domenica, 13 Settembre 2026

A Udine tre trapianti cardiaci in 24 ore

Nuove frontiere del trapianto cardiaco: tecnologia e organizzazione nel modello Udine

Udine, 12 settembre 2026 – Tre trapianti di cuore in 24 ore e cinque in appena quindici giorni. Numeri straordinari, che tuttavia raccontano qualcosa di più importante di un record. Quanto avvenuto al Centro trapiantologico dell’ASUFC di Udine, tra il 5 e il 6 agosto 2026, rappresenta infatti la dimostrazione concreta di come le nuove tecnologie di preservazione degli organi possano cambiare non soltanto le modalità con cui viene conservato un cuore destinato al trapianto, ma l’intera organizzazione dell’attività trapiantologica.

Per decenni il tempo ha rappresentato uno dei principali limiti del trapianto cardiaco. La conservazione tradizionale in ipotermia impone tempi di ischemia relativamente brevi e una strettissima sincronizzazione tra prelievo dell’organo, trasporto, preparazione del ricevente e intervento chirurgico. L’introduzione di nuove tecnologie di preservazione sta progressivamente modificando questo paradigma. Sistemi differenti consentono oggi modalità e tempi di conservazione dell’organo diversi rispetto al passato, offrendo una maggiore flessibilità nella gestione dell’intero processo.

Ma è proprio su questo punto che l’esperienza di Udine propone un ulteriore cambio di prospettiva: dalla tecnologia a un nuovo modello organizzativo.

Udine rappresenta un centro di riferimento nazionale per alcune delle più avanzate tecnologie di preservazione del cuore destinato al trapianto e l’esperienza maturata negli anni sta portando il Centro friulano a esplorarne un utilizzo che vada oltre le loro specifiche caratteristiche tecniche.

È proprio all’interno di questo percorso di innovazione che, nel maggio 2024, Udine ha introdotto in Europa una delle frontiere più affascinanti della moderna trapiantologia: il trapianto cardiaco a cuore battente. Il concetto rappresenta un cambio di prospettiva: non limitarsi a conservare un organo fermo cercando di proteggerlo dall’ischemia, ma preservarne, per quanto possibile, la funzione attraverso una perfusione continua. Una strategia particolarmente interessante nei cuori più vulnerabili e nei donatori nei quali l’organo ha già subito una fase di ischemia, come avviene nella donazione dopo arresto cardiocircolatorio.

L’altra grande frontiera è infatti rappresentata dalla donazione DCD – Donation after Circulatory Death, ovvero la donazione dopo la determinazione della morte secondo criteri cardiocircolatori. Lo sviluppo dei programmi DCD consente di ampliare ulteriormente il numero dei potenziali donatori e rappresenta una delle strategie più importanti per rispondere alla persistente carenza di organi. Anche in questo campo tecnologia e organizzazione diventano inseparabili. Il cuore proveniente da un donatore DCD richiede infatti percorsi estremamente complessi, una perfetta sincronizzazione delle équipe e tecnologie in grado di recuperare, preservare e valutare l’organo prima del trapianto.

L’integrazione tra DCD, diverse tecniche di preservazione e trapianto a cuore battente apre così scenari che fino a pochi anni fa sembravano difficilmente immaginabili: aumentare il numero di cuori utilizzabili e, contemporaneamente, cercare di ridurre il danno ischemico dell’organo.

La domanda non è più soltanto: “Quanto a lungo possiamo preservare in sicurezza un cuore?”, ma anche: “Come possiamo utilizzare il tempo che queste tecnologie ci mettono a disposizione per organizzare meglio il sistema e trapiantare più pazienti?”.

È un cambiamento apparentemente semplice, ma sostanziale. Le diverse tecnologie di preservazione possono infatti offrire differenti finestre temporali e modalità di gestione dell’organo. Integrare queste caratteristiche all’interno di un modello organizzativo più complesso significa poter programmare e coordinare équipe di prelievo, trasporti, sale operatorie, cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti e personale infermieristico in modo più flessibile.

In altre parole, la tecnologia permette di governare il tempo; l’organizzazione consente di trasformare quel tempo in nuove opportunità di trapianto.

Questo approccio assume particolare importanza quando più donazioni si verificano nello stesso arco temporale. La disponibilità contemporanea di più organi rappresenta infatti una grande opportunità, ma anche una sfida organizzativa enorme. Se un Centro non dispone delle risorse o della flessibilità necessarie per gestire contemporaneamente più percorsi, il rischio è che un organo potenzialmente utilizzabile non possa essere accettato.

