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Andrea, un anno dopo il trapianto all’Ospedale Mauriziano di Torino: “Ho ritrovato il mio ginocchio e la mia vita”

31/10/2026 Piemonte
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All’Ospedale Mauriziano di Torino il primo intervento in Italia che ha associato la tecnica BioUni a un innesto osteocondrale fresco da donatore

Un percorso di cura complesso, scelto per offrire a un giovane paziente un’alternativa alla protesi. A dodici mesi dall’operazione, i controlli confermano il successo clinico.

Torino, 31 ottobre 2026 – «Non ho più avuto quel dolore al ginocchio che mi aveva accompagnato per anni. E sono tornato a fare le cose che facevo prima». Andrea ha 34 anni, vive nel Cuneese, lavora come personal trainer e ha sempre praticato sport con grande passione, cimentandosi anche nelle competizioni di culturismo. Oggi racconta con soddisfazione il risultato di un intervento chirurgico particolarmente complesso, eseguito il 25 settembre 2025 all’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino.

Un trapianto osteocondrale che ha permesso di ricostruire una parte gravemente danneggiata del ginocchio utilizzando tessuto osseo e cartilagineo proveniente da un donatore. Per la prima volta in Italia, l’intervento aveva associato la tecnica chirurgica strumentale BioUni a un innesto osteocondrale fresco (fresh allograft).

A un anno di distanza, il bilancio è decisamente positivo. Tutti i controlli effettuati durante i dodici mesi successivi all’operazione hanno documentato la progressiva evoluzione del trapianto. La conferma più importante è arrivata pochi giorni fa, quando Andrea è stato nuovamente operato per rimuovere una piccola placca metallica utilizzata nel primo intervento. Nell’occasione, un’artroscopia ha consentito di verificare direttamente le condizioni del tessuto trapiantato, evidenziandone un’integrazione ottimale.

Una scelta complessa, costruita intorno al paziente

Andrea soffriva da anni di un’importante lesione osteocondrale del femore, conseguenza di un’osteocondrite dissecante, una patologia che può determinare il distacco e la perdita di porzioni di osso e cartilagine articolare. Il dolore era diventato persistente e limitava sensibilmente la sua vita quotidiana e l’attività fisica.

Diversi specialisti consultati gli avevano prospettato la possibilità di ricorrere a una protesi parziale del ginocchio. Una soluzione praticabile, ma particolarmente impegnativa da considerare in un paziente così giovane.

Al Mauriziano, il professor Davide Edoardo Bonasia, specialista della Struttura di Ortopedia e Traumatologia diretta dal professor Roberto Rossi, ha proposto un percorso differente: preservare l’articolazione attraverso una ricostruzione biologica, evitando, almeno in questa fase della vita, il ricorso alla protesi.

«Avevo consultato diversi specialisti in tutta Italia – racconta Andrea – ma durante il primo incontro con il professor Bonasia ho sentito qualcosa di diverso. Mi sono sentito messo al centro, ascoltato. Sapevo che sarebbe stato un percorso più lungo e con maggiori incognite rispetto alla protesi, ma ho deciso di affrontarlo. Ho scelto quello che ritenevo il meglio per me».

L’intervento, durato circa due ore e mezza, ha previsto inizialmente un’osteotomia, cioè un riallineamento osseo del ginocchio, seguita dalla ricostruzione della superficie articolare danneggiata attraverso l’impianto di un unico tassello di osso e cartilagine proveniente da un donatore. La tecnica BioUni consente infatti di utilizzare un innesto di forma ellittica, adattato alla zona da ricostruire, anziché ricorrere all’inserimento di molteplici piccoli cilindri di tessuto.

L’altra caratteristica fondamentale dell’intervento riguarda la natura dell’innesto: un tessuto fresco, non congelato, conservato a una temperatura di circa 4 gradi per preservare la vitalità delle cellule cartilaginee. Una soluzione che presenta importanti vantaggi biologici, ma richiede una pianificazione particolarmente accurata, anche per la necessità di coordinare la disponibilità del tessuto con i tempi dell’intervento chirurgico.

Determinante, in questo percorso, è stata la collaborazione con la Banca dei Tessuti Muscoloscheletrici del CTO della Città della Salute e della Scienza di Torino, che ha reso disponibile l’innesto. Un lavoro che ha coinvolto in particolare la dottoressa Ilaria Salussolia e i professionisti impegnati nelle attività di prelievo e conservazione dei tessuti.

Un anno di controlli, fino alla conferma del risultato

«In Italia erano già stati eseguiti trapianti con tessuto osteocondrale fresco e interventi con tecnica BioUni, ma in quest’ultimo caso utilizzando innesti congelati – spiega il professor Bonasia –. L’associazione delle due metodiche rappresenta la particolarità di questo intervento. La scelta è stata il risultato di un’attenta valutazione delle condizioni del paziente e delle possibili alternative terapeutiche. Non si è trattato della strada più semplice, ma di quella che abbiamo ritenuto più appropriata per Andrea, considerando la sua età e le sue esigenze. A un anno dall’operazione, la risoluzione dei sintomi e l’ottimale integrazione dell’innesto, verificata anche artroscopicamente, ci consentono di parlare di un successo clinico».

Un risultato che nasce da un lavoro multidisciplinare e da una preparazione particolarmente meticolosa. Accanto al professor Bonasia hanno partecipato all’intervento gli ortopedici Federica Rosso, Giorgio Governale, Domenico Battaglia e Salvatore Iacono, con lo strumentista Nicola Greco e l’anestesista Elena Conti, insieme al personale infermieristico di sala operatoria e del reparto. Un percorso reso possibile anche dal sostegno organizzativo della Direzione aziendale e dalla collaborazione tra le diverse strutture coinvolte.

Per Andrea, intanto, il risultato si misura soprattutto nelle piccole e grandi conquiste della vita quotidiana. «I primi due mesi dopo l’intervento sono stati difficili, perché non potevo caricare il peso sul ginocchio. Ma ricordo perfettamente quando ho ricominciato a camminare. Ero appena uscito da una visita di controllo al Mauriziano e quasi non riuscivo a credere che il ginocchio reggesse così bene, senza dolore e senza fastidio. È stata una sensazione bellissima».

Oggi Andrea ha ripreso progressivamente anche gli allenamenti in palestra. E conserva un ricordo particolarmente positivo dell’assistenza ricevuta: «Non mi hanno mai lasciato solo. Il professor Bonasia e tutta la sua équipe sono sempre stati presenti, disponibili, attenti a ogni controllo e ogni volta che ne ho avuto bisogno».

«La qualità delle cure è anche nella capacità di scegliere il percorso più appropriato per ogni persona», sottolinea il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano, Franca Dall’Occo. «La vicenda di Andrea racconta bene il valore di una sanità che mette il paziente al centro delle proprie decisioni, valutando con attenzione le alternative e affrontando anche percorsi complessi quando possono offrire prospettive importanti. È un risultato che ci rende particolarmente soddisfatti e che testimonia la competenza dei nostri professionisti, la qualità del lavoro di équipe e l’importanza della collaborazione tra strutture sanitarie».

A un anno dall’intervento, Andrea può guardare al futuro con rinnovata fiducia. Il suo ginocchio ha superato una prova importante. E dietro questo risultato ci sono una scelta condivisa, un lungo percorso di cura e il lavoro di tanti professionisti che hanno contribuito a renderlo possibile.

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