domenica, 21 Giugno 2026

Farmaci equivalenti: nuovo studio promosso da Sandoz rileva potenziali risparmi di 5 milioni di euro in Sardegna 

 Cagliari, 18 giugno 2026 – La Sardegna rappresenta un’eccellenza  nell’adozione dei medicinali equivalenti, configurandosi come un caso virtuoso  soprattutto nel confronto con le altre regioni italiane. Tuttavia, se raggiungesse  un tasso di adozione del 46%, in linea con la media del Nord Italia, potrebbe  realizzare risparmi stimati in circa €5 milioni di euro l’anno; un potenziale  risparmio concreto, in grado di ridurre la compartecipazione privata alla spesa  farmaceutica e migliorare l’accessibilità economica alle cure. 

Sono questi alcuni dei dati più rilevanti emersi dallo studio condotto da I-Com,  Istituto per la Competitività, e promosso da Sandoz SpA, filiale italiana della  multinazionale elvetica leader nei farmaci equivalenti e biosimilari, illustrato e  discusso in occasione della tavola rotonda istituzionale “Il farmaco equivalente: 

un salvagente sostenibile nel mare del Sistema Sanitario”, svoltasi oggi a  Cagliari. All’evento hanno preso parte rappresentanti delle Istituzioni,  professionisti del mondo clinico e farmaceutico insieme ad esperti di politiche  sanitarie. 

“I farmaci equivalenti rappresentano una risorsa strategica fondamentale in  quanto favoriscono l’accesso universale alle cure, garantendo ai cittadini gli  stessi requisiti di efficacia e sicurezza dei farmaci originatori, ma a costi  significativamente inferiori – dichiara Francesca Romana Ramundo,  Amministratore Delegato di Sandoz SpA. È necessario un impegno coordinato  di tutti gli attori del sistema, istituzioni, professionisti sanitari, pazienti e industria,  per migliorare l’accesso alle cure e garantire la sostenibilità economica e la  resilienza del Servizio Sanitario Nazionale.” 

Lo studio si inserisce in un più ampio progetto che analizza lo stato dell’arte  sull’utilizzo del farmaco equivalente in Italia e approfondisce la situazione in  diversi contesti regionali, con l’obiettivo di fornire un quadro chiaro delle  opportunità offerte da questi medicinali e avanzare alcune raccomandazioni di  policy per superare le barriere ancora esistenti, favorendo un uso più razionale, 

equo e sostenibile del farmaco. Dopo la Sicilia, il report viene ora presentato in  Sardegna per proseguire il percorso di analisi e confronto sui temi della  sostenibilità del sistema sanitario. 

La Regione Sardegna si autofinanzia fortemente per quanto riguarda la spesa  sanitaria: in merito all’utilizzo dei farmaci equivalenti, registra un’incidenza  sul totale della spesa rimborsata dal SSN pari al 33%, un valore di poco  superiore rispetto alla media nazionale del 31,9%. Per quanto riguarda le  unità rimborsate, si rileva invece un’incidenza inferiore rispetto alla media  nazionale, dato che segnala un utilizzo delle risorse relativamente più razionale  rispetto ad altre regioni del Mezzogiorno. 

Lo studio di I-Com stima che un ulteriore incremento del consumo degli  equivalenti di appena un punto percentuale comporterebbe una riduzione  media della compartecipazione della spesa dei cittadini pari all’1,87%. Nel 2024  i cittadini italiani hanno speso complessivamente oltre 1 miliardo di euro  scegliendo farmaci originatori, non più coperti da brevetto, al posto dei loro  corrispettivi equivalenti, interamente rimborsati dal SSN1. Si tratta di una spesa  completamente evitabile, che grava esclusivamente sui cittadini. Nella sola  Sardegna, questa componente di spesa evitabile rappresenta il 13,3% della  spesa farmaceutica regionale. Il raggiungimento di livelli di utilizzo dei  farmaci equivalenti analoghi a quelli osservati nel Nord Italia genererebbe  per la Regione un risparmio di circa 5 milioni di euro l’anno

“Questo report rappresenta un’importante occasione per la Sardegna. I numeri  dimostrano che esistono margini significativi di miglioramento nell’adozione dei  farmaci equivalenti, con benefici concreti per le famiglie e per i bilanci regionali”  – dichiara Carla Fundoni, Presidente della Commissione Salute del Consiglio  regionale della Sardegna. 

Tre le principali barriere alla diffusione dei farmaci equivalenti emergono  soprattutto fattori di natura culturale, prescrittiva e socioeconomica.  

“Circa il 30% degli intervistati continua a dubitare dell’efficacia terapeutica degli  equivalenti. Il 20% dei pazienti riferisce che il proprio medico prescrive  esclusivamente il farmaco originatore anche quando questo ha perso la  copertura brevettuale, mentre solo il 31% riceve una prescrizione basata sul  principio attivo, permettendo una scelta consapevole tra l’equivalente e il suo  farmaco originatore di riferimento. Queste rappresentano vere e proprie barriere  culturali all’utilizzo degli equivalenti – dichiara Thomas Osborn, Direttore Salute  I-Com. Inoltre, i dati mostrano una correlazione positiva tra l’utilizzo di  equivalenti e il livello di istruzione (0,39), il tasso di occupazione (0,82) e il  potere d’acquisto (0,72). Paradossalmente, nelle regioni con redditi più bassi,  dove i farmaci equivalenti sarebbero maggiormente vantaggiosi, la loro  adozione è più limitata”. 

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