giovedì, 23 Aprile 2026

Progetto Moira: così all’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori i pazienti imparano ad affidarsi, insieme

Alla Cascina Rosa di Milano si è svolto il “Moira Day”, una giornata di lavoro per proseguire il percorso di cinque incontri dedicati a gruppi di pazienti oncologici. A organizzarle, le psicologhe dell’Istituto e l’associazione Salute Donna. L’obiettivo? «Aiutarsi a vivere l’esperienza della malattia». 

MILANO, 22 APRILE – “Affidarsi: quando il Sé incontra l’Altro”. È il titolo del Moira Day, evento che si è tenuto ieri mattina al Campus Cascina Rosa, la struttura della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano che fa da sede di Salute Donna ODV (www.salutedonnaonlus.it), l’associazione che ha collaborato all’iniziativa. Mezza giornata di incontri, dialoghi e riflessioni a proseguire il lavoro dei gruppi che hanno partecipato al Progetto Moira, gestito dagli psicologi dell’Istituto.

Il percorso prende il nome da una paziente che faceva parte dell’associazione. Ma Moira è anche l’acronimo che identifica i temi degli incontri proposti ai pazienti oncologici: Mindfulness, Observation, Improvement, Relaxation e Addressing Emotions. Cinque tappe di un lavoro che si dipana durante l’anno, riservato a gruppi di una decina di persone. E che oggi, per la prima volta, è confluito in un momento comune, «un’occasione per proseguire un cammino che per loro è diventato importante», ha spiegato la dottoressa Claudia Borreani, responsabile della Struttura di Psicologia Clinica dell’IRCCS.

Da qui la giornata milanese, incentrata sul tema dell’affidarsi e sul lavoro dei caregiver. Dopo i saluti della dottoressa Borreani, la mattinata si è aperta con la proiezione di “La luce nella crepa”, il cortometraggio di Anselma Dell’Olio presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, dedicato proprio alla figura del caregiver. 

Poi un momento in cui la parola “fiducia” è diventata esperienza immediata: i partecipanti si sono esercitati in una camminata bendata. E, a seguire, un incontro di condivisione sul tema dell’affidarsi mentre si vive l’esperienza della malattia. A chiudere, aperitivo, saluti e il desiderio di rivedersi per proseguire un lavoro che nell’Istituto sta acquistando un importante peso specifico. 

«Il progetto Moira fa parte delle attività cliniche legate alle terapie di gruppo», spiega la dottoressa Borreani: «È una possibilità che da noi si affianca alla classica terapia individuale. L’abbiamo introdotta una ventina di anni fa, con un obiettivo che può essere sia psicoeducazionale che terapeutico, a seconda delle necessità»

«I percorsi sono offerti a gruppi eterogenei per età e sesso, ma anche per tipo ed evoluzione della malattia», aggiunge la dottoressa Pauline Dimastromatteo, anche lei psicologa dell’IRCCS, tra i capofila del progetto: «Lo scopo non è intervenire sulle specificità della patologia, ma sull’adattamento psicologico all’esperienza del tumore. Parliamo di emozioni, di coping, di strategie per far fronte all’esperienza che si sta vivendo, di stati dell’io che sono parte della nostra personalità. Lavoriamo sul funzionamento psicoemotivo della persona e su come questo può cambiare durante un percorso di distress come una malattia»

Per attivare questa opportunità è decisivo l’apporto di Salute Donna: «Sosteniamo da sempre il Progetto Moira», dice Rita Vetere, vicepresidente dell’associazione, «e abbiamo visto anche oggi quanto sia importante organizzare momenti così. Uscire dall’ospedale aiuta a sostenere il paziente: lo vedono come un’occasione di condivisione, si creano amicizie. E si rendono conto che anche durante le terapie ci si può curare, stare meglio e andare avanti nel percorso».

«Molte persone attraverso questa esperienza creano una rete sociale. Spesso, quando se il gruppo formalmente finisce, i partecipanti continuano a scambiarsi supporto. È un aiuto che va oltre la terapia, ma è fondamentale», aggiunge Maria Angela Chiorazzi, psicologa dell’IRCCS.

«L’IRCCS è un istituto di ricerca, quindi vogliamo che la clinica sia sempre ancorata alla teoria e valutata nell’efficacia», sottolinea infine Borreani: «Anche qui stiamo iniziando a fare dei protocolli di valutazione dell’impatto. I numeri sono ancora piccoli, ma direi che i risultati sono promettenti».

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