La ricerca YouGov per Doctolib Italia, realizzata su un campione rappresentativo di oltre 1.000 uomini e donne over 18, racconta l’estate di una generazione sotto pressione: la vacanza diventa un momento da organizzare, raccontare e confrontare, invece che una vera pausa.
La psicologa Angela Persico: “Per molti italiani la vacanza sta progressivamente perdendo la sua funzione rigenerante, trasformandosi in un’ulteriore fonte di stress organizzativo ed emotivo”.
Milano, 27 luglio 2026 – Dovrebbe essere il momento dell’anno dedicato al recupero, alla disconnessione e al benessere. Ma per molti italiani, e in particolare per le nuove generazioni, la vacanza rischia di trasformarsi in una nuova fonte di stress: da pianificare, vivere al meglio, raccontare e confrontare.
È il fenomeno della “vacanza-performance” che emerge dalla ricerca realizzata, tra il 7 e l’8 luglio 2026, da YouGov per Doctolib Italia su un campione rappresentativo di oltre 1.000 uomini e donne over 18.
Il dato più sorprendente riguarda proprio i giovani: sono quelli che vanno più spesso in vacanza ma anche quelli che sembrano riuscire meno a recuperare energie. Il 90% degli italiani tra i 18 e i 34 anni dichiara infatti di prendere ferie estive, contro il 72% degli over 55. Tuttavia, al ritorno dalle vacanze, solo il 39% dei giovani afferma di sentirsi più riposato sia fisicamente sia mentalmente, contro il 61% degli over 55.
Un paradosso che si accompagna ad un altro dato significativo: il 45% dei 18-34enni dichiara di aver vissuto un episodio di malessere nei primi giorni di vacanza legato probabilmente allo stress accumulato nei mesi precedenti o al brusco cambio di ritmo e abitudini. Tra gli over 55 la percentuale scende al 20%.
Quando anche il tempo libero diventa una prestazione
A pesare sul modo nel quale i giovani vivono le ferie è anche il ruolo dei social media. Il 70% dei 18-34enni dichiara di sentirsi influenzato dai social rispetto alle proprie vacanze, in senso positivo, negativo o in entrambe le direzioni. Una percentuale più che doppia rispetto agli over 55 (32%).
La vacanza diventa così un’esperienza da costruire anche attraverso lo sguardo degli altri: scegliere la meta giusta, vivere esperienze considerate “imperdibili”, condividere momenti significativi e confrontarsi con immagini di vacanze apparentemente perfette.
“Per molti italiani, a cominciare dai giovani, la vacanza sta progressivamente perdendo la sua funzione rigenerante, trasformandosi in un’ulteriore fonte di stress organizzativo ed emotivo”, commenta Angela Persico, psicologa clinica e specialista in mindfulness attiva sulla piattaforma di sanità digitale Doctolib.it
Lo stress inizia prima della partenza e continua anche in ferie
Il fenomeno, però, non riguarda solo i giovani. La ricerca mostra, infatti, che per quasi un italiano su due (47,1%) l’organizzazione della vacanza è già fonte di stress prima della partenza.
Il principale motivo di preoccupazione è il budget (38%), seguito dall’organizzazione del viaggio e degli spostamenti (17,9%) e dalla difficoltà di conciliare lavoro e tempo libero (14,7%).
Per sostenere i costi delle vacanze, il 43,6% degli italiani dichiara inoltre di dover fare compromessi economici durante l’anno e le principali rinunce riguardano: acquisti personali come abbigliamento o prodotti tecnologici (64,7%); ristoranti e tempo libero (61%); attività sportive o di benessere (19,1%); visite mediche o controlli non urgenti (14,5%).
Anche quando iniziano le ferie, il lavoro continua spesso ad essere presente: il 69,8% degli italiani controlla e-mail o messaggi di lavoro ogni giorno o quando necessario, mentre il 21,5% dichiara di non riuscire mai a disconnettersi completamente e il 36% ha bisogno di almeno 2 giorni per smettere di pensarci.
