Un importante passo avanti nella tutela della salute degli atleti arriva dal finanziamento ministeriale ottenuto per un progetto di ricerca dedicato alla cardiomiopatia aritmogena: una patologia cardiaca ereditaria tra le principali cause di morte improvvisa nello sport di cui Padova è da sempre centro di riferimento nazionale e sede di ricerche scientifiche.
Lo studio, selezionato nell’ambito dei bandi competitivi nazionali, si propone di approfondire i meccanismi alla base della malattia e di migliorare le strategie di diagnosi precoce, stratificazione del rischio e gestione clinica degli atleti affetti. L’obiettivo è duplice: da un lato aumentare la sicurezza nella pratica sportiva, dall’altro contribuire allo sviluppo di protocolli personalizzati che consentano quando possibile una prosecuzione dell’attività fisica in condizioni controllate.
La cardiomiopatia aritmogena rappresenta una sfida complessa per la medicina dello sport e la cardiologia poiché può manifestarsi in soggetti giovani e apparentemente sani, spesso con sintomi sfumati o assenti fino agli eventi più gravi. In questo contesto il programma si distingue per l’approccio multidisciplinare che integra competenze cliniche, genetiche e tecnologiche con l’impiego di metodologie avanzate di imaging e di monitoraggio. Sono coinvolte le UOC Patologia Cardiovascolare e Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università Padova (Direttori prof.ssa Cristina Basso e prof. Domenico Corrado con Alessandro Zorzi, Kalliopi Pilichou e Barbara Bauce) e la UOC Medicina dello Sport dell’ULSS 2 Treviso (Direttore dott. Paolo Sarto).
Il Ministero della Salute nell’ambito del PNRR ha erogato 950 mila euro: 570 sono destinati all’Azienda Ospedale Università Padova.
Particolare attenzione sarà dedicata allo studio della relazione tra esercizio fisico e progressione della malattia anche in base al genotipo: tema centrale per definire linee guida sempre più precise e basate sull’evidenza scientifica. I risultati attesi potranno avere un impatto significativo non solamente sulla comunità scientifica, ma anche sulle politiche sanitarie e sui programmi di screening degli atleti.
Si tratta di un investimento strategico nella ricerca biomedica che rafforza l’impegno verso la salute pubblica e la sicurezza degli sportivi a tutti i livelli. Inoltre, è un’opportunità concreta per colmare importanti lacune conoscitive e tradurre la ricerca in benefici reali per i pazienti e per il sistema sportivo. L’iniziativa si inserisce in un più ampio impegno nazionale volto a promuovere la medicina personalizzata e la prevenzione confermando il ruolo centrale della ricerca scientifica nel garantire un futuro più sicuro per lo sport.