OSPEDALE GEMELLI, SCIOPERO E SIT-IN COINA. OLTRE 100 TRA LAVORATORI ED ESPONENTI DEL SINDACATO QUESTA MATTINA IN PRESIDIO. CECCARELLI: “BASTA ACCORDI SCRITTI SULLA SABBIA, ORA SERVONO RISPOSTE CONCRETE”
ROMA, 30 APRILE 2026 – Si è svolto questa mattina il presidio dei lavoratori del COINA, sindacato delle professioni sanitarie, davanti al Policlinico Gemelli, con oltre 100 partecipanti tra professionisti sanitari, lavoratori iscritti all’organizzazione ed esponenti del direttivo. La mobilitazione si inserisce nello sciopero in corso e segna il punto di rottura dopo settimane di confronto senza esito.
L’aria tra le corsie era davvero tesa: è l’elettricità di chi ha deciso di dire basta. Il COINA, con 580 iscritti e una rappresentanza centrale all’interno della struttura, è in mobilitazione nel rispetto delle fasce di garanzia previste per i servizi essenziali, dopo che l’amministrazione della Fondazione ha trasformato una trattativa concreta in un esercizio di retorica senza firma.
IL PESO DEL SILENZIO: LO STRAPPO
Dopo cinque round negoziali (3, 9, 10, 15 e 17 aprile), la Fondazione ha concordato i contenuti senza arrivare alla firma. Un’intesa verbale rimasta priva di effetti concreti.
DALLA PREFETTURA ALLA ROTTURA
Lo stato di agitazione è stato seguito da un tentativo conciliativo in Prefettura concluso senza accordo. Successivamente è emersa un’ipotesi di intesa, poi saltata al momento della firma prevista per il 15 aprile, con una decisione ricondotta ai vertici aziendali e influenzata anche da presunte pressioni di alcuni sindacati confederali.
“Un accordo non firmato è come un farmaco senza principio attivo: sembra una soluzione, ma non cura nulla,” dichiara Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale COINA. “Oggi portiamo fuori ciò che è stato ignorato dentro: diritti, dignità e condizioni di lavoro non più rinviabili.”
LE RAGIONI DELLA PROTESTA: UNA PIATTAFORMA CONCRETA
Alla base della mobilitazione restano criticità strutturali denunciate da tempo:
-Contratto non rinnovato, con arretrati non riconosciuti e un divario retributivo fino a 300 euro mensili rispetto al pubblico impiego
-Orari fuori controllo, con mancato rispetto delle 11 ore di riposo e turni fino a 17 ore
-Straordinari non pagati e ferie non garantite
-Formazione obbligatoria non riconosciuta come orario di lavoro
-Tariffe ferme al 2016 per le attività aggiuntive
-Valutazioni unilaterali senza criteri condivisi
-Carenze di organico e ricorso ai doppi turni
-Condizioni organizzative che non garantiscono equilibrio tra lavoro e vita privata
UN MESSAGGIO CHIARO DALLA PIAZZA
Il COINA non accetta più di essere l’ammortizzatore di carenze strutturali coperte dal sacrificio individuale.
Negli ultimi due anni, circa il 20% del personale infermieristico ha lasciato la struttura, scegliendo contesti con condizioni economiche e organizzative più sostenibili. Il divario retributivo, che arriva fino a 300 euro mensili, si accompagna a carichi di lavoro inferiori rispetto a quelli registrati al Policlinico Gemelli.
“I lavoratori sono qui, visibili e determinati. Senza garanzie scritte non si lavora: si resiste,” conclude Ceccarelli.
Il presidio prosegue davanti al Policlinico Gemelli come segnale diretto all’amministrazione: servono risposte concrete, subito.