venerdì, 17 Aprile 2026

All’ospedale di Vicenza terapia all’avanguardia per l’ipertensione non controllata

È stata eseguita per la prima volta a Vicenza, nella giornata di ieri, una procedura di denervazione renale, utilizzata in Veneto solo in pochi centri selezionati.

All’ospedale di Vicenza è stata eseguita con successo nella giornata di ieri, per la prima volta in provincia di Vicenza, una procedura di denervazione renale per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, frutto di un lavoro d’équipe multidisciplinare che ha visto collaborare insieme la Medicina Interna e la Cardiologia del San Bortolo.

La procedura, disponibile solo in pochi centri selezionati, viene utilizzata quando l’ipertensione è resistente al trattamento farmacologico oppure quando i pazienti non tollerano i farmaci prescritti. In questi casi si procede appunto con la denervazione renale, ovvero con l’ablazione delle terminazione nervose simpatiche che avvolgono le arterie renali e determinano quella che si definisce una iperattivazione “simpatica” risultando una della cause riconosciute di ipertensione arteriosa. I nostri reni sono infatti collegati al sistema nervoso centrale al resto del corpo attraverso una ricca innervazione che permette una comunicazione costante “reni-cervello” ed è in grado di attivare fini meccanismi di regolazione pressoria che sono di grande importanza per una corretta fisiologia del corpo umano. Nel soggetto iperteso questa regolazione è alterata ed i segnali inviati sono “in eccesso” indicando, erroneamente, la necessità di alzare la pressione, trattenere il sale e stringere i vasi sanguigni anche quando in realtà non è necessario. Da questa alterazione dei meccanismi regolatori ne deriva lo sviluppo dell’Ipertensione arteriosa nella sua forma più comune

«Si procede con sul paziente sedato ma sveglio – spiega il dott. Alberto Mazza, direttore della Medicina Interna dell’Ospedale di Vicenza -, inserendo un catetere lungo l’arteria femorale per poi raggiungere le arterie renali. All’interno del catetere un conduttore libera l’energia necessaria a “neutralizzare” i nervi responsabili dell’anomalia. La procedura circa 20-30 minuti, quindi è prevista una notte di ricovero e generalmente già il giorno dopo il paziente può essere dimesso».

«La procedura è ormai ben nota e consolidata sia dal punto di vista tecnico che tecnologico – spiega il dott. Giovanni Morani, direttore della Cardiologia del San Bortolo -, ed è frutto di importanti studi clinici su larga scala che hanno permesso di definire con chiarezza efficacia e sicurezza. È relativamente semplice, viene svolta in emodinamica dai nostri Cardiologi, che inseriscono un catetere attraverso l’arteria femorale e vanno, con la radiofrequenza (ma sono disponibili anche gli ultrasuoni), a “modulare” l’attività delle terminazioni nervose responsabili riducendo l’iperattivazione simpatica e quindi i segnali errati che sono alla base della risposta ipertensiva. Si svolge in sedazione locale, ed è in genere di durata abbastanza breve. È determinante, per un buon successo della procedura, un approccio multidisciplinare per arrivare ad un corretto inquadramento diagnostico ed una precisa identificazione dei candidati che effettivamente possono beneficiare dell’intervento descritto». 

I benefici iniziano a manifestarsi dopo qualche settimana e nell’arco di 6 mesi la pressione si stabilizza, consentendo di ottenere una riduzione della pressione pari a circa 5-15 punti, fino a 20-25 nei casi di massima risposta alla procedura, che si configura così come una nuova ed efficace opportunità di terapia.

In questo modo è possibile ridurre in modo significativo i rischi tipici dell’ipertensione incontrollata, che rappresenta il fattore di rischio più importante per ictus, infarto del miocardio, aneurismi, arteriopatie periferiche, insufficienza renale cronica, retinopatie e con l’avanzare dell’età anche disturbi della memoria.

Dunque una metodica fondamentale quando la terapia farmacologica non può essere risolutiva, sulla quale l’ospedale di Vicenza ospiterà anche un workshop, il prossimo 22 aprile, dal titolo “La denervazione renale a Vicenza: un team per il trattamento dell’ipertensione non controllata”. L’incontro vedrà la partecipazione in qualità di relatori di diversi specialisti dell’ospedale di Vicenza, in rappresentanza della Medicina Generale e della Cardiologia, ma anche dell’Anestesia e Rianimazione, della Radiologia e della Nefrologia, insieme ai colleghi provenienti da altri affermati ospedali del Nord Est e nazionali.

«Il workshop – spiega il dott. Mazza – vuole essere un confronto tra gli specialisti che gestiscono l’ipertensione arteriosa nell’Ospedale di Vicenza, con l’obiettivo di creare un percorso diagnostico-terapeutico nell’Azienda ULSS 8 Berica, per offrire ai pazienti ipertesi una ulteriore opportunità terapeutica efficace e sicura per il controllo dei valori pressori e per prevenire le gravi complicanze dell’ipertensione». 

Secondo i dati del Ministero della Salute, si stima che in Italia a soffrire di ipertensione sia circa il 18% degli italiani, ovvero oltre 150 mila persone solo in provincia di Vicenza, una percentuale che cresce progressivamente all’aumentare dell’età fino a superare il 50% oltre i 74 anni di vita.

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