Dl Bilancio, Conflavoro PMI boccia l’articolo 73. Broya de Lucia: “Sul payback nessuna tutela per le piccole imprese”
Roma, 31 ottobre 2026 – Conflavoro PMI Sanità, associazione di rappresentanza delle imprese del medtech italiano, critica l’impostazione dell’articolo 73 del disegno di legge di Bilancio 2027-2029, che conferma il meccanismo del payback sui dispositivi medici e ne programma il recupero per il periodo 2019-2023 fino al 2031, senza prevedere specifiche franchigie o esenzioni a favore delle micro e piccole imprese.
“Il Governo mette in calendario il dissanguamento delle imprese che forniscono il Servizio sanitario nazionale. Si continua a chiedere denaro per forniture già effettuate, trasferendo sui fornitori una parte degli oneri derivanti dagli sforamenti della spesa pubblica. È un meccanismo economicamente insostenibile e profondamente ingiusto. Le PMI non possono diventare il bancomat delle Regioni”, dichiara Gennaro Broya de Lucia, presidente di Conflavoro PMI Sanità.
La proposta prevede uno stanziamento statale di 350 milioni di euro annui dal 2028 al 2031, per un totale di 1,4 miliardi, destinato a concorrere alla copertura degli oneri a carico delle aziende fornitrici. Per quanto riguarda il 2019, il pagamento è previsto entro il 30 luglio 2027. Per questa annualità, tuttavia, il testo non richiama la detrazione del contributo statale prevista per quelle successive. Inoltre, il nuovo tetto di spesa del 4,7% decorrerebbe soltanto dal 2027, senza un’esplicita estensione al periodo pregresso.
“Il contributo statale non cancella il problema, né elimina la pretesa economica nei confronti delle imprese. E per le PMI non è prevista neppure un’esenzione. Dopo anni di incertezza, si prospetta ai fornitori un ulteriore calendario di esborsi, senza alcuna tutela per le realtà imprenditoriali più piccole. Chiediamo al Parlamento di intervenire per cancellare il payback anche sulle annualità pregresse e introdurre l’esenzione per le micro e piccole imprese. La sanità pubblica deve pagare ciò che acquista: non può ordinare dispositivi medici, utilizzarli negli ospedali e successivamente trasferire sui fornitori il costo degli sforamenti di bilancio”, conclude Broya de Lucia.

