FARMINDUSTRIA: ASSET STRATEGICO E PRIORITARIO DA TUTELARE.
Nel 2025 l’export farmaceutico italiano ha superato i 69 miliardi di euro e la produzione 74 miliardi di euro. Gli occupati sono 72.200, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente (45% donne, che sono oltre il 50% nella R&S). Sono oltre 4 i miliardi di investimenti, in impianti ad alta tecnologia e R&S. Di questi, oltre 800 milioni sono destinati alla ricerca clinica presso strutture del Servizio Sanitario Nazionale. Questi i numeri ricordati oggi a Roma in occasione della Giornata del Made in Italy, all’evento Farmindustria dal titolo “Innovazione, investimenti, competenze. L’industria farmaceutica come asset prioritario del Made in Italy”.
Dati da record di un settore che traina l’economia italiana, ma che inevitabilmente fa i conti con le difficoltà dello scenario geopolitico mondiale, che cambiano strutturalmente il quadro competitivo e richiedono politiche per rimanere attrattivi e capaci di continuare a crescere. “Innovazione, salute, crescita economica, export, investimenti, occupazione, competenze, produttività. Sono le priorità per il futuro e sono tutte nel DNA dell’industria farmaceutica nella nostra Nazione, un settore di punta del Made in Italy e strategico per salute, crescita e sicurezza nazionale”, commenta Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria.
“Ma lo scenario globale – prosegue – appare sempre più incerto e complesso. Da un lato l’intraprendenza della politica statunitense per attrarre investimenti e riequilibrare il finanziamento mondiale dell’innovazione, che ha portato a provvedimenti come l’ordine esecutivo Most Favored Nation (MFN), in base al quale il prezzo più basso di un farmaco in un panel di Nazioni avanzate diventa riferimento per il costo di quel medicinale in USA. Queste misure rappresentano un vero punto di svolta per la capacità dell’UE e dell’Italia di garantire accesso alle terapie e di mantenere la competitività per l’industria. Negli ultimi mesi hanno già portato ad accordi con alcune fra le più importanti aziende e annunci per 400 miliardi USD di investimenti negli USA nei prossimi 5 anni. Un’evoluzione che mette a rischio la base industriale in Europa, con una stima di 100 miliardi in meno nello stesso periodo”.
“Dall’altro – aggiunge il Presidente – la guerra in Iran sta determinando il terzo shock in 4 anni (dopo Ucraina e crisi del Mar Rosso) che colpisce simultaneamente logistica, energia e i costi di tutti i fattori di produzione. Con proiezioni di aumenti totali di oltre il 20%, da sommare all’incremento del 30% dal 2021 a oggi che, in un sistema di prezzi amministrati, ricadono interamente sulle aziende. È a rischio la sostenibilità della produzione farmaceutica”.
C’è poi il problema della dipendenza da Cina e India per i principi attivi più comuni (74%) e di altre materie prime, packaging e imballaggi; infine, l’enorme balzo in avanti della Cina nell’innovazione farmaceutica. Basti pensare che ormai molti dei nuovi farmaci oncologici hanno origine in Cina e che il 30% degli studi clinici globali viene avviato in Cina.
Continua Cattani: “Si tratta di fenomeni destinati a durare. Mentre USA, Cina, Emirati Arabi, Singapore, Arabia Saudita hanno puntato sull’innovazione e corrono velocemente per attrarre investimenti – 2.000 miliardi di dollari nel mondo in R&S nei prossimi 5 anni – competenze, tecnologia, l’Europa continua a perdere terreno, spesso con provvedimenti antistorici che riducono la proprietà intellettuale e aumentano i costi per l’industria farmaceutica. Ora più che mai è necessario un approccio strategico e sistemico che tenga insieme innovazione, sostenibilità economica e capacità produttiva per poter competere con gli altri hub mondiali, che non si fermano ad aspettare, e per continuare a garantire gli stessi livelli di welfare e benessere”.
“Puntare sull’innovazione non è mai stato opzionale e tanto meno lo è adesso”, conclude il Presidente di Farmindustria. “Innovazione che si sviluppa tanto negli impianti industriali quanto nei laboratori di Ricerca e nei centri clinici, che sono un’eccellenza made in Italy, peculiare dell’industria farmaceutica e delle Scienze della Vita. Farmindustria ha lanciato un Manifesto per la Ricerca partendo dal presupposto che “dove si fa ricerca, si cura meglio”. L’obiettivo è proporre azioni concrete per potenziare la ricerca preclinica e clinica in Italia — asset fondamentale per migliorare cure, competenze e sostenibilità del SSN — in un settore in cui l’Europa sta purtroppo perdendo terreno a vantaggio di competitor come USA e Cina”. A conferma di questa tendenza, i dati EFPIA evidenziano che, nonostante l’aumento globale dei trial clinici, tra il 2013 e il 2023 l’Europa ha perso il 10% della propria quota di studi; una contrazione che si traduce nella perdita di circa 60.000 opportunità di accesso a cure sperimentali per i pazienti europei.
“O ci si adegua alla velocità del cambiamento – conclude Cattani – o nell’arco di pochi anni altri hub avranno un vantaggio competitivo non facilmente recuperabile. L’Europa deve radicalmente cambiare direzione, e in fretta. Il nostro Governo sta facendo bene. Sia a livello UE dove da tempo è in prima linea contro scelte che affossano l’industria. Sia in Italia dove ha sviluppato un percorso per la competitività, che speriamo possa completarsi con il Testo Unico sulla legislazione farmaceutica, che rappresenta una grande opportunità. Vogliamo accelerare e adottare una prospettiva nuova, superare definitivamente il payback, valorizzare la presenza industriale e difendere la sostenibilità degli investimenti, accelerare e migliorare l’accesso alle cure, anche con un nuovo meccanismo di early access, riconoscere adeguatamente il valore di farmaci e vaccini e della loro innovazione. Traguardi che auspichiamo si possano raggiungere a beneficio di tutti, cittadini, imprese, istituzioni e a vantaggio anche della sicurezza nazionale”.