Domenica 31 maggio si celebra la XXV Giornata Nazionale del Sollievo, promossa dal Ministero della Salute, dalla Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti e dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, per richiamare l’attenzione sul diritto al sollievo dalla sofferenza nelle persone affette da malattie croniche o inguaribili.
Anche l’Azienda USL di Imola aderisce alla Giornata attraverso la diffusione di materiale informativo dedicato e con un’occasione di riflessione sul valore delle cure palliative e della terapia del dolore. Ne parliamo con il dottor Fabrizio Zanotto, coordinatore medico della Rete Cure Palliative dell’Ausl di Imola.
Quando si parla di cure palliative, molte persone pensano ancora soltanto agli ultimi giorni di vita. È davvero così?
“È un’associazione ancora molto diffusa, ma oggi le cure palliative hanno un significato più ampio. Non riguardano solo la fase finale della malattia. Possono aiutare la persona in diversi momenti del percorso di cura, soprattutto quando ci sono sintomi difficili, dolore, stanchezza, paura o situazioni di particolare fragilità. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita, per quanto possibile, e sostenere anche la famiglia”.
In concreto, cosa significa “prendersi cura” di una persona fragile?
“Vuol dire prima di tutto ascoltare. Ogni paziente ha bisogni diversi: c’è chi teme il dolore, chi teme di perdere autonomia, chi è preoccupato per i propri familiari. Le cure palliative cercano di tenere insieme gli aspetti clinici e quelli umani. Non ci si occupa soltanto della malattia, ma della persona nella sua interezza”.
Quanto conta il lavoro di équipe?
“Conta moltissimo. Medici, infermieri, psicologi, operatori sociosanitari lavorano insieme proprio perché la sofferenza non è mai soltanto fisica. Anche il confronto continuo con i medici di medicina generale e con i servizi territoriali è fondamentale per garantire continuità assistenziale”.
Molte persone chiedono di poter restare a casa il più possibile. È una richiesta frequente?
“Sì, molto frequente. Quando le condizioni lo permettono, il domicilio rappresenta spesso il luogo in cui la persona si sente più serena e protetta. Per questo l’assistenza domiciliare ha un ruolo importante: permette di portare cure, supporto e vicinanza direttamente a casa del paziente, aiutando anche i familiari nella gestione quotidiana”.
C’è ancora poca conoscenza dei servizi di cure palliative?
“Direi di sì. Spesso le persone arrivano a conoscere questi servizi molto tardi, oppure con timori legati a un’idea negativa delle cure palliative. In realtà il nostro lavoro è accompagnare e supportare il paziente e la famiglia, cercando di alleviare la sofferenza e migliorare la qualità della vita. Per questo momenti come la Giornata del Sollievo sono importanti: aiutano a diffondere una cultura della cura più consapevole e più vicina alle persone”.
Dal punto di vista umano, cosa lascia un lavoro come questo?
“È un lavoro impegnativo, ma anche molto ricco sul piano umano. Si entra in contatto con persone e famiglie che stanno vivendo momenti delicati e spesso difficili. In queste situazioni conta molto la relazione, anche attraverso piccoli gesti: esserci, ascoltare, dare continuità e vicinanza. Sono aspetti che fanno parte della cura tanto quanto gli interventi sanitari”.
Che significato ha una giornata come questa?
“Ha il valore di ricordare che il sollievo dalla sofferenza è un diritto e che nessuno dovrebbe affrontare la malattia da solo. Parlare di cure palliative aiuta anche a superare paure e pregiudizi che ancora esistono. Informare correttamente significa rendere le persone più consapevoli delle possibilità di assistenza e supporto disponibili”.
Promuovere una cultura della cura attenta alla persona, al sollievo dalla sofferenza e alla qualità della vita significa sostenere percorsi assistenziali in cui competenza clinica, ascolto e vicinanza procedano insieme.