Quando il corpo presenta il conto
La difficoltà a fermarsi davvero può avere conseguenze anche sul benessere fisico. Il 30,8% degli italiani dichiara di essersi ammalato nei primi giorni di vacanza a causa dello stress accumulato nelle settimane o nei mesi precedenti o per l’improvviso cambiamento di ritmi e abitudini.
“Questo fenomeno, noto come ‘Leisure Sickness Syndrome’, mostra come il corpo possa manifestare la fatica accumulata proprio nel momento nel quale finalmente ci fermiamo”, spiega Persico. “L’organismo interpreta questo cambiamento come un segnale per spegnere il sistema di allarme e può permettersi di manifestare tutta la stanchezza accumulata e i sintomi che erano stati tenuti a bada dalla tensione quotidiana emergono: mal di testa, dolori muscolari, spossatezza, sino a veri attacchi influenzali”.
Oltre le ferie: l’importanza del recupero quotidiano
Secondo la psicologa di Doctolib.it, il problema non riguarda solo il periodo delle ferie, ma il modo nel quale oggi viene vissuta la pausa.
“La vera sfida non è riuscire a staccare in vacanza, ma imparare a fermarsi anche quando si è al lavoro”, conclude Angela Persico. “Invece di concentrare tutte le aspettative di rigenerazione in poche settimane estive, sarebbe più utile distribuire nel corso dell’anno micro-pause di recupero: un weekend per staccare davvero, una giornata senza schermi, un’ora al giorno dedicata a sé stessi”.
Italiani e stress in vacanza: i numeri chiave della ricerca
1) Il paradosso dei giovani: più vacanze, meno recupero. Prendi ferie estive? 18-34 anni: 90%; over 55: 72%. Come torni dalle vacanze (più riposati fisicamente e mentalmente)? 18-34 anni: 39%; over 55: 61%.
2) La vacanza che fa ammalare. Ti è mai capitato di ammalarti nei primi giorni di vacanza per stress accumulato o cambio improvviso di ritmo? Totale italiani: 30,8%; 18-34 anni: 45%; over 55: 20%.
3) Social e pressione della vacanza perfetta. Quanto incidono i social sul modo in cui vivi le vacanze (influenzati dai social)? Totale italiani: 47,4%; 18-34 anni: 70%; over 55: 32%.
4) Stress già prima di partire. Quanto ti senti stressato nell’organizzare l’estate? Stressati: 47,1%. Principali preoccupazioni: budget 38%; organizzazione viaggio 17,9%; conciliare lavoro e ferie 14,7%.
5) Il lavoro non va in vacanza. Controlli email o messaggi di lavoro durante le ferie? Ogni giorno: 31,6%; solo se necessario: 38,3%. Chi non riesce mai a disconnettersi: 21,5%.
Metodologia dell’indagine. La ricerca è stata realizzata da YouGov per Doctolib Italia attraverso un sondaggio online condotto il 7 e 8 luglio 2026 su un campione rappresentativo della popolazione italiana composto da 1.032 persone, uomini e donne di età superiore ai 18 anni.
Intervista ad Angela Persico, psicologa clinica di Doctolib.it e specialista in mindfulness
I dati della survey mostrano che il 70% degli italiani continua a controllare e-mail e messaggi di lavoro durante le ferie e il 22% non si disconnette mai del tutto. Perché è così difficile staccare davvero dal lavoro anche in vacanza?
“L’ansia da disconnessione non è una debolezza, ma la risposta ad un sistema che ci chiede di essere sempre reperibili. Questo fenomeno, che viene definito ‘out of office anxiety’, è legato alla lontananza dall’ambiente lavorativo e alla paura di non poter gestire in tempo reale le proprie attività professionali. Non è solo ansia e non è solo abitudine: è un meccanismo che si auto-alimenta. Il lavoro, soprattutto in un’epoca nella quale tutto è sempre a portata di mano attraverso i dispositivi digitali, continua ad attivare il nostro sistema di attenzione e controllo. Staccare è così difficile perché la disconnessione ci espone anche al vuoto, a noi stessi, a domande che il lavoro ci aiuta a non porci. È più facile gestire 100 e-mail che il silenzio interiore”.
Il 12% degli italiani dichiara di pensare al rientro per tutta la vacanza. Perché succede?
