giovedì, 30 Aprile 2026

Dossier su riordino assistenza primaria: FIMMG, nessuna riforma senza vero dialogo con medici e cittadini

La FIMMG segue con attenzione l’evoluzione del dibattito istituzionale attorno al dossier sulle linee programmatiche del riordino dell’assistenza primaria territoriale. Nelle ultime ore, da più parti all’interno del quadro istituzionale, si registrano segnali concordanti di apertura al confronto con i medici di medicina generale: segnali che, letti nel loro insieme, lasciano intendere come la necessità di un dialogo strutturato stia acquisendo consistenza anche ai livelli più alti della governance nazionale.

È un segnale che accogliamo. E che interpretiamo come un’indicazione di metodo prima ancora che di merito.

Occorre tuttavia fare chiarezza su un punto. Il dossier — nella sua impostazione attuale — contiene previsioni che implicano numerosi e complessi interventi ordinamentali, coinvolgendo legislazione vigente a più livelli e direttive europee in materia di lavoro, libertà professionale e organizzazione dei servizi sanitari. Si tratta di materie che non possono essere affrontate con la leggerezza di un documento di indirizzo non accompagnato da un quadro normativo di riferimento chiaro. La responsabilità istituzionale impone che questi contenuti vengano trattati con il rigore che meritano: presentarli senza quella cornice, e non correggere la lettura normativa che ne è seguita pubblicamente, ha prodotto allarme sociale e incertezza del diritto. Un allarme che cresce ogni giorno che passa: tra i cittadini, che non sanno cosa cambia nel loro rapporto con il medico di fiducia; e tra i medici di medicina generale, che vedono messa in discussione la propria condizione giuridica. I medici convenzionati operano nell’ambito di un rapporto di lavoro parasubordinato assimilato per molti aspetti al pubblico impiego, e sono come tali tutelati da norme costituzionali e leggi primarie da cui discende il loro contratto. Nessun atto di indirizzo unilaterale può derogare a quella cornice senza violare principi di ordine superiore.

FIMMG ha sempre sostenuto — e continua a sostenere — la necessità di sedersi ai tavoli. Lo ha dimostrato concretamente: abbiamo prodotto a più riprese documenti tecnici e proposte operative sui temi del riordino. Non siamo contro il cambiamento: siamo contro un cambiamento imposto senza i medici, che non funzionerebbe e che i cittadini pagherebbero in termini di qualità e continuità delle cure.

Va inoltre osservato che molti dei temi contenuti nel dossier, laddove davvero connessi all’urgenza degli obiettivi da raggiungere rispetto alle Case della Comunità, evidentemente scelgono strumenti che non sono compatibili — in termini di tempistica — con quella stessa urgenza. Un atto di indirizzo per l’ACN 2025–2027 potrebbe affrontare quegli stessi obiettivi con maggiore celerità, efficacia e condivisione, attraverso una negoziazione tra le parti che — lo ricordiamo — rimane un diritto costituzionalmente garantito. È la via più rapida, più solida e più legittima per raggiungere i risultati che tutti dichiarano di volere.

In questa cornice, la FIMMG chiede formalmente l’apertura di un tavolo di concertazione con le rappresentanze istituzionali competenti. L’obiettivo è esprimere le posizioni della categoria, verificare la praticabilità di soluzioni condivise e applicabili, e garantire che qualunque percorso di riordino sia coerente con l’assetto giuridico convenzionato vigente e con il raggiungimento degli obiettivi del PNRR — senza compromettere il modello di cure primarie che i cittadini italiani riconoscono e scelgono. La disponibilità al confronto che emerge dal clima istituzionale di queste ore rende questa convocazione non solo opportuna, ma necessaria.

Il confronto non può peraltro limitarsi alle rappresentanze istituzionali e professionali. La recente campagna di Codacons — «Non toccate il medico di famiglia» — ha reso evidente ciò che FIMMG sostiene da tempo: i cittadini hanno qualcosa da dire sul loro medico di famiglia, e vanno ascoltati. Quello che emerge dalla voce dei pazienti non è una richiesta di riforma della figura del medico di medicina generale: è una richiesta di sostegno a quella figura. I cittadini non vogliono un medico diverso. Vogliono poter contare sul medico che hanno. Qualunque processo di riordino che ignori questa voce non sarà una risposta ai bisogni di salute del Paese: sarà una risposta a logiche organizzative che con quei bisogni hanno poco a che fare. Dichiarare di fare cose per i cittadini non significa averli ascoltati.

La coerenza con queste disponibilità si misurerà dalla risposta.

Non sfugge, infine, che questo comunicato viene diffuso alla vigilia del 1° maggio, Festa dei Lavoratori. Sarebbe un vero paradosso celebrare in questo Paese i diritti del lavoro e dei lavoratori ignorando il diritto di una categoria di professionisti alla tutela garantita dalla legittima negoziazione sindacale. Negare quella negoziazione non è una scelta organizzativa: è la negazione di principi costituzionali che questo Paese ha scelto di porre a fondamento del proprio ordinamento. I medici di medicina generale non chiedono privilegi. Chiedono ciò che la Costituzione garantisce a ogni lavoratore.

In assenza di un percorso condiviso, la FIMMG ha già convocato per il 16 maggio il proprio Consiglio Nazionale, nel quale saranno deliberate le azioni a tutela delle posizioni della categoria e — prima ancora — degli interessi fiduciari dei nostri pazienti.

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