Pubblicata su Signal Transduction and Targeted Therapy la ricerca del CRO di Aviano che ha scoperto un nuovo meccanismo molecolare di resistenza al platino
Aviano (PN), 9 settembre 2026 – I tumori epiteliali dell’ovaio rappresentano ancora oggi una malattia difficile da trattare per due motivi principali: la diagnosi tardiva e la resistenza alla chemioterapia. Da molti anni al Centro di Riferimento Oncologico di Aviano è attivo un team multidisciplinare che studia come migliorare la diagnosi e i trattamenti per questa neoplasia. In particolare, il gruppo di ricerca dell’Oncologia molecolare e modelli preclinici di progressione tumorale guidato dal dottor Gustavo Baldassarre, ora direttore scientifico del CRO, ha focalizzato la sua attenzione sulla resistenza alla chemioterapia con platino, analizzando i meccanismi molecolari che rendono la cellula tumorale refrattaria a questi composti.
In questo ambito, uno studio CRO appena pubblicato sull’importante rivista scientifica Signal Transduction and Targeted Therapy, la decima per Impact Factor fra le oltre 22.000 recensite dal Journal Citation Reports, ha scoperto un nuovo meccanismo molecolare di resistenza al platino nei tumori ovarici che, per ora in modelli preclinici, ha dimostrato la possibilità di superare e anche prevenire questa resistenza.
“Bersagliando in modo specifico la funzione del gene CDK12 con una piccola molecola inibitoria, il CT7439, le cellule tumorali ovariche diventano molto più sensibili alla chemioterapia con platino e questo vale anche per le cellule già chemio-resistenti”, spiega la dottoressa Ilenia Pellarin, prima autrice del lavoro. “L’azione sinergica del platino e dell’inibitore di CDK12 si mantiene anche in modelli preclinici dove l’uso di questo farmaco, ora in sviluppo clinico per i pazienti, è ben tollerato e raddoppia la sopravvivenza libera da malattia”.
“Per capire come funziona questo inibitore – racconta la dottoressa Valentina Rossi, co-responsabile dello studio – abbiamo studiato decine di modelli cellulari. L’analisi molecolare ci ha fatto capire che CDK12 regola il metabolismo dell’RNA di geni importanti per la risposta alla chemioterapia. L’alterazione di questo metabolismo, usando farmaci come CT7439, rende, quindi, le cellule tumorali più sensibili al platino. La cosa molto interessante che abbiamo notato è che le cellule rese resistenti al CT7439 sono ipersensibili al platino: questo ci fa pensare che utilizzando insieme i due farmaci si possa evitare o ritardare molto la comparsa di una recidiva platino-resistente, che ancora adesso nelle pazienti non è curabile”.
Lo studio è stato finanziato da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, dai fondi strutturali per la ricerca del Ministero della Salute e da un progetto di co-sviluppo della Regione Friuli Venezia Giulia, attualmente in corso.
“Grazie anche a un accordo di co-sviluppo con l’azienda biofarmaceutica irlandese che ha sviluppato il CT7439, speriamo di poter cominciare a breve un trial clinico nel nostro istituto per valutare l’attività e la tossicità di questo trattamento innovativo”, commenta Baldassarre. “Questa è la missione di un IRCCS: combinare ricerca clinica e preclinica per migliorare le terapie e renderle sempre più a misura di ogni paziente. I risultati di questa pubblicazione vanno decisamente in questa direzione. Ringrazio tutti i collaboratori del CRO e degli altri centri coinvolti – SISSA, Università di Milano, Carrick Therapeutics e Imperial College di Londra – per il loro prezioso contributo perché la ricerca oncologica ha successo solo quando più competenze si uniscono per un obiettivo comune”.