sabato, 24 Ottobre 2026

Melanoma: vaccino a mRNA, 90% dei pazienti senza metastasi a 30 mesi. Ascierto: “Snodo cruciale per la guarigione”

Nei pazienti con melanoma ad alto rischio operati radicalmente, la combinazione tra il vaccino personalizzato a mRNA e l’immunoterapia riduce del 42% il rischio di recidiva e porta al 90% la quota di pazienti liberi da metastasi a distanza a 30 mesi. L’Italia è guida globale nello studio di Fase 3 INTerpath-001 per numero di arruolati

Madrid, 24 ottobre 2026 – Il vaccino a mRNA contro il melanoma ha un’efficacia senza precedenti su tutti i principali indicatori clinici: a due anni dal trattamento, l’82% dei pazienti affetti da melanoma cutaneo ad alto rischio operato è vivo e del tutto libero da recidiva (rispetto al 70% con la sola immunoterapia), mentre l’88,5% a 24 mesi e ben il 90% a 30 mesi non presenta metastasi a distanza. Complessivamente, la nuova terapia riduce del 42% il rischio di recidiva o morte e del 38% il rischio di metastasi a distanza rispetto al solo trattamento immunoterapico standard. Sono gli attesissimi risultati dello studio internazionale di Fase 3 INTerpath-001 sulla combinazione tra il vaccino personalizzato a mRNA “intismeran autogene” e l’immunoterapico pembrolizumab, presentati al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) a Madrid e pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine.

La ricerca ha visto un’imponente sperimentazione condotta su 1.137 pazienti con melanoma di stadio IIB, IIC, III e IV completamente resecato, distribuiti in 157 centri oncologici nel mondo, con l’Italia al primo posto nel mondo per numero di pazienti arruolati. Nello studio, l’immunoterapia con pembrolizumab è stata somministrata ogni 6 settimane per 9 cicli, mentre il vaccino è stato somministrato per via intramuscolare ogni 3 settimane per un totale di 9 dosi. “I dati segnano una svolta fondamentale nella prevenzione delle recidive del melanoma, una patologia in cui evitare la ricaduta e la diffusione di metastasi rappresenta lo snodo cruciale per la guarigione dei pazienti operati – dichiara Paolo Ascierto, membro dello steering committee internazionale dello studio, professore ordinario all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma -. Con il vaccino a mRNA entriamo ufficialmente in una nuova era dell’oncologia: non somministriamo più una cura generica, ma riprogrammiamo il sistema immunitario per cacciare e distruggere il cancro nell’impronta unica di ogni singolo paziente”.

Il vaccino non ha infatti una funzione preventiva per le persone sane, ma è un trattamento terapeutico post-chirurgico rivolto a pazienti ad alto rischio che hanno già affrontato l’asportazione del tumore. “Attraverso il sequenziamento genico del tessuto tumorale del singolo paziente – spiega Ascierto – l’intelligenza artificiale seleziona con precisione chirurgica fino a 34 neoantigeni più capaci di scatenare la risposta immunitaria. Si crea così un farmaco a mRNA “su misura” incapsulato in nanoparticelle lipidiche che, somministrato insieme all’immunoterapia, istruisce e attiva i linfociti T a eliminare ogni cellula tumorale residua”.

“Tutti i dati dell’analisi ad interim sono straordinari – sottolinea Ascierto -. Dopo le prime settimane necessarie per la produzione del vaccino su misura subito dopo la chirurgia, il vantaggio del trattamento combinato diventa sempre più netto e marcato con il passare degli anni, garantendo una protezione profonda e prolungata nel tempo. Il dato del 90% di pazienti liberi da metastasi a 30 mesi ha un valore clinico inestimabile: evitare che il tumore si diffonda ad altri organi è il parametro più vicino in assoluto al traguardo della sopravvivenza globale”.

La combinazione ha dimostrato un’efficacia uniforme e solida in tutti i sottogruppi di pazienti, sia in quelli con malattia in stadio intermedio (IIB, IIC, IIIA, IIIB) sia in quelli a più alto rischio (IIIC, IIID, IV). Ha mostrato anche un profilo di sicurezza favorevole e gestibile: la maggior parte degli eventi avversi legati al vaccino è stata di grado 1 o 2, caratterizzata principalmente da reazioni locali nel sito di iniezione (dolore, eritema) o lievi reazioni sistemiche simil-influenzali (febbre, stanchezza, cefalea, brividi), senza un aumento significativo delle tossicità gravi legate all’immunoterapia. “Questo risultato migliora nettamente la sola immunoterapia ed è destinato a diventare il nuovo standard di cura per il melanoma adiuvante – conclude Ascierto -. La sfida futura sarà ora ottimizzare la filiera produttiva per ridurre tempi e costi, garantendo l’accesso e la sostenibilità per i sistemi sanitari”.

Notiziario

Archivio Notizie