venerdì, 17 Aprile 2026

MICI, sfida crescente per la sanità globale: in Italia 250mila persone colpite. SIGE: “IA apre nuovi scenari diagnostici e terapeutici”

Roma, 17 aprile 2026 – Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) – Malattia di Crohn e Rettocolite Idiopatica – rappresentano oggi una delle sfide più complesse per i sistemi sanitari a livello mondiale. Secondo le stime più recenti, circa 7 milioni di persone nel mondo convivono con queste patologie. In Italia, nonostante l’assenza di registri epidemiologici dedicati, si calcola che siano circa 250.000 i pazienti colpiti, con una leggera prevalenza nel sesso femminile.

A fare il punto sullo stato dell’arte — dalla gestione clinica all’innovazione tecnologica — è la Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva (SIGE), in occasione del Congresso FISMAD 2026 in corso a Roma.
“Le malattie infiammatorie croniche intestinali colpiscono in Italia circa 250.000 persone, spesso in età giovane, con un decorso imprevedibile che richiede un approccio multidisciplinare e una presa in carico globale”, dichiara il Professor Giovanni Monteleone, Docente di Gastroenterologia, Dipartimento di Medicina dei Sistemi, dell’ Università degli Studi di Roma Tor Vergata. 

L’intelligenza artificiale sta aprendo scenari promettenti per la diagnosi precoce e la personalizzazione delle terapie, ma è la solidità delle evidenze scientifiche – e la loro traduzione concreta nel trattamento del paziente – a restare la bussola della SIGE. In questo scenario, ribadiamo infatti il nostro mandato di garanzia in qualità di Società Scientifica: vigilare sulla solidità delle evidenze prodotte dalla ricerca, promuovere il trasferimento delle nuove conoscenze dalla letteratura alla pratica clinica, e facilitare l’adozione di approcci terapeutici aggiornati. Strumenti chiave di questa missione sono l’elaborazione di linee guida basate su prove scientifiche, la diffusione attraverso congressi e pubblicazioni, e la collaborazione attiva con istituzioni sanitarie e associazioni di pazienti”.

Disuguaglianze, ritardi e continuità. “Le malattie infiammatorie croniche intestinali rappresentano una sfida complessa per il Servizio Sanitario Nazionale, non solo per la crescente prevalenza, ma per l’impatto profondo che hanno sulla vita sociale e lavorativa delle persone”, ha poi dichiarato l’Onorevole Ilenia Malavasi, membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera. “Dall’ascolto delle associazioni dei pazienti – ha proseguito – emergono con chiarezza bisogni ancora insoddisfatti: disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, ritardi diagnostici durante i quali la malattia progredisce e la qualità della vita precipita, e una continuità assistenziale tra ospedale e territorio ancora troppo frammentata. In questo scenario, l’apporto dell’intelligenza artificiale non è un futuro lontano, ma un presente da saper governare. L’IA può potenziare l’occhio del clinico – aumentando la precisione diagnostica e riducendo l’errore umano – e aprire la strada a una medicina predittiva capace di anticipare le ricadute e personalizzare le terapie su ogni singolo paziente. Il compito del decisore politico è fare in modo che queste innovazioni non diventino un ulteriore fattore di disuguaglianza: servono una governance solida dei dati sanitari, con il Fascicolo Sanitario Elettronico al centro della trasformazione, investimenti mirati sulla formazione del personale e un’integrazione uniforme delle nuove tecnologie nei percorsi diagnostico-terapeutici su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo finale resta la centralità della persona: la salute e la dignità di pazienti, famiglie e caregiver.”

Le testimonianze di pazienti. “Le persone con malattie infiammatorie croniche intestinali vivono ancora oggi in un sistema frammentato, segnato da disuguaglianze territoriali, ritardi diagnostici e una continuità assistenziale tutt’altro che garantita. Come AMICI Italia raccogliamo ogni giorno testimonianze di pazienti che si sentono soli davanti a una patologia cronica complessa, che invece richiederebbe un approccio integrato e strutturato nel tempo”, dichiara Salvo Leone, Direttore Generale della associazione AMICI Italia. ”Sull’intelligenza artificiale le aspettative sono alte — diagnosi più precoci, terapie personalizzate, monitoraggio continuo — ma le preoccupazioni non mancano: il rischio è che queste innovazioni amplino ulteriormente il divario tra i territori, raggiungendo solo i centri di eccellenza. Serve anche chiarezza sulla gestione dei dati e, soprattutto, va preservata la relazione medico-paziente: l’IA deve supportare il clinico, non sostituirlo. Le nostre priorità per la comunità scientifica e le istituzioni sono chiare: equità di accesso alle nuove tecnologie, reti integrate di cura capaci di condividere i dati tra ospedale e territorio, coinvolgimento attivo dei pazienti nei processi decisionali e nella ricerca, e investimento nella formazione. L’innovazione non può restare una promessa: deve diventare un’opportunità concreta per migliorare la vita delle persone con IBD”.

Un esordio sempre più giovane, un decorso imprevedibile. Uno degli aspetti più critici di queste malattie riguarda l’età di insorgenza: il picco si concentra tra i 15 e i 40 anni, e circa un quarto dei pazienti è minorenne al momento della diagnosi. La natura imprevedibile del decorso – che può variare significativamente tra pazienti diversi e nelle diverse fasi della malattia nello stesso paziente – rende indispensabile un monitoraggio costante e un approccio multidisciplinare strutturato, che coinvolga gastroenterologi, nutrizionisti, psicologi, dermatologi, reumatologi, oculisti e chirurghi.

La presa in carico è affidata principalmente ai centri di riferimento specializzati, che dispongono di strumenti avanzati per la diagnosi precoce e di terapie farmacologiche innovative — biologici e piccole molecole — capaci di modificare il decorso delle malattie. Tuttavia, rimane aperta una criticità strutturale: l’integrazione tra centri specialistici, ospedali territoriali e medici di medicina generale, indispensabile per ridurre il ritardo diagnostico, che continua a colpire in modo particolare i pazienti affetti da Malattia di Crohn.

Aderenza terapeutica: un nodo ancora irrisolto. Tra i problemi più rilevanti nella gestione clinica delle MICI spicca il dato sull’aderenza terapeutica: circa il 50% dei pazienti non segue correttamente le indicazioni terapeutiche prescritte, con un aumento significativo del rischio di riaccensioni e complicanze. La SIGE sottolinea la necessità di attivare programmi strutturati di educazione del paziente e di supporto ai caregiver, come leva strategica per migliorare gli esiti clinici.

Intelligenza artificiale: nuove frontiere per diagnosi e personalizzazione della cura. Un capitolo di crescente rilievo nel panorama delle MICI è rappresentato dall’intelligenza artificiale. Gli algoritmi sviluppati in questo ambito si dimostrano capaci di rilevare lesioni infiammatorie minime — difficilmente visibili all’endoscopia tradizionale — e di quantificare in modo oggettivo il grado di infiammazione intestinale, con ricadute dirette sulla precisione del monitoraggio e sull’identificazione precoce di aree a rischio neoplastico. Le applicazioni dell’IA si estendono anche all’analisi istologica dei campioni bioptici — dove una valutazione più precisa del tipo e della quantità di flogosi consente di personalizzare i trattamenti — e alle valutazioni radiologiche con entero-RMN ed entero-TC, migliorando la rilevazione di complicazioni precoci. La piena integrazione clinica di queste tecnologie richiede tuttavia ulteriori studi prospettici che ne validano i benefici clinici, la sostenibilità economica e l’impatto reale sulla qualità dell’assistenza.

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