“L’ansia da rientro è una compagna che ci portiamo dietro per tutta l’estate e dimostra che il distacco psicologico dal lavoro, quello che in letteratura viene chiamato ‘psychological detachment’, non è avvenuto. Il cervello è rimasto in modalità lavoro anche in vacanza, come se una parte di noi fosse sempre in allerta, in attesa del momento nel quale la pausa finirà e torneremo ad essere produttivi. Una strategia utile è affrontare il rientro con gradualità: non pretendere di essere subito performanti, creare un momento di transizione invece di passare bruscamente dalla spiaggia alla scrivania, non caricarsi immediatamente di tutto il lavoro arretrato e accettare il fatto che il rientro non sarà immediatamente brillante. Si tratta di un processo fisiologico che richiede un periodo di assestamento”.
I giovani fanno più vacanze, ma recuperano meno energie. Come si spiega questo paradosso?
“Emerge un divario generazionale, i giovani pagano il prezzo più alto perché per molti di loro la vacanza è diventata una performance. La pressione a documentare ogni momento, a mostrarsi felici e vivere esperienze considerate desiderabili, può trasformare il riposo in un’ennesima prestazione da social network. E quando anche il tempo libero diventa una prestazione, recuperare davvero diventa molto più difficile”.
Perché alcune persone si ammalano proprio quando iniziano le ferie?
“Questo fenomeno è noto come ‘Leisure Sickness Syndrome’, la sindrome della malattia da tempo libero. Quando lo stress cronico si interrompe bruscamente, il sistema immunitario, che era in uno stato di allerta costante, subisce un ‘rilascio’ che può manifestarsi con vari sintomi. Il corpo, finalmente autorizzato a rilassarsi, può permettersi così di manifestare tutta la fatica accumulata nei mesi precedenti. Il sistema immunitario, rimasto in stand-by per lungo tempo, viene improvvisamente riattivato e i sintomi che erano stati tenuti a bada dalla tensione quotidiana emergono: mal di testa, dolori muscolari, spossatezza, sino a veri e propri attacchi influenzali. Colpisce soprattutto i giovani perché la loro vita è spesso un susseguirsi di stimoli e pressioni (studio, lavoro, social, aspettative). Quando la spina viene staccata, il corpo, esausto, crolla. La sindrome della malattia da tempo libero è il costo che si paga per aver vivuto al di sopra delle proprie risorse per tutto il resto dell’anno”.
Che ruolo hanno i social nello stress da vacanza?
“Il confronto sociale è un elemento centrale. La vacanza rischia di diventare un compito da svolgere per sentirsi all’altezza delle aspettative. Sempre più giovani scelgono la meta delle vacanze attraverso TikTok o Instagram e questo genera un paradosso: più si scrollano contenuti di vacanze perfette, più aumentano i dubbi e l’ansia di non essere all’altezza e la sensazione di non vivere abbastanza esperienze. È il meccanismo della FOMO (Fear Of Missing Out), la paura di perdersi qualcosa, di essere tagliati fuori da esperienze che ‘dovremmo’ vivere. La pressione a documentare ogni momento, a mostrarsi felici e in viaggi da sogno, trasforma il riposo in un’ennesima prestazione da social network. Il risultato è spesso un carico di stress aggiuntivo, che si somma a quello già accumulato durante l’anno”.
Cosa possiamo fare per invertire questa rotta e riposare davvero?
“Da quanto mostrano i dati, è evidente che la vacanza, per molti, ha perso la sua funzione rigenerante. Non basta prendersi due settimane di ferie, bisogna imparare a prendersi cura di sé tutto l’anno, distribuendo micro-pause di recupero e imparando a riconoscere i segnali di stress prima che diventino insostenibili. Serve un cambio di prospettiva. Invece di concentrare tutte le aspettative di rigenerazione in poche settimane estive, sarebbe più utile distribuire nel corso dell’anno micro-pause di recupero: un weekend per staccare davvero, una giornata senza schermi, un’ora al giorno dedicata a sé stessi. La vera sfida non è riuscire a staccare in vacanza, ma imparare a fermarsi anche quando si è al lavoro”.