplinare. La radioterapia non è un’alternativa alle altre terapie: è parte di un’unica strategia di cura”.
La radioterapia rappresenta oggi uno dei pilastri del trattamento di numerose neoplasie: impiegata da sola o in associazione con chirurgia e terapie farmacologiche, è in molti casi un’opzione terapeutica potenzialmente curativa.
La sua efficacia è documentata in numerosi ambiti dell’oncologia. Nel tumore della prostata in stadio precoce consente un controllo della malattia a 10 anni superiore al 95%, rappresentando un’alternativa consolidata alla chirurgia. Nel tumore del polmone localmente avanzato non operabile, la combinazione con la chemioterapia può portare alla guarigione di circa il 20% dei pazienti, mentre nelle forme iniziali la radioterapia stereotassica ad alte dosi offre, in pazienti selezionati, risultati paragonabili a quelli della chirurgia. Nei tumori del distretto testa-collo svolge un ruolo centrale nel controllo della malattia e nella preservazione delle funzioni; nel tumore della mammella, dopo l’intervento chirurgico, riduce il rischio di recidiva e contribuisce a migliorare la sopravvivenza a lungo termine. Anche nel linfoma di Hodgkin in stadio precoce, l’integrazione con la chemioterapia consente di ridurre i volumi irradiati e l’esposizione ai farmaci, mantenendo risultati terapeutici equivalenti.
“Il radio-oncologo è una figura clinica ‘ibrida’, perché integra competenze mediche e conoscenze tecnologiche avanzate. Non si limita a stabilire dove e come irradiare un tumore: valuta le caratteristiche della malattia, le condizioni del paziente, le immagini diagnostiche e le possibilità offerte dalle tecnologie più innovative, per definire il trattamento più appropriato. Lavora in stretta sinergia con gli altri specialisti e con i professionisti della fisica medica, traducendo le informazioni cliniche e diagnostiche in un piano terapeutico altamente personalizzato. Il valore aggiunto per il paziente è proprio questo: poter contare su un trattamento sempre più preciso, efficace e calibrato sulla propria situazione clinica, capace di colpire il tumore risparmiando il più possibile i tessuti sani”, sottolinea Stefano Magrini, professore emerito di Radioterapia all’Università degli Studi di Brescia, già direttore scientifico del Comprehensive Cancer Center ASST Spedali Civili di Brescia, membro del Comitato tecnico organizzativo AIRO.
L’evoluzione tecnologica e delle competenze cliniche ha ampliato il ruolo della radioterapia anche nella malattia metastatica, aprendo a obiettivi terapeutici che vanno oltre la gestione dei sintomi. In casi selezionati, il trattamento può contribuire a rallentare la progressione della malattia, ritardare il ricorso a successive linee terapeutiche e preservare la qualità di vita.
“Oggi possiamo offrire trattamenti sempre più precisi e ben tollerati, che si integrano con le terapie farmacologiche all’interno di una strategia di cura complessiva. La radioterapia non è più soltanto uno strumento per il controllo dei sintomi, ma può assumere un ruolo attivo anche nella gestione della malattia metastatica. È fondamentale, tuttavia, che ogni scelta venga condivisa all’interno di un’équipe multidisciplinare e che il paziente sia informato con chiarezza sui benefici attesi, sui possibili effetti collaterali e sulle alternative terapeutiche”, aggiunge Pierluigi Bonomo, dirigente medico SOD Radioterapia oncologica, coordinatore del Gruppo oncologico multidisciplinare tumori cervico-facciali dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, presidente eletto AIRO.
La ricerca sta aprendo nuove prospettive attraverso modalità di irradiazione sempre più evolute. Tra le innovazioni più significative c’è la radioterapia adattativa guidata dalle immagini, che consente di verificare, prima e durante il trattamento, la posizione del tumore e le eventuali variazioni anatomiche degli organi circostanti, aggiornando il piano terapeutico in base alle condizioni effettive del paziente.
Tra le opzioni disponibili rientrano anche la protonterapia e la terapia con ioni carbonio, applicabili in specifici contesti clinici, soprattutto quando è importante limitare l’esposizione dei tessuti sani. Tra le prospettive di ricerca figurano anche la radioterapia FLASH, che eroga la dose in tempi estremamente brevi e ad altissima intensità, e la radioterapia spazialmente frazionata, che utilizza distribuzioni di dose non uniformi all’interno del volume tumorale: entrambe sono oggetto di crescente interesse per il loro potenziale nel migliorare il rapporto tra efficacia antitumorale e protezione dei tessuti circostanti.
Un ulteriore ambito di sviluppo è rappresentato dalla teranostica e dalle terapie con radioligandi, un’area di collaborazione tra radioterapia oncologica e medicina nucleare. Questi approcci integrano diagnostica e trattamento mediante molecole capaci di riconoscere specifici bersagli sulle cellule tumorali e veicolare radiazioni direttamente verso di esse: trovano già applicazione in alcune neoplasie neuroendocrine e nel tumore della prostata metastatico, con prospettive di estensione ad altri ambiti oncologici.
“La sfida per la radioterapia del futuro non è soltanto disporre di tecnologie sempre più avanzate per colpire il tumore con maggiore precisione, ma comprendere a fondo come le radiazioni interagiscono con la biologia tumorale, il microambiente e il sistema immunitario. La nostra disciplina parte dalla conoscenza dei meccanismi biologici della malattia per tradurli in strategie di cura sempre più efficaci e personalizzate. Le nuove modalità di irradiazione potranno esprimere appieno il loro potenziale attraverso una sempre maggiore integrazione con immunoterapia, chemioterapia e le altre opzioni disponibili, all’interno di percorsi multidisciplinari costruiti sulle caratteristiche del singolo paziente”, conclude Liliana Belgioia, professoressa associata di Radioterapia all’Università degli Studi di Genova, direttrice f.f. UO Radioterapia oncologica IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova, membro del Consiglio direttivo AIRO.

