De Palma: «Una battaglia di coerenza che porteremo avanti fino all’ultimo. Difendiamo i professionisti sanitari abilitati e iscritti agli Ordini e la sicurezza delle cure. Avevamo formalizzato il nostro dissenso anche al momento della firma del contratto: non accettiamo che quella firma venga interpretata come un passo indietro»
Roma, 3 settembre 2026 – Il sindacato Nursing Up non si ferma. Dopo la sentenza con cui il TAR Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l’istituzione dell’Assistente infermiere, il sindacato annuncia la volontà di portare la battaglia davanti al Consiglio di Stato.
Una scelta che il Presidente Nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma, definisce «la naturale prosecuzione di una battaglia di coerenza» cominciata molto prima dell’approdo nelle aule giudiziarie e condotta contro l’introduzione di un profilo che, secondo il sindacato, rischia di creare sovrapposizioni di competenze, zone grigie organizzative e un progressivo impoverimento della professione infermieristica.
«Prendiamo atto della decisione del TAR, la rispettiamo, ma non la condividiamo e non intendiamo fermarci qui – dichiara De Palma –. Abbiamo combattuto questa battaglia quando sarebbe stato certamente più comodo rimanere in silenzio e continueremo a farlo fino all’ultimo grado consentito dall’ordinamento. Per questo siamo determinati a rivolgerci al Consiglio di Stato».
IL TAR DICHIARA IL RICORSO INAMMISSIBILE. NURSING UP: LA PARTITA NON È CERTO CHIUSA
La sentenza n. 14262/2026, pubblicata il 14 agosto dalla Terza Sezione Quater del TAR Lazio, ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso da Nursing Up contro il DPCM del 28 febbraio 2025 che ha recepito l’Accordo Stato-Regioni istitutivo dell’Assistente infermiere.
Nella motivazione il Tribunale ha inoltre affrontato le censure nel merito, ritenendole comunque infondate: conclusioni che Nursing Up non condivide e che intende sottoporre al vaglio del giudice d’appello.
Tra i profili richiamati dal Tribunale vi è anche la sottoscrizione da parte di Nursing Up del CCNL Sanità 2022-2024, nel quale è stato disciplinato l’inquadramento della nuova figura.
Ma proprio su questo punto il sindacato rivendica la linearità della propria posizione.
«Quando abbiamo sottoscritto l’ipotesi di contratto abbiamo contestualmente messo nero su bianco la nostra opposizione all’Assistente infermiere, attraverso una specifica nota a verbale. Abbiamo formulato ogni più ampia riserva e annunciato la prosecuzione delle iniziative legali, istituzionali e politiche. Non c’è stata quindi alcuna rinuncia alla nostra battaglia. La nostra posizione era chiara allora ed è identica oggi», sottolinea De Palma.
«NON È UNA BATTAGLIA CONTRO QUALCUNO. È UNA BATTAGLIA PER LA PROFESSIONE»
Da mesi Nursing Up contesta soprattutto il rischio che l’Assistente infermiere possa diventare, nella realtà quotidiana di ospedali, RSA e servizi territoriali alle prese con gravi carenze di personale, una scorciatoia organizzativa rispetto alla necessità di investire sugli infermieri.
Il DPCM definisce l’Assistente infermiere un operatore di interesse sanitario, chiamato a collaborare con gli infermieri e a svolgere le proprie attività secondo le loro indicazioni.
Nursing Up ha però contestato fin dall’inizio l’attribuzione alla nuova figura di attività che toccano ambiti delicati dell’assistenza, dalla preparazione e somministrazione di farmaci nelle condizioni previste dal decreto, alla cura di stomie stabilizzate e alla nutrizione enterale, fino alla rilevazione dei parametri vitali, denunciando il rischio di confini professionali sempre più difficili da governare nella concreta organizzazione dei servizi.
«Non abbiamo mai combattuto contro specifiche categorie – precisa De Palma –. La nostra è una battaglia per un modello di sanità nel quale a ogni professionista corrispondano formazione, competenze e responsabilità chiaramente definite. Se mancano gli infermieri, la risposta non può essere ridurre progressivamente il livello di qualificazione richiesto per attività assistenziali a carattere sanitario».
DE PALMA: «DIFENDERE GLI INFERMIERI SIGNIFICA DIFENDERE I CITTADINI»
Per Nursing Up il nodo rimane quello denunciato sin dall’introduzione del nuovo profilo: la carenza di infermieri non può essere affrontata facendo delle figure di supporto una risposta strutturale alla carenza infermieristica, ma rendendo nuovamente attrattiva la professione, investendo su formazione universitaria, retribuzioni, carriere, condizioni di lavoro e dotazioni organiche.
«Siamo di fronte a una battaglia onorevole, prima ancora che sindacale e giudiziaria – conclude De Palma –. È una battaglia di coerenza per gli infermieri e per i professionisti sanitari regolamentati, che hanno conseguito una laurea, superato un esame di Stato e sono iscritti a un Ordine professionale. Ed è una battaglia per i cittadini, perché qualità delle competenze e sicurezza delle cure sono due facce della stessa medaglia.
Il TAR si è pronunciato. Noi rispettiamo le sentenze, ma utilizzeremo gli strumenti che la legge ci mette a disposizione per impugnare questa decisione. Nursing Up non ci sta e non molla. La prossima tappa sarà il Consiglio di Stato».