mercoledì, 21 Ottobre 2026

Farmaci di automedicazione: una risorsa per la salute, il SSN e l’economia. Un valore da 3 miliardi l’anno

Presentato a Roma lo studio TEHA per Federchimica Assosalute: benefici economici e organizzativi fino a 3 miliardi di euro, una filiera che genera 1,35 miliardi di euro di impatto economico e occupazione altamente qualificata. Un comparto che può crescere ancora: servono più cultura sanitaria e un allargamento dell’offerta

Roma, 20 ottobre 2026 – Una capacità assistenziale pari a circa 91 milioni di visite l’anno dal medico di medicina generale, quasi 1 milione di accessi al Pronto Soccorso per disturbi a bassa complessità potrebbero trovare una risposta più appropriata utilizzando l’automedicazione responsabile. Questi alcuni numeri dello studio “Il valore dell’automedicazione. Un pilastro per la salute pubblica e l’economia del Paese”, realizzato da TEHA Group, società di The European House – Ambrosetti per Federchimica Assosalute, presentato oggi a Roma, a Palazzo Baldassini, nel corso dell’evento “Farmaci di automedicazione: asset strategico per la salute, la governance farmaceutica e la competitività del sistema Paese”.

Il valore per il Servizio Sanitario Nazionale e per i cittadini

In un contesto in cui i medici di medicina generale sono passati da 44.270 a 36.812 tra il 2016 e il 2024 (-16,8%) e gli accessi al Pronto Soccorso sono tornati a sfiorare i 19 milioni nel 2024, l’automedicazione responsabile, complementare e non alternativa all’assistenza professionale, contribuisce a orientare ogni bisogno di salute verso il livello di risposta più appropriato. Secondo lo studio, i farmaci di automedicazione – pari al 13,5% dei volumi della farmaceutica territoriale – liberano tempo per il medico per un valore stimato in circa 1,9 miliardi di euro, tempo che può essere dedicato ai pazienti cronici, fragili e con bisogni più complessi; a questo si aggiungono circa 600 milioni di euro di tempo restituito ai cittadini. Sul fronte dell’emergenza-urgenza, un ricorso appropriato all’automedicazione potrebbe evitare quasi 1 milione di accessi l’anno per disturbi a bassa complessità, con un costo associato di circa 306 milioni di euro, di cui 281 a carico del SSN.

Nel complesso, i benefici economici e organizzativi generati dall’automedicazione sono stimati in quasi 3 miliardi di euro l’anno. Si tratta di stime di capacità assistenziale e di tempo liberati. Sul piano della salute, l’automedicazione interviene sul 10,7% del carico di cattiva salute degli italiani, legato a disturbi lievi e molto diffusi: senza di essa, secondo le stime, nell’arco della vita si trascorrerebbero in media 4,8 mesi in meno in buona salute.

Una filiera industriale ad alta produttività

Le aziende associate ad Assosalute, che rappresentano oltre il 70% del mercato, hanno generato nel 2025 ricavi per 1.383 milioni di euro (+1,3%) e un valore della produzione di 1.270 milioni. Il valore aggiunto diretto è di circa 350 milioni di euro; considerando gli effetti indiretti e indotti lungo l’intera filiera, il contributo complessivo sale a 1,35 miliardi di euro, con un moltiplicatore economico di 3,9 (contro il 3,2 della manifattura). Il valore aggiunto per addetto, circa 156.000 euro, è quasi il doppio di quello della manifattura (82.000 euro).

Quella dell’automedicazione è una filiera che investe in competenze: oltre la metà degli occupati diretti (56,1%) ha una laurea, il 44,1% è donna e l’occupazione cresce (+2,3% rispetto al 2023). Ogni posto di lavoro nel settore ne sostiene quasi altri cinque lungo la filiera con un effetto leva superiore alla media manifatturiera (moltiplicatore 5,7, contro il 3,5).

Il posizionamento dell’Italia in Europa

Nonostante questi benefici, il potenziale del settore dei farmaci di automedicazione resta in parte inespresso. In Italia la spesa pro capite per medicinali da banco è di 54,3 euro l’anno, tra le più basse tra i principali Paesi europei, e meno di 1 italiano su 5 dichiara di averne fatto uso nelle due settimane precedenti l’indagine contro il 37% della Germania e il 70% della Finlandia. Incide soprattutto l’ampiezza dell’offerta: tra il 2015 e il 2025 l’Italia ha registrato 6 switch, cioè riclassificazioni da farmaco con obbligo di ricetta a farmaco senza obbligo di prescrizione, contro i 15 della Germania e i 26 del Regno Unito. A questo si aggiunge un tema culturale: sebbene l’Italia parta da una base più solida sull’automedicazione, con medici e farmacisti che restano i primi riferimenti per quanto riguarda i disturbi più comuni, l’obiettivo resta rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria generale (il 58% degli adulti ha competenze sanitarie inadeguate o problematiche contro il 46% della media europea).

