Comprensibile la preoccupazione dei cittadini, ma ogni interpretazione localistica di una criticità che è nazionale rischia di alimentare aspettative che non possono trovare risposta attraverso semplici atti amministrativi e di compromettere la fiducia nel sistema sanitario e nei professionisti che ogni giorno garantiscono l’assistenza
Aosta, 3 agosto 2026 – In relazione alle notizie comparse su alcune testate locali in merito all’annoso tema della carenza di medici di medicina generale e, nello specifico, alla cessazione dell’attività di un medico nell’ambito territoriale di Nus, l’Azienda USL della Valle d’Aosta ritiene necessario fornire alcune precisazioni. La preoccupazione dei cittadini che si trovano senza il proprio medico di famiglia è pienamente comprensibile e merita risposte chiare. Proprio per questo, tuttavia, un problema così serio non può prestarsi a semplificazioni o banalizzazioni. Rappresentare la carenza di medici come la conseguenza di una presunta pigrizia amministrativa dell’Azienda o lasciare intendere che possa essere risolta attraverso ripetute sollecitazioni significa alimentare aspettative che non possono trovare riscontro nella realtà e rischia di produrre un danno ulteriore: indebolire la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario e nei professionisti che, in una situazione di grave carenza di personale, stanno garantendo l’assistenza con un impegno spesso superiore a quanto ordinariamente previsto.
La carenza dei medici di medicina generale è infatti un problema strutturale che interessa l’intero Servizio sanitario nazionale e che in Valle d’Aosta assume una particolare rilevanza: attualmente mancano circa trenta medici rispetto al fabbisogno. I medici di medicina generale sono liberi professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. L’Azienda sanitaria individua le carenze, pubblica gli incarichi e mette a disposizione le relative risorse secondo quanto previsto dall’Accordo collettivo nazionale. I medici, tuttavia, sono liberi di partecipare o meno alle procedure e di accettare gli incarichi disponibili. Il rapporto considerato ottimale dalla normativa nazionale è di un medico ogni 1.200 assistiti. Il numero di assistiti può essere aumentato fino a 1.800 esclusivamente con il consenso del medico. È importante chiarire che queste regole non sono stabilite dall’Azienda USL e non possono essere modificate attraverso decisioni locali. Il contratto nazionale disciplina il rapporto ottimale, i massimali, le modalità e i tempi di cessazione dell’attività, l’età massima per l’esercizio della professione in convenzione, le forme di compenso e gli altri aspetti fondamentali del rapporto professionale.
In questo quadro, attribuire l’attuale carenza di medici di medicina generale in Valle d’Aosta a una presunta inerzia o lentezza amministrativa significa fornire una rappresentazione non corretta della situazione. Allo stesso modo, lasciare intendere che un problema di questa portata possa essere risolto semplicemente sollecitando l’Azienda attraverso petizioni o altre forme di sensibilizzazione rischia di banalizzare una delle principali criticità strutturali delle cure primarie italiane. Il problema non è la mancata individuazione delle necessità né la mancata disponibilità degli incarichi: il problema è la carenza di medici disponibili a ricoprirli. La medicina generale rappresenta un presidio fondamentale del Servizio sanitario pubblico, ma attraversa da anni una grave crisi. Il numero dei professionisti disponibili è insufficiente rispetto al fabbisogno della popolazione e la professione risulta oggi meno attrattiva rispetto al passato, anche a fronte di un carico di lavoro e di una complessità assistenziale crescenti. Come avviene per altre professioni sanitarie – la grave carenza di personale infermieristico ne è un altro esempio evidente – i posti e gli incarichi messi a disposizione non trovano un numero sufficiente di professionisti disponibili a ricoprirli.
L’Azienda USL è pienamente consapevole delle difficoltà che questa situazione determina per cittadini, famiglie e comunità locali. Proprio per questo gli uffici aziendali lavorano costantemente non soltanto per assicurare tutti gli adempimenti necessari – dall’individuazione delle carenze alla pubblicazione degli incarichi fino alla contrattualizzazione dei professionisti – ma anche per mettere in campo ogni possibile iniziativa, formale e informale, finalizzata ad attrarre medici, anche provenienti da fuori Valle d’Aosta, e a ricostituire progressivamente una copertura adeguata sul territorio. A questo impegno si aggiunge quello dei medici di medicina generale già presenti, che in molti casi hanno accettato di assistere un numero di cittadini ampiamente superiore al rapporto ottimale di 1.200 assistiti e offrono disponibilità ulteriori rispetto a quanto ordinariamente previsto, contribuendo in maniera determinante a garantire la continuità dell’assistenza in una fase particolarmente difficile.
Nel caso specifico di Nus, richiamato da alcuni organi di stampa, lo storico medico di medicina generale finora in servizio nel Comune cessa il rapporto di convenzione nel rispetto dei termini e delle condizioni previste dal contratto nazionale, che disciplina in modo puntuale anche le modalità con cui può essere valutata un’eventuale prosecuzione dell’attività oltre le soglie ordinarie. L’Ambito 4 del Distretto 1, che comprende Nus e i comuni limitrofi, era già stato inserito tra le zone carenti con pubblicazione sul BUR n. 25 del 24 giugno 2026: due professionisti hanno manifestato interesse e le rispettive procedure sono in corso, con le tempistiche stabilite dalla normativa. L’Azienda ne segue l’evoluzione e, qualora le disponibilità non si confermassero, è pronta ad attivare ulteriori strumenti previsti dalla normativa. In tale prospettiva, a supporto dei bisogni assistenziali più immediati, l’Azienda conta di attivare sin dalle prossime settimane, a Nus, un servizio di prossimità mediante il supporto dell’Unità di Continuità Assistenziale (UCA). L’articolazione e le caratteristiche di tale servizio saranno oggetto di uno specifico comunicato. L’Azienda USL continuerà a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per reperire nuovi professionisti e, nel frattempo, a organizzare l’assistenza con le risorse presenti, tutelando per quanto possibile la continuità delle cure per la popolazione.