mercoledì, 9 Settembre 2026

Aosta. Crescono le attività di supporto e monitoraggio messe in campo dal Dipartimento di Salute mentale

Nei primi otto mesi del 2026 336 prestazioni negli Ambulatori prevenzione suicidi e 860 telefonate di monitoraggio. L’84,9% dei nuovi accessi al Centro di Salute Mentale si trasforma in una presa in carico. I dati descrivono un’attività sempre più orientata non soltanto alla risposta alla fase acuta, ma alla continuità assistenziale, all’accompagnamento e all’intercettazione precoce delle situazioni di vulnerabilità.

Aosta, 9 settembre 2026 – L’Assessorato Sanità, Salute e Politiche sociali e l’Azienda USL Valle d’Aosta comunicano i dati 2026 relativi alle attività sviluppate dal Dipartimento Strutturale di Salute Mentale e, in particolare, dalla Struttura Complessa Psichiatria diretta dalla Dott.ssa Anna Maria Beoni, all’interno della più ampia strategia regionale di prevenzione.

Nei primi otto mesi di quest’anno gli Ambulatori prevenzione suicidi hanno effettuato complessivamente 336 prestazioni: 123 rivolte direttamente ai pazienti per attività di prevenzione e supporto e 213 colloqui con i familiari. Il dato complessivo supera già le 246 prestazioni registrate nell’intero 2025.

Parallelamente è stata rafforzata l’attività di recall e monitoraggio telefonico. Tra gennaio e agosto 2026 sono state effettuate 860 telefonate, rispetto alle 669 dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 28,6%. Il nuovo sistema di monitoraggio ha finora coinvolto 56 pazienti, dei quali 14 provenienti dall’SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) nell’ambito della prevenzione suicidi, 8 dall’SPDC per monitoraggio telefonico, uno su segnalazione dello psichiatra e 33 attraverso accesso spontaneo.

Il monitoraggio dopo la dimissione prevede recall telefonici programmati da parte degli infermieri del Centro di Salute Mentale, visite domiciliari, verifica dell’aderenza terapeutica e attivazione tempestiva in presenza di segnali di rischio. A questo si affianca il lavoro di un’équipe dedicata, che si riunisce settimanalmente per condividere i casi complessi, aggiornare le procedure tra SPDC e CSM (Centro di Salute Mentale) e coordinare gli interventi tra i diversi servizi.

Nei primi otto mesi del 2026 sono stati registrati 383 gli accessi al triage infermieristico del Centro di Salute Mentale. Il dato numerico degli accessi risulta inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre cresce significativamente l’attività di monitoraggio telefonico.

Particolarmente significativo è il dato relativo alla capacità di trasformare l’accesso in un percorso assistenziale. Tra marzo e agosto 2026, 212 dei 275 accessi per i quali è disponibile l’esito, pari al 77,1%, si sono tradotti in una presa in carico.

Se si considerano esclusivamente le persone che non erano mai state precedentemente seguite dal CSM, la percentuale sale all’84,9%: 90 prese in carico su 106 nuovi accessi. Nella fascia tra 26 e 45 anni raggiunge il 94,4%.

Sono dati che descrivono un’attività sempre più orientata non soltanto alla risposta alla fase acuta, ma alla continuità assistenziale, all’accompagnamento e all’intercettazione precoce delle situazioni di vulnerabilità.

«L’attività che stiamo sviluppando si muove su due direttrici complementari – sottolinea la Dott.ssa Anna Maria Beoni, Direttrice della SC Psichiatria e del Dipartimento di Salute Mentale –. Da un lato rafforziamo la capacità dei nostri servizi di accogliere, prendere in cura e seguire nel tempo le persone che arrivano alla nostra attenzione, anche attraverso il monitoraggio dopo la dimissione e il coinvolgimento dei familiari. Dall’altro, ed è una questione che riguarda tutta la comunità, dobbiamo continuare a costruire una rete, certamente non solo sanitaria ma anche sociale, capace di intercettare il disagio prima che diventi emergenza. I dati ci mostrano infatti che una parte significativa delle persone che muore per suicidio non è mai arrivata ai servizi specialistici, forse anche, e questo è molto importante da specificare, per l’assenza di una malattia psichiatrica. Per questo la collaborazione con medicina generale, servizi sociali, scuole, famiglie e territorio è parte integrante della prevenzione».

La prevenzione si sviluppa infatti anche attraverso la collaborazione tra sanità e sociale. Dal 2024 il Dipartimento di Salute Mentale ha avviato un percorso di integrazione con i Punti Unici di Accesso – PUA, servizio regionale gratuito di accoglienza, ascolto e orientamento ai servizi socio-assistenziali e socio-sanitari, articolato in otto sportelli territoriali e un numero verde.

Il percorso consente, quando gli Assistenti sociali del PUA individuano una situazione con caratteristiche di disagio psichico o urgenza clinica, di indirizzare direttamente la persona al triage infermieristico del Centro di Salute Mentale, semplificando l’accesso e favorendo una risposta tempestiva.

Nei primi otto mesi del 2026 sono state 12 le segnalazioni dal PUA al servizio sociale della SC Psichiatria.

A questa rete si aggiungono gli interventi nelle scuole per l’intercettazione del disagio adolescenziale, le attività sulla gestione dell’ansia, la formazione del personale docente e degli operatori sanitari sul rischio suicidario, oltre alle collaborazioni territoriali con associazioni di volontariato e altri soggetti della comunità.