Informazione e intelligenza artificiale

Un obiettivo reso ancora più rilevante da uno scenario in cui l’informazione sanitaria passa sempre più da internet, social e intelligenza artificiale. Medico di famiglia e farmacista restano, nel modello italiano di automedicazione, i principali riferimenti per i disturbi lievi (48,2% e 47,9%), ma cresce il peso delle fonti digitali. Per questo è fondamentale, secondo lo studio, saper riconoscere i disturbi gestibili con l’automedicazione, verificare le fonti e sapere quando rivolgersi al medico o al farmacista.

Lo studio segnala inoltre l’opportunità di modernizzare le regole sulla comunicazione al pubblico dei farmaci senza obbligo di prescrizione, definite prima della diffusione di social e intelligenza artificiale.

“Questo studio evidenzia che l’automedicazione rappresenta un asset strategico per il Paese: restituisce tempo ai medici di famiglia, aiuta a dare a ogni bisogno di salute la risposta più appropriata e sostiene una filiera ad alta produttività, con benefici stimati in quasi 3 miliardi di euro l’anno”, dichiara Michele Albero, Presidente di Federchimica Assosalute. “L’automedicazione responsabile non significa lasciare solo il cittadino, al contrario, vuol dire metterlo nelle condizioni di fare bene ciò che può fare, sapendo quando e a chi rivolgersi. Per esprimerne a pieno il potenziale servono due passi concreti: più Health Literacy, con campagne di alfabetizzazione sanitaria, educazione alla corretta automedicazione e un dialogo più stretto tra farmacisti e medici – anche grazie alla piena operatività del dossier farmaceutico del Fascicolo Sanitario – e un’offerta più ampia, con procedure di switch più snelle. Ci auguriamo che questo lavoro sia il punto di partenza per costruire una alleanza stabile con Istituzioni, professionisti sanitari e cittadini per valorizzare il ruolo del comparto nella governance farmaceutica nazionale. Assosalute è pronta a fare la propria parte.”

“Il valore dell’automedicazione, in questo Studio, è espresso nelle sue molteplici dimensioni: industriale, sanitaria e di salute delle persone”, spiega Daniela Bianco, Partner di The European House – Ambrosetti e Responsabile della Practice Health & Life Sciences di TEHA Group. “I risultati sono chiari: ogni euro di valore aggiunto generato dalle imprese del settore ne attiva quasi altri tre nel resto dell’economia, mentre un ricorso appropriato ai farmaci di automedicazione libera capacità assistenziale per i professionisti e contribuisce a vivere in buona salute più a lungo. L’Italia, tuttavia, ha ancora ampi margini di crescita rispetto ad altri Paesi europei. Colmare questo divario, in modo responsabile e con il supporto dei professionisti sanitari, significa trasformare un potenziale ancora inespresso in un beneficio concreto per le persone, il Servizio Sanitario Nazionale, e il sistema economico-produttivo del Paese”.

Alla presentazione dello studio sono seguiti due panel di confronto: il primo, dedicato al contributo industriale ed economico del comparto alla crescita del Paese e alla sostenibilità del SSN; il secondo, focalizzato sul valore dell’automedicazione per il cittadino e sul ruolo dei professionisti sanitari di prossimità.

Sono intervenuti: Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio, Emanuele Monti, componente del CdA dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), i Senatori Elena Murelli e Ignazio Zullo; gli Onorevoli Luciano Ciocchetti, Gian Antonio Girelli, Ilenia Malavasi; Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento della programmazione dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario, Ministero della Salute, Gabriella Guasticchi, Direttore Generale della Direzione generale dei dispositivi medici e del farmaco, Ministero della Salute, Claudia Biffoli, Dirigente Divisione IV – Biotecnologie e farmaceutica, Direzione generale per le nuove tecnologie abilitanti, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Carlo Curatola, Segretario Nazionale della Federazione Italiana Medici di Famiglia (FIMMG), Eugenio Leopardi, Presidente dell’Unione Tecnica Italiana Farmacisti (UTIFAR), Andrea Mandelli, Presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI), Anna Lisa Mandorino, Segretario Nazionale di Cittadinanzattiva, Alfredo Procaccini, Vice Presidente vicario della Federazione Nazionale dei Titolari di Farmacia Italiani (Federfarma), Alessandro Rossi, Presidente della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).

“Le scienze della vita rappresentano oggi uno dei settori strategici del Made in Italy, grazie a competenze e capacità industriali che rendono il nostro Paese competitivo anche sui mercati internazionali. È fondamentale continuare a lavorare in una logica di sistema, mettendo a confronto istituzioni e filiera per individuare interventi capaci di sostenere ricerca, produzione e semplificazione”, ha dichiarato Claudia Biffoli, Dirigente Divisione IV – Biotecnologie e farmaceutica, Direzione generale per le nuove tecnologie abilitanti, Dipartimento per il digitale, la connettività e le nuove tecnologie del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

“Prevenzione e automedicazione responsabile possono contribuire concretamente alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Per farlo serve però una maggiore cultura dell’uso appropriato dei farmaci, costruita attraverso l’informazione dei cittadini e il coinvolgimento di medici e farmacisti. È mettendo insieme tutti gli attori del sistema che possiamo garantire cure appropriate e, allo stesso tempo, liberare risorse per le terapie più innovative e necessarie”, ha dichiarato l’Onorevole Luciano Ciocchetti, Vicepresidente della XII Commissione della Camera dei deputati.

