Como, 9 settembre 2026 – Rinunciare all’alcol dal momento in cui si pianifica una gravidanza e per tutti i nove mesi successivi non è una semplice raccomandazione, ma una scelta di salute fondamentale per la vita del nascituro. Il 9 settembre ricorre la Giornata mondiale per la prevenzione della sindrome feto-alcolica e dei disturbi correlati (FASD), un’iniziativa nata per sensibilizzare sui rischi legati all’assunzione di alcol durante la gestazione e l’allattamento. L’alcol ingerito dalla madre attraversa la barriera placentare e giunge direttamente al feto. Poiché l’organismo del nascituro non possiede ancora gli enzimi necessari per metabolizzarlo, le concentrazioni alcoliche nel sangue fetale raggiungono rapidamente quelle materne, esponendo il cervello e gli organi in sviluppo a danni irreversibili. Per fare chiarezza su questo tema e sfatare i falsi miti ancora diffusi, abbiamo rivolto alcune domande al dottor Paolo Beretta, direttore del Dipartimento Materno Infantile e primario della Ostetricia e Ginecologia di Asst Lariana.
Dottore, si sente ancora spesso dire che “un bicchiere di vino ai pasti non fa male”. Esiste una quantità minima di alcol tollerabile durante la gravidanza?
“No, non esiste alcuna quantità minima sicura o tollerabile. In gravidanza un bicchiere di vino ai pasti fa male ed è pericoloso. L’idea che sia innocuo è un falso mito: l’alcol (etanolo) è una molecola tossica e cancerogena. Durante la gestazione non esiste una dose priva di rischi perché l’alcol, attraversando direttamente la placenta, arriva al feto che non ha ancora un fegato in grado di metabolizzarlo. Qualsiasi tipo di bevanda alcolica, che sia vino, birra o un superalcolico, comporta gli stessi rischi biologici, fin dai primissimi giorni di gestazione. Per questo motivo le principali autorità sanitarie, come il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomandano l’astensione totale da qualsiasi bevanda alcolica per tutti i nove mesi”.
Quali sono i rischi concreti per la salute del bambino se la madre consuma alcolici in gravidanza?
“L’assunzione di alcolici durante la gestazione può esporre il feto a disordini fisici e neurologici irreversibili, poiché l’etanolo è una sostanza altamente tossica e teratogena. La manifestazione più grave è la sindrome fetale alcolica (FAS), che può comportare un ritardo di crescita intrauterino con neonato di basso peso, associato a microcefalia, dismorfismi facciali (occhi piccoli, labbra sottili, naso corto e piatto) ed eventuali anomalie cardiache, scheletriche, renali o oculari. A queste manifestazioni possono associarsi ritardo mentale, disturbi comportamentali e, nei primi mesi di vita, un maggior rischio di SIDS (morte improvvisa del lattante). Inoltre, l’alterata funzione placentare indotta dall’alcol può causare complicanze ostetriche severe, quali l’aborto spontaneo, il parto pretermine e la morte endouterina del feto. Poiché non è possibile stabilire una dose soglia al di sotto della quale questi rischi scompaiano, l’unica prevenzione efficace al 100% rimane l’astensione totale dal primo all’ultimo giorno di gravidanza”.
Molte future mamme consumano alcol nei primissimi giorni di gravidanza quando ancora non sanno di essere incinte: in questi casi cosa bisogna fare?
“Se è stato assunto alcol nei primi giorni di gravidanza senza sapere di essere incinte, la prima cosa da fare è interrompere immediatamente qualsiasi consumo di alcolici. È una situazione che capita a moltissime donne, poiché molte gravidanze non sono pianificate o passano inosservate per le prime settimane: l’importante è che la prevenzione più efficace inizi il giorno stesso in cui si viene a conoscenza della gestazione. In questa fase molto iniziale esiste una regola biologica detta “legge del tutto o nulla”: se l’alcol ha determinato un grave danno all’embrione, spesso la gravidanza si conclude con un aborto spontaneo; se invece la gravidanza prosegue regolarmente, con ogni probabilità l’embrione sta evolvendo in un ambiente di sviluppo normale. Un singolo episodio isolato in questa fase iniziale non deve quindi scatenare il panico. Bisogna informare il proprio medico di riferimento e iniziare subito l’assunzione di acido folico, qualora non fosse già stato assunto in fase preconcezionale. Se la gravidanza sta procedendo, ci sono ottime probabilità che non ci siano state conseguenze: lo stress e l’ansia non aiutano, ciò che conta davvero sono le scelte salutari da questo momento in poi”.
Qual è il ruolo dei servizi di Asst Lariana nel supportare le donne e le coppie nel percorso di accompagnamento alla nascita?
“Asst Lariana svolge un ruolo fondamentale nel percorso di accompagnamento alla nascita, grazie a un modello integrato e multidisciplinare che unisce l’assistenza ospedaliera alla rete dei Consultori familiari del territorio. È un percorso strutturato che accoglie e affianca le donne e le coppie dal periodo preconcezionale fino ai primi mesi di vita del neonato. L’offerta si articola in diverse aree d’intervento:
1. Monitoraggio clinico e percorsi personalizzati
• Bilanci di salute e controlli di routine: nelle gravidanze a basso rischio ostetrico (BRO), l’assistenza è gestita prioritariamente dall’ostetrica, integrata da visite ginecologiche, ecografie ed esami di laboratorio secondo i protocolli regionali e nazionali.
• Medicina materno-fetale: per le gravidanze a rischio o gemellari e per le attività di diagnosi prenatale, la nostra struttura garantisce percorsi dedicati e differenziati, avvalendosi anche della consulenza del medico genetista.
2. Incontri di Accompagnamento alla Nascita (IAN)
Organizziamo corsi gratuiti in presenza articolati di norma in 8 appuntamenti (5 con l’ostetrica per anatomia, travaglio e gestione del dolore; 2 con specialisti per aspetti psicologici, sociali e pediatrici; una visita guidata ai reparti di Ostetricia, Pronto Soccorso Ostetrico e sale parto dell’ospedale Sant’Anna).
3. Supporto psico-sociale e promozione della salute
Garantiamo una presa in carico psicologica e sociale nei casi di vulnerabilità e promuoviamo stili di vita sani (corretta alimentazione, astensione da alcol e fumo, allattamento al seno e vaccinazioni).
4. Continuità assistenziale nel post-parto (Puerperio)
Offriamo visite ostetriche a domicilio programmate alla dimissione dall’ospedale Sant’Anna per il primo bilancio di salute del neonato e spazi d’ascolto ad accesso libero nei Consultori per il supporto all’allattamento e il confronto tra neo-genitori”.