martedì, 20 Ottobre 2026

Reumatologia oggi e domani: il baricentro di rapporti multidisciplinari per garantire diagnosi e cure senza disuguaglianze territoriali

Bologna, 19 ottobre 2026 – Concluso a Bologna il 29° Congresso CReI. Tra i temi: fibromialgia, medicina di genere, vaccini e patologie reumatologiche, dolore del pavimento pelvico. Tante collaborazioni con altre società scientifiche. Annunciati i progetti di intelligenza artificiale e di cooperazione internazionale.

Scienza, Pratica, Umanità: secondo il Collegio Reumatologi Italiani-CReI, sono questi i capisaldi su cui sviluppare la reumatologia del futuro e su cui creare progettualità di impatto su tutto il territorio nazionale (ed anche oltre). Il 29° Congresso del Collegio, appena terminato a Bologna, ha messo questa comunità professionale di fronte a queste tre sfide che ben definiscono il contesto, le relazioni, l’atteggiamento professionale e l’approccio culturale che la reumatologia territoriale si trova oggi ad affrontare ed interpretare per essere capace di rispondere ai bisogni di pazienti e per essere protagonista all’interno di un SSN in profonda trasformazione.

Il commento complessivo

“Ritengo che sia per i contenuti presentati che per il riscontro ottimale avuto dai tanti reumatologi presenti, gli obiettivi che ci eravamo prefissati siano stati raggiunti”: l’ha affermato Daniela Marotto (presidente del Congresso e past-president CReI), “Scienza, pratica ed umanità – le nostre parole chiave – si contestualizzano nel nostro cammino soprattutto nella scelta di privilegiare una medicina personalizzata, capace di superare le diseguaglianze territoriali, in un clima di fortissima collaborazione avviata con altre discipline, nello sviluppo di progetti inediti per il nostro Paese, come quello dell’onco-reumatologia, e con l’avvio di progettualità che pongono nelle mani del reumatologi nuovi strumenti di affronto delle malattie infiammatorie”.

E prosegue Crescenzio Bentivenga (anche lui presidente del Congresso e vice-presidente del Collegio): “E’ evidente che nonostante ci siano stati numerosi adeguamenti di ordine terapeutico, la distanza tra il centro e le periferie rimane ancora marcata e questo è un obiettivo prioritario per CReI: rendere la reumatologia vicina al paziente, omogenea, di alta qualità e capace di intercettare i bisogni e proporre risposte tempestive senza differenze territoriali. In questa ottica la multidisciplinarietà è un focus principale. Per questo abbiamo avviato e condiviso a Bologna i risultati della partnership con altre società scientifiche, come la SIMFER e la SIMDO, ma anche con specialisti di malattie croniche intestinali, di malattie dermatologiche, con immunologi e infettivologi ed esperti di vaccini. Questo per offrire prima di tutto ai nostri soci le basi di un aggiornamento professionale continuo. Quindi proseguiremo il nostro lavoro su questa falsariga di collaborazioni, soprattutto pensando che oggi il reumatologo, proprio per la necessità di superare la distanza tra centri e periferie, può essere baricentro di un’autentica e concreta multidisciplinarietà”.

Contenuti e approfondimenti

Il programma del Congresso è stato ricchissimo: dalla fibromialgia (su cui CReI ha annunciato un’azione istituzionale in tutte le Regioni italiane) all’analisi del genere nelle malattie reumatologiche (Patrizia Amato, Laboratorio Medicina di genere, CReI): “Uomini e Donne non sono lo stesso soggetto da trattare in medicina. Pensiamo ad esempio al lupus eritematoso sistemico, malattia reumatica che colpisce soprattutto le donne, ma che poi nei maschi si esprime con possibili complicanze più importanti. Oggi non è più possibile trattare in egual modo: abbiamo bisogno di cambiare assolutamente prospettiva e CReI è attiva a tal fine con tutti i suoi soci”.

Dal pavimento pelvico (Tiziana Nava, Gruppo fisioterapia CReI): “patologie reumatologiche complesse si esprimono con interessamenti distrettuali particolari come può essere quello del pavimento pelvico, che nelle sclerosi sistemiche e nelle fibromialgie comportano nell’andare nel tempo un dolore di tipo cronico. Ecco perché è importante da un lato che i reumatologi conoscano e siano in grado di identificare le problematiche del pavimento pelvico, e conseguentemente possano avviare terapie riabilitative utili ad affrontare e superare quei disturbi che non sono solo distrettuali ma globali”.

Alle artriti reumatoidi “difficult to treat” (Raffaele Zicolella, Coordinatore esecutivo CReI): “Per artrite reumatoide difficile da trattare si intende una condizione di pazienti che non rispondono al trattamento ed hanno una malattia persistentemente attiva da cui consegue la percezione da parte del medico e del paziente di malattia complicata. Ne consegue la necessità di una terapia ‘dimensionata sul paziente’, e non generica, perché stiamo parlando di una malattia persistentemente attiva”.

Per Maurizio Benucci (Coordinatore del Comitato Scientifico CReI), “rispetto agli obiettivi che si è dato CReI per il Congresso di Bologna abbiamo avuto risultati positivi, in quanto oltre alla componente strettamente scientifica il Collegio si era dato il compito di svolgere con l’audience alcuni riscontri pratici, affrontando casi e cercando di comprendere come questi possono essere applicati quando siamo al confronto con il nostro paziente. Proprio l’approfondimento – che ho trovato molto interessante – sui casi difficult to treat in Artrite Reumatoide ne è stato un esempio emblematico”.

CReI nel futuro

E nell’immediato futuro? In conclusione il presidente CReI Severino Martin Martin sottolinea “che il futuro del Collegio è in sintonia con la sua lunga storia: proseguire nella presa in carico dei suoi pazienti con il massimo delle competenze e dell’aggiornamento. Ma questo deve e può avvenire in un contesto in cui Scienza e Pratica non vengano mai disgiunte, irrobustendo la reumatologia di prossimità, continuando a creare rete in modo da garantire la miglior assistenza possibile ai pazienti”. Ma il presidente sottolinea anche l’approccio umano e umanitario che CReI desidera interpretare, ed aggiunge: “proprio in questi giorni sono tornato dalla Guinea Equatoriale dove abbiamo ricevuto una richiesta ufficiale: alcuni rappresentanti istituzionali ci hanno infatti chiesto di collaborare per la formazione di reumatologi, sia andando da loro e formando i medici sul territorio, che anche sviluppando scambi culturali che sicuramente saranno molto interessanti anche per noi. E‘ una progettualità ancora da definire, ma credo che potrà essere un utile direzione che il Collegio cercherà di percorrere”.

Oltre al “fattore umano”, CReI punta molto sulle tecnologie avanzate – sempre fortemente gestite dallo “specialista umano” – in quanto il Collegio è già attivo nell’ambito dell’intelligenza artificiale, che è stata una delle protagoniste del Congresso di Bologna. Precisa infatti Daniela Marotto: “L’obiettivo dichiarato di CReI è di arrivare alla cura personalizzata del paziente, giungendo ad una presa in carico globale garantita dall’uso corretto e multidisciplinare di tutti i dati che possiamo raccogliere attraverso l’intelligenza artificiale. Per questo il Collegio sta avviando una partnership con una fondazione che si occupa di intelligenza artificiale ed analisi biomediche, e contiamo di poter sviluppare progetti per offrire ai nostri associati strumenti utili per sostenere diagnosi e terapie e quindi risposte per i pazienti che fino ad oggi non riusciamo ad avere”.

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