“La fiducia e la relazione di fiducia sono il luogo naturale dell’educazione sanitaria. Per il medico di famiglia, questa fiducia si costruisce nel tempo, attraverso la continuità della relazione con il paziente e una serie di contatti efficaci, fondati su ascolto e appropriatezza. Per questo, il tempo è la variabile più importante”, ha dichiarato Carlo Curatola, Vicesegretario Nazionale della Federazione Italiana Medici di Famiglia (FIMMG).

“La sfida non è soltanto promuovere un uso corretto dei medicinali, ma costruire un sistema in cui il cittadino sia sempre più consapevole e adeguatamente supportato nelle proprie scelte di salute. In questo percorso, la farmacia di prossimità e la collaborazione con il medico rappresentano presìdi fondamentali per intercettare i bisogni, prevenire i rischi e garantire la sicurezza delle cure. Un modello di assistenza integrata che può contribuire a rendere il Servizio Sanitario Nazionale più efficace e sostenibile”, ha dichiarato Gabriella Guasticchi, Direttore Generale della Direzione generale dei dispositivi medici e del farmaco del Ministero della Salute.

“Dobbiamo fare uno sforzo per sapere comunicare al cittadino, spendere una parola giusta per indicare l’utilizzo corretto e i sintomi appropriati dei farmaci. È fondamentale fornire protocolli chiari e condivisi per guidare il cittadino nell’automedicazione responsabile”, ha dichiarato Eugenio Leopardi, Presidente dell’Unione Tecnica Italiana Farmacisti (UTIFAR).

“Automedicazione responsabile, farmacia dei servizi ed educazione sanitaria sono leve concrete per rendere il nostro Servizio Sanitario Nazionale più sostenibile e vicino ai cittadini. Dobbiamo lavorare insieme, istituzioni e privati, per rafforzare le competenze sanitarie delle persone e favorire un accesso alle cure sempre più appropriato”, ha dichiarato Emanuele Monti, componente del CdA dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

“Investire in prevenzione significa investire nella sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale. Per farlo dobbiamo accrescere l’alfabetizzazione sanitaria dei cittadini, a partire dalle scuole, e rafforzare una rete di prossimità che coinvolga medici, pediatri e farmacisti. Più conoscenza e consapevolezza consentono alle persone di prendersi cura della propria salute in modo più responsabile e di utilizzare in maniera appropriata anche gli strumenti di automedicazione”, ha dichiarato l’Onorevole Ilenia Malavasi, Componente della XII Commissione della Camera dei deputati.

“Un farmacista che oggi può fare sempre di più per la salute dei cittadini è la prova concreta della capacità di una professione con oltre 800 anni di storia di rinnovarsi e guardare al futuro. Vogliamo continuare a percorrere questa strada con determinazione, contribuendo da protagonisti al nuovo modello di assistenza territoriale delineato dal DM 77, che punta sull’integrazione tra le professioni sanitarie per affrontare la crescente complessità dei bisogni di salute dei cittadini”, ha dichiarato Andrea Mandelli, Presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI).

“L’alfabetizzazione sanitaria è un vaccino sociale: non solo una responsabilità, ma un diritto che rende i cittadini protagonisti delle proprie scelte di salute. Nell’era dell’intelligenza artificiale, la sfida non è contrastare il digitale, ma trasformarlo in uno strumento di informazione affidabile, aiutando le persone a distinguere quando possono agire in autonomia e quando è necessario affidarsi a medici e farmacisti. Investire sui giovani è decisivo: educare uno studente alla salute significa raggiungere un’intera famiglia e costruire comunità più consapevoli”, dichiara Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva.

“Uno strumento fondamentale è il fascicolo sanitario elettronico, il cui pieno utilizzo presenta ancora alcune criticità legate alle modalità di autorizzazione alla consultazione da parte del paziente. Un passaggio che oggi richiede spesso il supporto degli operatori sanitari, assorbendo tempo professionale che è importante valorizzare”, ha dichiarato Alfredo Procaccini, Vicepresidente Vicario di Federfarma.

“L’automedicazione può liberare molte risorse, ma a mio modo di vedere la più importante è il tempo di cura: restituire tempo al medico di famiglia significa consentirgli di concentrarsi sull’attività clinica che richiede realmente il suo intervento, migliorando anche l’appropriatezza delle cure”, ha dichiarato Alessandro Rossi, Presidente della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).

Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione, rappresenta in Italia le aziende che producono e commercializzano farmaci di automedicazione o da banco (Over The Counter). È una delle 17 associazioni di settore di Federchimica, Federazione nazionale dell’industria chimica, e a livello internazionale aderisce ad AESGP, Associazione europea dell’industria del self-care.

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