Con la nascita delle case delle comunità nell’Asl Toscana nord ovest saranno assunti nei prossimi mesi 240 nuovi dipendenti.
La visita dell’assessora ha riguardato l’ospedale, ma lo sguardo è rivolto anche ai servizi sul territorio. Due prospettive impossibili da scindere. La riorganizzazione della sanità territoriale è del resto la sfida più importante di questo inizio di legislatura. “E all’ospedale della Versilia, caratterizzato da grandi eccellenze ma anche da una grande capacità di interloquire con il territorio – commenta l’assessora regionale alla sanità Monia Monni, stamani a Lido di Camaiore – questo nuovo modello è in parte già costruito, perché i professionisti sono pronti e vogliono spingere ancora di più la loro presenza nelle case della comunità: case della comunità che nascono come porte aperte sul sistema sanitario regionale pubblico, capaci di dare risposte di qualità ai diritti e ai bisogni di salute dei cittadini”.
All’ospedale della Versilia, realtà che sicuramente ha alcune peculiarità legate alla vocazione turistica del territorio, è proseguito il tour di ascolto e conoscenza che l’assessora ha iniziato da alcuni mesi assessora. Una visita di oltre quattro ore, di cui più di una di “confronto e dialogo franco” con i professionisti che nel nosocomio inaugurato nel 2002 lavorano. Con lei c’erano la direttrice generale dell’Asl Toscana nord ovest Maria Letizia Casani, la direttrice di presidio Grazia Luchini, il sindaco di Camaiore Marcello Pierucci e il consigliere regionale Mario Puppa.
“Investire sull’assistenza sanitaria territoriale vuol dire anche alleggerire il pronto soccorso, spesso affollato da accessi che sono definiti impropri ma che sono in realtà oggi necessari perché è l’unica porta aperta ventiquattro ore su ventiquattro – va subito al punto l’assessora -. Investire sulle case di comunità vuol dire fare tornare gli ospedali ad occuparsi prevalentemente di acuzie e affidare le cronicità ai servizi sul territorio”. In Versilia come nel resto della Toscana, il tema dei pronto soccorso è centrale in ogni visita. “Stiamo valutando più soluzioni: alcune specifiche ed altre valide per tutti i
territori” anticipa Monni ai cronisti. Riguardano modelli organizzativi e filtri all’ingresso. Ma di sicuro di aiuto a non far arrivare i cosiddetti codici minori in ospedale saranno anche le case di comunità: settanta quelle che vedranno la luce in tutta la Toscana grazie ai fondi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, almeno centoventi comprese quelle finanziate con altre risorse. Un investimento che ha riguardato immobili ed apparecchiature (perché nelle case di comunità ci saranno ecografi, elettrocardiogrammi, holter, apparecchiature per analisi immediate e d’urgenza del sangue, la telemedicina per consulti in tempo reale con specialisti) ma anche personale: dagli addetti al Pua, sportello socio-sanitario che facilita l’accesso ai servizi per cittadini con bisogni complessi, ai medici del ruolo unico, presenti tutto il giorno ed anche la notte, oppure l’infermiere diurno.
In tutta la Asl Toscana nord ovest (ovvero Pisa, Livorno, Lucca, Massa Carrara), il dato l’ha dato la direttrice generale Maria Letizia Casani, con otto milioni e mezzo di euro messi a disposizione dalla Regione saranno assunte complessivamente nei prossimi mesi 240 persone: lo stretto necessario per partire.
“E’ stata una giornata importante – ha detto Maria Letizia Casani –. Dopo il giro in ospedale con l’assessora Monni abbiamo incontrato i professionisti, in un confronto che ha permesso di mettere in evidenza attività, progetti e anche aspetti da migliorare del presidio. Abbiamo trovato un buon clima interno, con il personale che dimostra grande consapevolezza del proprio ruolo e disponibilità a mettersi in gioco, abitudine a lavorare in squadra e ad aprirsi al territorio nel segno di una continuità che può essere la carta vincente per la sanità del futuro”. “È in corso – aggiunge – un massiccio piano di formazione per consentire ai medici e agli operatori Pua delle case di comunità di utilizzare correttamente le tecnologie messe a disposizione”.
Naturalmente il sistema sanitario pubblico, la cui forza è la rete, non può fare a meno delle eccellenze, che anche all’ospedale della Versilia non mancano. “Eccellenze – annota l’assessora Monni – che la forte collaborazione interna ed anche la grande passione rafforzano e sono magari utilissime per reggere i momenti di maggior tensione”.
Durante la visita di stamani, tra le eccellenze viste c’è sicuramente il Centro di procreazione medicalmente assistita: un’eccellenza nazionale, con un approccio multiprofessionale. Al centro si rivolgono ogni anno più di cinquecento coppie, soprattutto tra i 35 e i 40 anni (l’età media è al momento di trentanove). Da quanto il centro nel 2002 ha aperto ne sono state seguite e incontrate almeno 15 mila copie, raccontano medici e biologi, e “oltre quattromila sono state fatte felici”. Nel 2025 la struttura, con un finanziamento della Regione e fondi dell’Azienda, si è anche dotata di un’apparecchiatura di ultima generazione che grazie all’intelligenza artificiale è in grado di valutare l’embrione con più elevato potenziale di impianto, riducendo il numero di tentativi necessari per una gravidanza che possa essere portata a termine.
La visita ha interessato anche il pronto soccorso “ordinario” e quello pediatrico, l’unico di questo tipo presente in Asl Toscana nord ovest con oltre 15mila bambini assistiti ogni anno anno. La pediatria, oltre alle degenze, ha al suo interno anche la banca del latte, la neonatologia e la terapia intensiva neonatale.
L’assessora ha anche assistito ad una dimostrazione del sistema “Da Vinci”: la chirurgia robotica è operativa all’ospedale “Versilia” da settembre 2024, Il robot, usato all’inizio soprattutto il tumore alla prostata, oggi è utilizzato anche per interventi mini-invasivi non solo in urologia, ma anche ginecologia e chirurgia generale e permette di ridurre tempi di degenza e dolore postoperatorio. E’ situato nell’ospedale Versilia, ma a disposizione dei professionisti di tutta la Asl Toscana nord ovest, con presa in carico del paziente sul proprio territorio e operazione poi svolta a Lido di Camaiore.