Il nuovo modello punta proprio a superare questo limite. L’impiego differenziato delle tecnologie di preservazione, associato alla possibilità di attivare più équipe e più percorsi in parallelo, consente di separare maggiormente il momento del prelievo da quello dell’impianto e di gestire contemporaneamente più donazioni, adattando i tempi alle necessità cliniche e organizzative.

I tre trapianti cardiaci eseguiti a Udine nell’arco di 24 ore rappresentano una dimostrazione concreta delle potenzialità di questo approccio. Non si tratta quindi semplicemente di essere riusciti a eseguire tre interventi complessi in un tempo estremamente breve. Il dato più significativo è essere stati in grado di accettare e utilizzare più organi resisi disponibili in un intervallo temporale molto ristretto, organizzando contemporaneamente differenti percorsi di prelievo, preservazione e trapianto.

Un risultato di questa portata, tuttavia, non sarebbe stato possibile senza la straordinaria dedizione, la professionalità e l’attenzione umana di tutti gli operatori sanitari coinvolti. Medici, infermieri, perfusionisti, tecnici e tutte le figure che, nelle diverse fasi del percorso di donazione e trapianto, hanno lavorato senza sosta e con grande spirito di squadra rappresentano il vero elemento essenziale di questo modello. A tutti loro va un ringraziamento particolare, perché dietro ogni innovazione tecnologica e ogni modello organizzativo ci sono prima di tutto persone, competenze e disponibilità, capaci di trasformare la complessità di questi percorsi in una concreta possibilità di cura e di vita per i pazienti.

Il vero obiettivo, infatti, sono i pazienti in lista d’attesa. Il significato di questa innovazione diventa ancora più evidente se si considera la persistente carenza di organi rispetto al numero di pazienti che attendono un trapianto. Ogni organo disponibile che può essere utilizzato significa una possibilità in più per un paziente affetto da insufficienza cardiaca terminale. Per questo motivo l’efficienza organizzativa non rappresenta semplicemente un problema gestionale, ma diventa parte integrante della cura.

Il Direttore del Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare, prof. Igor Vendramin: “L’obiettivo non è fare più trapianti nello stesso momento per stabilire un record, ma fare in modo che la contemporaneità delle donazioni non costituisca più un limite alla possibilità di utilizzare gli organi disponibili. La frontiera del trapianto cardiaco non passa quindi soltanto attraverso dispositivi sempre più sofisticati. Passa dalla capacità di integrare quelle tecnologie in un sistema nuovo, nel quale preservazione d’organo, logistica, équipe multidisciplinari e organizzazione delle sale operatorie siano pensate come componenti di un unico percorso. È un cambio di paradigma: dalla tecnologia utilizzata per preservare il singolo cuore alla tecnologia utilizzata per aumentare l’efficienza dell’intera rete trapiantologica. E il risultato finale si misura non tanto nel numero di interventi eseguiti in un breve periodo, quanto nel numero di organi che si riesce a non perdere e, soprattutto, nel numero di pazienti in lista d’attesa ai quali può essere offerta una nuova possibilità di vita”.

L’Assessore Regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità, Riccardo Riccardi: “I tre trapianti cardiaci realizzati in 24 ore a Udine rappresentano un risultato straordinario, che va oltre il singolo Centro e testimonia il valore dell’intera rete trapiantologica del Friuli Venezia Giulia. L’esperienza maturata nel trapianto cardiaco dimostra come innovazione tecnologica, competenze e nuovi modelli organizzativi possano essere integrati per utilizzare al meglio gli organi disponibili e offrire maggiori opportunità ai pazienti in lista d’attesa. È un modello che può rappresentare un patrimonio strategico per la nostra Regione e rafforzarne ulteriormente il ruolo nel panorama trapiantologico nazionale. Un risultato reso possibile soprattutto grazie alla professionalità, alla dedizione e all’attenzione umana di tutti gli operatori sanitari coinvolti, ai quali va il ringraziamento della Regione. Investire nella rete dei trapianti significa investire contemporaneamente nell’alta specializzazione, nell’innovazione tecnologica, nell’organizzazione e nella capacità di lavorare insieme. Significa inoltre consolidare un patrimonio di competenze che rende il Friuli Venezia Giulia un interlocutore qualificato anche a livello nazionale e permette alla sanità regionale di contribuire allo sviluppo di nuovi modelli assistenziali”.

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