giovedì, 8 Ottobre 2026

Intese Relyens con UniFi e Unint su modelli risk management

Nei prossimi mesi sarà lanciato uno studio sulle Ica. Modaudo: “A quasi 10 anni dalla Gelli necessarie sinergie tra tutti gli attori”.

Roma, 8 ottobre 2026 – Approfondire i modelli più efficienti di risk management sanitario, migliorando le sinergie tra tutti gli attori del sistema e calibrando le soluzioni più adatte in ragione dell’evoluzione normativa, a quasi dieci anni dalla approvazione della legge Gelli-Bianco. In quest’ottica il gruppo Relyens, realtà mutualistica europea di riferimento nei settori dell’assicurazione e della gestione dei rischi in sanità, ha annunciato il rinnovo della convenzione con l’Università di Firenze e una nuova intesa con l’Università degli Studi internazionali di Roma (Unint). La notizia è giunta nel corso dell’evento ‘Gestione del rischio sanitario tra responsabilità e assicurazione: esperienze applicative e scenari evolutivi’, che si è svolto ieri proprio nell’Aula Magna di Unint. Il confronto con gli stakeholder condurrà tra l’altro al prossimo lancio di un nuovo studio Relyens sulle Ica (Infezioni correlate all’assistenza) e sull’antibiotico-resistenza.

“Aspettare l’evento avverso significa aver già perso la partita: è indispensabile investire nel contenimento del rischio che, pur non potendo essere azzerato, può essere affrontato attraverso una maggiore consapevolezza. L’assicurazione non deve essere vista come un mero strumento di trasferimento economico del rischio, ma come un percorso condiviso in cui conoscenza e gestione viaggiano insieme”, ha spiegato Adriana Modaudo, direttrice esecutiva di Relyens in Italia. Poi ha aggiunto: “Quando si parla di gestione del rischio a 360 gradi non è possibile agire da soli: serve la collaborazione sinergica di tutti gli attori. Fintanto che non si intraprende un percorso comune, interventi normativi come la legge Gelli rischiano di rimanere privi di una reale applicazione pratica”.

Durante la giornata è stato fatto un focus sul percorso della Regione Lazio, che ha realizzato un progetto basato sulla mappatura della gestione del rischio nelle diverse strutture.

Giuseppe Sabatelli, coordinatore Centro regionale rischio clinico della Regione Lazio, ha esposto i risultati di sintesi del progetto: “Si tratta di un’iniziativa innovativa basata sulla raccolta di dati per fotografare la situazione della gestione della qualità e della sicurezza delle cure su un campione di trentuno strutture pubbliche e private del Lazio. I riscontri finali hanno mostrato un miglioramento sensibile dei risultati a livello regionale, pur permanendo alcuni margini di miglioramento a livello locale”. “L’analisi – ha proseguito Sabatelli – ha evidenziato la necessità di una reale integrazione delle competenze e dell’allineamento delle attività all’interno delle strutture. Un ulteriore elemento essenziale si è dimostrata la digitalizzazione della documentazione, indispensabile per monitorare l’effettiva applicazione delle procedure, superando i limiti del supporto cartaceo. Tra i punti critici rilevati figurano la scarsa condivisione dei dati, spesso non trasformati in informazioni e gestiti in modo non strutturato oltre alla necessità di curare con particolare attenzione l’elaborazione di alcuni documenti di sistema al fine di utilizzarne a pieno le potenzialità di governo dei processi”.

Rita Petrina, consulente della Direzione regionale Salute e integrazione sociosanitaria Regione Lazio, ha invece chiarito che “il nuovo progetto di governance regionale punta a superare l’approccio tradizionale ‘rischio clinico-centrico’ per adottare una prospettiva integrata al ‘rischio organizzativo-centrico’”. Il nuovo metodo si fonda su una mappatura puntuale dei dati storici della sinistrosità regionale e integra le informazioni relative sia alle strutture assicurate sul mercato sia a quelle in regime di autogestione. “Sul piano operativo, la figura del risk manager si evolve in quella di un integratore di competenze, ovvero, è la sintesi tra le varie componenti aziendali e regionali. Un pilastro fondamentale della strategia risiede nella gestione trasparente del dato e nel rapporto con i mercati assicurativi. La capacità di governare le informazioni – ha chiuso Petrina – elimina le asimmetrie informative storiche, favorendo un modello di vera e propria cogestione del rischio basato sul principio di crescita comune, in cui le strutture virtuose che investono in prevenzione ottengono premialità contrattuali e condizioni economiche più eque”.

Sul più ampio tema del risk management sanitario, Pasquale Giuseppe Macrì, direttore Dipartimento di medicina legale, qualità e sicurezza delle cure dell’azienda Usl Toscana Sud-Est Arezzo Siena Grosseto, ha evidenziato invece che “il rischio non può essere governato in modo assoluto, ma soltanto prevenuto o gestito nei limiti della fattualità”. “Promuovere l’idea – ha proseguito – di un controllo totale genera aspettative illusorie, alimenta pretese risarcitorie spropositate e orienta la giurisprudenza verso modelli rigidi di responsabilità oggettiva o di posizione. Di conseguenza, l’attenzione delle istituzioni e degli operatori deve concentrarsi sulla promozione della sicurezza come processo costante, evitando di promettere garanzie assolute che trasformino la tutela della salute in una pretesa esigibile a ogni costo. Questo scollamento – ha concluso Macrì – alimenta la medicina difensiva non solo sul piano economico, ma soprattutto nella pratica clinica”.

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