È all’interno di questo sistema di prevenzione e presa in carico che vanno letti anche i dati epidemiologici.

Dal 1° gennaio al 31 agosto 2026 sono stati registrati in Valle d’Aosta 14 suicidi, 9 uomini e 5 donne. Sette delle persone decedute risultavano seguite dai servizi di Psichiatria o dal SerD, mentre altre 7 non risultavano in carico ai servizi specialistici.

Tra giugno e agosto si sono verificati 7 dei 14 episodi. Questa concentrazione temporale richiede attenzione, ma deve essere letta tenendo conto delle dimensioni della popolazione valdostana e dei numeri assoluti molto contenuti: variazioni di poche unità possono produrre oscillazioni rilevanti senza essere, da sole, indicative di un cambiamento strutturale del fenomeno.

La stessa analisi epidemiologica del Dipartimento sottolinea infatti la necessità di valutare l’andamento attraverso serie pluriennali e non sulla base di un singolo anno.

I dati mostrano 22 casi nel 2023, 20 nel 2024 e 15 nel 2025. Non emerge quindi, dalla serie più recente disponibile, un andamento progressivamente crescente.

Un altro elemento accompagna l’analisi nel tempo: una quota importante delle persone interessate non era conosciuta dai servizi di salute mentale. Nel 2023 erano conosciute 8 delle 22 persone; nel 2024 11 su 20; nel 2025 6 su 15. Nel 2026, fino al 31 agosto, erano 7 su 14.

Questo dato amplia necessariamente lo sguardo della prevenzione. Il suicidio è infatti un fenomeno complesso e multifattoriale, nel quale possono intrecciarsi fattori sanitari, sociali, economici, culturali, familiari e relazionali. La capacità di riconoscere precocemente una situazione di sofferenza non può quindi riguardare esclusivamente i servizi specialistici, ma deve coinvolgere la comunità nel suo insieme.

«Il fenomeno dei suicidi è stato preso in carico da vari anni ed è stato affrontato attraverso un percorso strutturato. Una prevenzione efficace non è solo sanitaria, ma passa attraverso la capacità di tutta la comunità di saper intercettare precocemente il disagio e sostenere le persone nelle diverse fasi della vita – evidenzia l’Assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali Carlo Marzi –. In questa prospettiva multidimensionale, nel 2022 è stato avviato il Progetto regionale per la prevenzione del suicidio con la costituzione del Tavolo interistituzionale, che favorisce un coordinamento stabile tra ambiti sanitari, sociali, educativi, territoriali, di presidio e sicurezza, in un’azione continua, coordinata e strutturata».

Il Tavolo, riunitosi da ultimo il 6 maggio scorso, è composto trasversalmente da Assessorati regionali, Azienda USL, Organizzazione dei volontari del soccorso Grand-Paradis attraverso la sezione “Il Mandorlo fiorito” dei familiari superstiti, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia penitenziaria, Corpo valdostano dei Vigili del fuoco, Corpo forestale, Diocesi di Aosta, Università della Valle d’Aosta, CELVA, Chambre Valdôtaine e organi di informazione.

Negli anni sono state sviluppate attività sulla prevenzione e sul benessere psicologico di adolescenti e adulti, programmi di formazione dedicati a operatori sanitari, sopravvissuti, “sentinelle” sul territorio e Forze dell’ordine, oltre agli interventi per la messa in sicurezza dei luoghi a rischio e allo sviluppo di collaborazioni con altre Regioni e Province autonome.

«Il grande lavoro messo in piedi ha come primo obiettivo anche quello di combattere lo stigma e parlare di un tema spesso considerato un tabù – prosegue l’Assessore Marzi –. Oggi si comincia più apertamente a parlare di suicidio, facendo crescere la coscienza collettiva e la volontà di contrastare insieme questo fenomeno. Non sono però i numeri, né le loro oscillazioni, a sintetizzare l’attenzione che stiamo rivolgendo al tema, perché anche dietro un solo caso si cela una tragedia familiare. La Valle d’Aosta ha scelto di dotarsi di una politica specifica e programmata e sta contribuendo alla costruzione di una rete sempre più ampia».

«È da oltre vent’anni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità individua nel problema della salute mentale un’emergenza epidemiologica planetaria – spiega il Direttore sanitario dell’Azienda USL, Mauro Occhi –. Tuttavia, le singole particolarità organizzative degli Stati membri faticano a stare al passo della massima autorità mondiale in fatto di salute. Vengono da questo alcuni dei problemi che ci mettono ora in difficoltà, quali il reperimento delle figure professionali necessarie, psichiatri soprattutto, ma non solo. In Valle d’Aosta i problemi di salute mentale sono quelli tipici dei paesi dell’arco alpino ma le peculiarità si fermano qui: per il resto soffriamo come tutte le altre regioni italiane per nuove forme di disagio che emergono, quelle degli adolescenti in primo luogo. Vi incidono l’intero ventaglio delle insicurezze epocali così come la precarietà dei tradizionali assetti sociali e relazionali. L’intero sistema sociale e politico italiano è per definizione coinvolto nel realizzare le migliori forme di convivenza possibili e nel disegnare le grandi aree urbane in modo che incidano positivamente sulla percezione del proprio benessere. In Valle d’Aosta vi sono le condizioni per poter essere ambiziosi nel mantenimento del benessere ambientale nonché – una volta risolta la criticità del personale di assistenza – per offrire il massimo della protezione a chi è vulnerabile».

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